Da dove cominciare a cambiare i cavi Hi-Fi

L’idea di ricablare il proprio impianto Hi-Fi potrebbe venire da più parti. Possiamo essere dei neofiti che per la prima volta si stanno concedendo alla musica in alta fedeltà. In questo caso sarebbe più corretto parlare di cablaggio, allora, piuttosto che di ricablaggio. Possiamo essere degli audiofili di vecchio corso che, dopo avere messo da parte per qualche tempo la loro passione, ora la stanno recuperando e vogliono tornare a mettere mano alle proprie elettroniche. Possiamo anche essere appassionati che hanno deciso di offrire un supporto finalmente adeguato alle componenti del proprio impianto, andando oltre i cavi che troviamo nella grande distribuzione organizzata. Senza esagerare; la parola chiave, come avevamo già avuto occasione di ribadire, è “equilibrio”. Ma la domanda a cui vogliamo rispondere oggi è: da dove cominciare a cambiare i cavi Hi-Fi?

Quale cavo Hi-Fi cambiare per primo?

Le indicazioni seguenti a proposito di dove cominciare a cambiare i cavi Hi-Fi valgono nel momento in cui l’impianto è dotato di un cablaggio di livello similare in ogni collegamento. Il discorso cambia se avete già provveduto ad acquistare qualche cavo di discreta qualità. In questo caso, infatti, la priorità di intervento andrebbe senza dubbio su quelli che sono i punti deboli, se è vero che è l’anello più debole di una catena a misurarne la forza. Detto ciò, il primo cavo Hi-Fi da sostituire idealmente non esiste, nel senso che la soluzione migliore sarebbe cambiarli tutti contemporaneamente. Questo garantirebbe anche la continuità di filosofia tecnica e costruttiva in ogni connessione tra ciascuna elettronica. Più facile a dirsi che a farsi, però. Per questioni di budget o anche per la scelta di cambiare un pezzo per volta per coglierne le differenze, questo, la maggior parte delle volte, non è possibile.

Catena

Venendo dunque a compromessi, dovremo prendere il toro per le corna e decidere da quale cavo partire per ricablare il nostro impianto Hi-Fi. Chiaramente essendo consci che si tratta sempre un punto di partenza e non bisogna mai accontentarsi di una singola miglioria. Immaginiamo di dovere riasfaltare dieci chilometri di una strada. A dire il vero, non cambierà poi tantissimo se decideremo di asfaltare il percorso cominciando dalla fine, oppure se sceglieremo di asfaltare prima il quarto chilometro, poi il settimo, passando per il primo e proseguendo in maniera casuale. Può darsi che ci metteremo un po’ di tempo in più, ma il risultato finale sarà sostanzialmente lo stesso. Per una questione di direzionalità del segnale, oltre che, forse, di ordine mentale, sarebbe comunque preferibile partire “dall’inizio”. Il primo cavo Hi-Fi che vi consigliamo di cambiare, in ordine di importanza, è proprio quello di segnale. Stiamo dopotutto parlando del cavo che si occupa di trasferire il segnale dalla sorgente all’amplificatore nella maggior parte degli impianti, dunque di importanza centrale.

dedalus signal

Come continuare a cablare l'impianto Hi-Fi

Il secondo step che vi consigliamo è la sostituzione del cavo di potenza. Tutti le connessioni sono importanti, specie per non creare colli di bottiglia in quello che è il viaggio dalla presa della corrente alla trasformazione in suono percepito dall’orecchio. Ci sentiamo però di dire che, forse, alcuni cavi hanno un ruolo un po’ più dominante. Lo abbiamo scritto per il cavo di segnale, ora lo ribadiamo per quello di potenza. Si tratta del cavo che porta il segnale ormai amplificato alle componenti che ne effettueranno, e a cui spetta, la diffusione. È l’ultimo passaggio prima di arrivare al nostro orecchio.

Cambiare i cavi di alimentazione

Arriviamo ora agli ultimi cavi tra quelli principali (segnale, potenza, alimentazione) che vi consigliamo di cambiare: i cavi di alimentazione. Forse perché questi non sono importanti? Assolutamente no. Li indichiamo come quelli sull’ultimo gradino del podio nel cablaggio dell’impianto Hi-Fi per due motivi: perché sono tanti rispetto e perché non intervengono direttamente sul segnale, ma sull’alimentazione delle elettroniche. La stragrande maggioranza degli impianti Hi-Fi ha un cavo di segnale, uno di potenza e almeno un paio di alimentazione. Più si sale di livello, più la catena Hi-Fi presenta elettroniche con funzionalità separate al suo interno. Questo vuol dire che il numero di cavi di alimentazione di cui avremo bisogno, sarà sempre maggiore. Non esattamente il punto di partenza migliore nel momento in cui stiamo ragionando su dove cominciare a cambiare i cavi Hi-Fi. A tal proposito, il primo cavo di alimentazione che consigliamo di cambiare è quello del finale di potenza, che sia integrato o meno. Niente sarà come provare a fare test empirici, comunque: “fate girare” il cavo cavo di alimentazione che avete acquistato e constatate con le vostre orecchie dove i benefici apportati saranno più evidenti.

Conclusione e importanti precisazioni

L’alta fedeltà è una passione che non annoia mai, tra gli altri motivi, per le infinite possibilità. In termini di elettroniche, ma anche in termini di configurazione dell’impianto, ad esempio. Abbiamo già affrontato il discorso sul numero di variabili in questo senso. Poi subentrano i gusti personali, i brani… chi più ne ha, più ne metta. Anche quando si parla di dove cominciare a cablare l’impianto Hi-Fi, il discorso non si arena a questo articolo. Alcuni clienti ci hanno raccontato di avere ricablato l’impianto elettrico, così come i cavi all’interno delle casse, con risultati sorprendenti. Il contenuto di oggi è un ottimo punto di partenza che esaudirà la richiesta di tutti coloro che hanno un impianto Hi-Fi validissimo, anche se senza pretese esoteriche. Non ci resta allora che consigliarvi di dare uno sguardo al nostro catalogo, per capire da dove iniziare a limare verso l’alto le vostre connessioni!

diffusori black white

Come scegliere il cavo Hi-Fi migliore: le serie Ricable

La funzionalità di un cavo, anche in un contesto particolare come l’Hi-Fi, è sotto gli occhi di tutti. Un cavo collega le elettroniche tra loro, e lo fa meglio o peggio in base alla qualità dei materiali, della costruzione e di tanti altri aspetti. Che sia di alimentazione, di potenza oppure di segnale, con un valido supporto che le collega, le elettroniche del nostro impianto Hi-Fi funzioneranno esse stesse meglio che non con un cavo scadente o standard. Una precisazione che abbiamo fatto in più di un nostro articolo (repetita iuvant): un cavo Hi-Fi non migliorerà mai il suono emesso dal vostro impianto. Tutto quello che farà, sarà deteriorarlo il meno possibile – che comunque non è poco, anzi, tanto è vero che è importante scegliere il cavo Hi-Fi migliore per le proprie specifiche elettroniche. I cavi Ricable, sotto questo profilo, nascono proprio per restituire all’ascoltatore la massima neutralità possibile.

Invictus Speaker cavo potenza Hi-Fi

Scegliere il cavo Hi-Fi migliore

Immaginate di avere speso un occhio della testa per avere un amplificatore e dei diffusori acustici di livello, per poi avere un collegamento tra questi che compromette la qualità del suono. Sarebbe stato meglio fare trentuno al posto di trenta, no? Un audiofilo sa bene che la scelta di un’elettronica non è solo frutto di uno sforzo economico, ma anche di tempo, se consideriamo quanto ci vuole per documentarci ed effettuare i relativi test. Allora ecco che a farla da padrona spunta una caratteristica spesso sottovalutata: l’equilibrio.

Parliamoci chiaro: deve ancora venire il giorno in cui consiglieremo un nostro cavo top di gamma a un audiofilo che possiede un impianto Hi-Fi che rientri nella norma. Un cavo eccezionale in un impianto discreto non produrrebbe alcun danno, ci mancherebbe altro; ma lo stesso impianto non sarebbe probabilmente così rilevatore da farvi cogliere differenze rispetto a un supporto meno performante, per quanto comunque buono. Il contrario, invece, potrebbe essere ben più deleterio – ed è quello che stavamo dicendo. Un cavo scadente in un impianto Hi-Fi di tutto rispetto demolirà tutti gli sforzi che abbiamo fatto per allestirlo.

Parola chiave: equilibrio. Quanto spendere per i cavi Hi-Fi?

L’equilibrio, dunque, riveste davvero un ruolo chiave. Forse anche più dell’importo speso per assemblare tutto il nostro impianto Hi-Fi, tra cavi ed elettroniche. Immaginate una macchina da corsa con un motore superbo e un telaio assolutamente poco aerodinamico. O, sempre per rimanere in tema Alta Fedeltà, un impianto con un amplificatore pregevole e diffusori di scarsa qualità. Tanta fatica per niente.

Per quanto riguarda i cavi Hi-Fi, il discorso è lo stesso. Non è ottimale avere ottimi cavi di potenza e pessimi cavi di segnale, ad esempio, così come è importante che il valore dell’impianto vada di pari passo con quello dei cavi utilizzati per lo stesso. Si tratta di una regola non scritta e che dunque va presa con le pinze quella che stiamo per scrivere, ma un buon rapporto di costi tra cavo ed elettroniche dovrebbe essere del 10-15% del valore di listino. Ad esempio: un amplificatore da 1.000 euro dovrebbe presentare cablaggi del valore di 100-150 euro. Ci teniamo a precisare ancora una volta che a riferimento va preso il prezzo di listino, nel senso che se andiamo sull’usato e compriamo un amplificatore a 1.000 euro il cui valore originale era però 5.000 euro, la spesa da destinare ai cavi sarà comunque di 500-750 euro.

Quattro serie di cavi Hi-Fi, per ogni portafoglio

Tenendo conto di tutte queste considerazioni, la produzione di cablaggi Ricable si divide in quattro serie differenti, così da venire incontro a qualsiasi esigenza sia qualitativa che economica. Le quattro serie di cavi Hi-Fi Ricable, fatta eccezione per i cavi HDMI, sono le seguenti:

  • Primus per impianti Entry Level (tutti gli apparecchi Hi-Fi dovrebbero avere almeno un cablaggio Primus)
  • Magnus per impianti Hi-Fi di alto livello
  • Dedalus per impianti Hi-End
  • Invictus per impianti Hi-End di alto livello

Ripetiamo qui un concetto già espresso: non è un male cablare con un livello di cavo superiore la propria elettronica, perché alcune variabili non sono calcolabili con i numeri, ma potrebbe essere che con un livello inferiore di prodotto si ottenga il medesimo risultato, perché l’elettronica stessa, in quel caso, più di così non può rivelare.

Equilibrio e sinergia dei cavi Hi-Fi

Un certo equilibrio deve essere preservato non solo nel rapporto tra cavi ed elettroniche, ma anche tra i cavi Hi-Fi stessi. La prima cosa che ci sentiamo di consigliare è un livellamento del cablaggio. Piuttosto che prendere un ottimo cavo di segnale e uno scadente di potenza, è meglio averli entrambi di livello medio. La cosa migliore sarebbe avere un cablaggio più uniformato possibile, con la stessa serie e marca per tutti i collegamenti. Da qualche parte si dovrà pur cominciare; a questo proposito, per scegliere il cavo Hi-Fi migliore, vi consigliamo di dare un’occhiata al nostro catalogo, comprendente l’intera offerta Ricable.

cavi elettrici fase controfase

Come trovare la fase in un impianto Hi-Fi

Ai fedelissimi del blog Ricable non risulterà completamente nuovo il concetto di fase e di controfase. Lo avevamo già affrontato quando vi abbiamo offerto alcuni accorgimenti, il più delle volte gratuiti, con cui ottimizzare le performance della catena audio. Nel caso di installazioni particolarmente rilevatrici, per capire se queste sono in fase oppure in controfase, può bastare l’orecchio. Il difficile però è “scovare” quali elettroniche siano in fase e quali no. Ma partiamo dall’inizio, ossia: cosa sono fase e controfase, per poi passare a spiegarvi come potete effettuare dei test per trovare la fase nel vostro impianto Hi-Fi.

Fase e controfase elettronica audio

Cosa vuol dire mettere a punto la fase di alimentazione? Ciò che fornisce energia ai nostri impianti è la corrente di rete, dunque una cattiva alimentazione di un’elettronica non può che portare a un funzionamento meno prestante della stessa, che condizionerà direttamente il suono. La corrente arriva a 220 V in tre contatti nelle nostre case: terra (in mezzo, e in questo caso non ci interessa), fase e neutro. In realtà un apparecchio alimentato a corrente alternata funziona sia in un verso che nell’altro, specialmente se si tratta di elettroniche poco delicate, come un forno o un frigorifero. In certi casi invece è importante inserire la spina nel verso giusto, e mettere un impianto Hi-Fi in fase costituisce proprio questo. È un problema che non riguarda solo l’Hi-Fi, ma anche altri contesti, come ad esempio quello delle caldaie. In ogni caso, avere un solo apparecchio in controfase porterà ad avere l’intero impianto in controfase. Non un problema da poco, se si considera che quando la catena audio è tutta in fase ci sono una maggiore articolazione della gamma bassa, una rappresentazione della scena più nitida, una migliore messa a fuoco e una tridimensionalità più evidente. Altre due premesse: la maggior parte degli apparecchi ha la fase nel lato destro; la prima messa in fase andrebbe fatta con il distributore di rete e con il condizionatore di rete.

Trovare fase e controfase nella presa a muro

Per trovare fase e controfase nella presa a muro dovrete prendere un cacciavite cercafase e inserirlo alternativamente nei fori laterali della presa stessa. Ci raccomandiamo di prendere tutte le precauzioni del caso prima di effettuare questa operazione.

cacciavite cercafase

Si può anche pensare di chiedere di farla fare a qualcuno più esperto in questo campo. Quando il cacciavite cercafase si illuminerà, vorrà dire che avremo toccato il punto per cui passa la fase. Un’altra soluzione più empirica è aprire la presa; se il nostro impianto è piuttosto moderno e realizzato secondo gli standard italiani, troveremo tre cavi di colore diverso: uno blu (neutro), uno giallo o verde (terra) e un terzo di colore variabile (nero, bianco, marrone…) che costituisce proprio quello di fase. Ora potete collegare il cavo di alimentazione alla presa facendo sì che le due fasi siano corrispondenti.

Cercare fase e controfase nell'impianto Hi-Fi

Come trovare la fase dell’amplificatore nel proprio impianto Hi-Fi, ad esempio? Condizione necessaria è che ogni componente non debba essere collegato agli altri da nessun tipo di cavo o connettore, dunque deve essere inserito il solo il cavo di alimentazione. Rinnoviamo ancora una volta l’invito a effettuare queste operazioni con la massima attenzione, specie se il vostro impianto elettrico non è dotato di salvavita (anzi, se il vostro impianto elettrico non è dotato di salvavita, dovreste evitare proprio di metterci mano!).

Con il cacciavite cercafase

A questo punto, possiamo passare al primo metodo utile per trovare la fase nelle nostre elettroniche. Per prima cosa procuratevi un cacciavite cercafase, dal costo di una manciata di euro. Collegate solo il cavo di alimentazione e accendete l’apparecchio; usate scarpe isolanti in gomma per non scaricare a terra la lettura del cercafase, appoggiate il cercafase su un punto del telaio (ad esempio una vite o un punto non isolato da vernice), avendo l’accortezza di non toccare niente (altrimenti scarichereste tutto a terra e sarebbe inutile fare la misura). Accendete il cercafase poggiando un dito sulla parte metallica superiore. Fatto ciò, notate l’intensità luminosa del cercafase. Ora dovete girare la spina del cavo di alimentazione e ripetere la procedura, per vedere se l’intensità luminosa sia inferiore o maggiore rispetto all’altro lato.

L’apparecchio è in fase giusta nella posizione della spina in cui l’intensità della luce del cercafase è inferiore. Fate un segno sulla spina con un pennarello o altro; la parte della spina appena segnata è quella che va collegata a fase con la presa a muro. Questa misura è soggettiva, in quanto la luminosità della lampadina del cercafase dipende dalla resistenza elettrica del nostro corpo. Per qualcuno si potrebbe illuminare molto, per altri poco, per altri ancora non si potrebbe illuminare proprio. In quest’ultimo caso dovreste passare al secondo metodo per trovare la fase nel vostro impianto Hi-Fi.

multimetro tester

Con il multimetro

Per quanto riguarda il secondo metodo, la prima cosa da fare vostra è un tester elettronico (parliamo di poco più di una decina di euro di spesa). Collegate l’apparecchio come descritto nel primo metodo. Impostate il valore di misurazione del tester sui mV a corrente alternata. Poggiate il puntale del polo negativo su una vite a telaio non isolata da vernice e quello del polo positivo sul polo caldo di qualsiasi connettore RCA (meglio se di uscita) presente sul pannello posteriore. Leggete il valore sul tester e scrivetelo. Poi girate la spina e ripetete la misurazione; il valore più basso tra le due misure corrisponderà alla corretta fase dell’apparecchio. Fate un segno sulla spina con un pennarello o altro; la parte della spina appena segnata è quella che va collegata a fase nella presa a muro. Questa operazione la dovete ripetere su ogni apparecchio, purché sia sempre scollegato agli altri.

Il ruolo dei cavi di alimentazione Hi-Fi

A questo punto tutti gli apparecchi sono in fase, e dovrete effettuare questo procedimento nuovamente solo nel caso in cui vogliate inserire una nuova elettronica nella vostra catena audio. Se avete eseguito tutto in modo corretto, noterete che tutte le spine degli apparecchi avranno il punto fase che avete contrassegnato in corrispondenza della fase contrassegnata sulla ciabatta. Sottolineiamo ancora una volta come un’alimentazione ottimale delle proprie elettroniche non possa non contribuire efficacemente alla restituzione di un suono fermo e trasparente; per saperne di più, vi rimandiamo a questo nostro articolo. Per avere un collegamento solido ed efficace nel vostro impianto Hi-Fi, invece, vi consigliamo di dare un’occhiata ai nostri cavi di alimentazione, realizzati a mano in Italia con materiali di prima qualità.

Impianto Ascolto Vinile Giradischi

Tutti i componenti separati di un impianto Hi-Fi

Facciamo alcune semplici considerazioni prima di iniziare. Prima di tutto, è importante premettere che il numero di assetti secondo i quali si può strutturare il proprio impianto Hi-Fi, non è infinito… ma quasi. La stragrande maggioranza degli impianti, in ogni caso, presenta una struttura che prevede una sorgente, un amplificatore e dei diffusori acustici. Queste tre colonne possono essere segmentate, però, sfruttando un DAC non integrato, ad esempio, oppure suddividendo l’amplificatore integrato nella coppia pre + finale. Un’altra curiosa considerazione che possiamo fare in merito è la seguente: un banale oggetto che abbiamo sempre con noi e che fa prepotentemente parte della nostra routine, come lo smartphone, contiene al suo interno l’intera catena audio. Certamente con altre prestazioni, ma i nostri cellulari contengono casse, DAC, amplificatore e tutto ciò che è necessario perché un suono venga emesso. Ma quali sono i componenti separati di un impianto Hi-Fi?

La sorgente

La sorgente può corrispondere a diversi elementi. Può essere un giradischi, un lettore CD o anche un player di rete o un PC, nel caso si ascolti musica liquida. È ciò che emette il segnale del brano che vogliamo ascoltare. Proprio per questo la sorgente sarà sempre a monte del nostro impianto Hi-Fi, fatta eccezione per il condizionatore di rete, che si posiziona tra la sorgente e la presa della corrente. Un lettore CD legge i dati memorizzati su Compact Disc. I lettori CD sono in grado di leggere, oltre ai formati fisici del CD come il CD-R e CD-RW, i numerosi formati logici del CD (CD Audio, Video CD e così via) in base al software di cui dispone il lettore CD stesso oppure il computer che lo ospita. Il suono di un CD è digitale.

vinile con il centro arancione, azzurro e bianco

Il giradischi è invece un apparecchio elettrico di riproduzione sonora costituito da un piatto rotante, sul quale porre un disco in vinile che verrà letto da un braccio dotato di testina e puntina, scorrendo sugli appositi solchi. È, inoltre, l’evoluzione del grammofono, inventato nella seconda metà del XIX secolo da Emile Berliner. Il suono di un vinile è analogico. Passiamo ora all’ultima frontiera delle sorgenti audio: i Personal Computer e i player di rete. Questi dispositivi leggono file digitali, siano essi salvati in locale oppure riprodotti tramite lo streaming. Tecnicamente costituiscono la soluzione più performante, ma sono meno immediati da configurare rispetto ai lettori CD o ai giradischi.

L'amplificatore

standard hi-end differenze

L’amplificatore è, senza mezzi termini, tra tutti i componenti separati di un impianto Hi-Fi, il cuore pulsante della catena audio. Un po’ per la sua posizione, visto che si trova al centro, tra sorgente e diffusori acustici. Un po’ perché è il punto in cui le informazioni, che esse provengano da lettore CD, giradischi, player di rete o anche televisore, si convogliano, vengono convertite e infine trasmesse alle casse sotto forma di impulsi elettrici potenziati. Possiamo dividere gli amplificatori in due grandi categorie: valvolari e transistor. I primi si caratterizzano per essere stati gli unici presenti sul mercato fino a qualche decennio – oggi si rivolgono a una nicchia -, oltre che per… le valvole.

Grazie a queste la tensione in ingresso aumenta e, a detta di molti audiofili, ciò comporta una maggiore musicalità, più “calore”. Il calore, però, non è solo figurato. Gli amplificatori valvolari scaldano tanto e consumano molta corrente, tanto è vero che servono alcuni minuti prima che le valvole giungano alla corretta temperatura. Ultimo ma non meno importante: il prezzo di acquisto è mediamente molto più elevato rispetto a un amplificatore transistor.

Diverso è il discorso in merito agli amplificatori con struttura transistor. Questi tendono ad avere un’elevata corrente, non tensione, in ingresso. Gli amplificatori transistor costituiscono oggi la stragrande maggioranza di quelli presenti sul mercato. Un’altra suddivisione che possiamo fare per quanto riguarda gli amplificatori è che questi possono essere integrati oppure separati nell’accoppiata composta da pre e finale. In questo caso, sono quelli integrati a saturare il mercato. L’acquisto di un amplificatore, comunque, dovrebbe andare sempre di pari passo con quello delle casse acustiche, che trattiamo nel prossimo paragrafo.

Spendiamo però prima due parole anche in merito alle classi degli amplificatori. Queste nulla hanno a che vedere con quelle che troviamo quando parliamo di elettrodomestici. Le classi, quando si parla di amplificatori, non denotano né il consumo né la qualità dello stesso. Piuttosto rappresentano il funzionamento interno, la struttura dell’amplificatore; ma può capitare tranquillamente che un amplificatore di classe D suoni meglio di uno di classe A. La qualità dipende veramente da molti fattori.

I diffusori acustici

Come scegliere l’accoppiata amplificatore e diffusori acustici? Un aspetto da considerare, ma non calcolabile, è il nostro gusto. Nulla suonerà meglio di ciò che ci piace a livello di dinamica, proiezione e intensità sulle alte o sulle basse frequenze. Ma per fortuna ci sono anche parametri più oggettivi che possiamo calcolare per schiarirci così le idee. La potenza in uscita di un amplificatore dovrebbe infatti essere uguale, o poco superiore, a quella delle due casse sommate. Sulle istruzioni spesso ci sono indicazioni in questo senso. Nel caso di casse che ricevano troppa poca potenza, la resa sonora sarà al di sotto delle aspettative; nel caso di casse che ne ricevano troppa, il rischio di rovinarle sarà concreto.

diffusori acustici casse impianto Hi-Fi migliore

Le casse acustiche sono dunque il dispositivo che, finalmente, trasforma il segnale elettrico proveniente da un amplificatore audio in suono per farlo giungere all’ascoltatore. Nonostante possano essere suddivise in diffusori attivi (cioè con amplificatore integrato) oppure passivi, difficilmente troverete qualcosa che abbia a che fare veramente con l’alta fedeltà, nel primo caso. Più interessante è il dubbio che si pone tra casse da scaffale e casse da pavimento. Qui a fare da discriminante è la dimensione della stanza; nel caso in cui l’ambiente d’ascolto, di cui non smetteremo mai di sottolineare l’importanza, sia contenuto, sarà meglio declinare sui diffusori da scaffale, supportati da un buon subwoofer.

Sottolineiamo allora ancora una volta come l’assetto di un impianto Hi-Fi sia assolutamente mutevole in base al contesto, all’audiofilo che lo ascolta, alla disponibilità economica, all’utilizzo che se ne vuole fare (musicale o multimediale) e a tanti altri fattori. In altra sede abbiamo avuto modo di approfondire il discorso relativo al bi-wiring e al bi-amping.

E i cavi che ruolo hanno?

I componenti separati di un impianto Hi-Fi, se ridotti all’essenziale, sono dunque: sorgente, amplificatore e diffusori acustici. Più aumenta la qualità delle elettroniche, più queste si fanno rivelatrici, più conterà ciò che le unisce. Un cablaggio Hi-Fi all’altezza di tutto il resto dell’impianto, a certi livelli, non è più un fattore trascurabile. Date un’occhiata al nostro catalogo e cominciate a rendere onore, passo dopo passo, alla vostra passione.