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Recensione #142 – Cavo Invictus Speaker Reference MKII – Ricable Review

Recensione Invictus Speaker Reference MKII Danilo
Icona Ricable Review
Il mio Ricable

Danilo M.

Sorgenti: Streamer Naim NDX2; Lettore CD Marantz Sa-Ki Pearl Light

Amplificatore: Mcintosh MA 352

Diffusori acustici: Sonus Faber Olympica Nova III

Altro: Niente

La seguente recensione del cavo Invictus Speaker Reference MKII è il frutto dell’iniziativa “Ricable Review”. Ricable Review è il programma ideato da Ricable, nato per raccogliere feedback dagli audiofili, al fine di portare a un continuo miglioramento dei prodotti presenti nel catalogo. Ultimo ma non meno importante, coloro che aderiscono al programma ricevono a casa un attestato, con lo scopo di attestare come il cliente sia entrato a tutti gli effetti a fare parte della “famiglia Ricable”.
Il seguente Feedback è stato realizzato sulla base di un questionario predefinito a cui l’utente ha restituito le proprie impressioni, in maniera completamente libera. Ringraziamo Danilo per il tempo che ci ha dedicato.

Cosa ti ha fatto scegliere Ricable?

Una premessa doverosa: la politica di restituzione Ricable nel caso il cavo non piacesse, mi ha portato a provare questo cavo, spinto anche da un amico che ne sa più di me. Più per curiosità e voglia di sperimentare. Cosa che certamente non avrei fatto senza una politica del genere.
Fra gli audiofili la discussione sui cavi divide, spesso più della scelta tra valvole e stato solido. Nel caso del Ricable Invictus Speaker Reference MKII, però, ci troviamo di fronte a un prodotto che non vive di suggestione ma si inserisce con piena legittimità nel novero dei componenti “di sistema”, capace di lasciare un’impronta chiara e misurabile in una catena di livello assoluto.

Recensione Invictus Speaker Reference MKII Danilo
Cosa pensi della costruzione
e dell’estetica
del prodotto?

L’Invictus Speaker Reference MKII è il vertice della produzione Ricable come dichiarato dalla casa stessa, e continua la declinazione più evoluta della serie Invictus, frutto di anni di sviluppo su conduttore, isolamento e schermatura per proporre una soluzione “definitiva” per impianti Hi‑End.
La sezione è imponente (circa 22 mm di diametro), con geometria esafonica e conduttori in rame MARC 7N (Multicore Annealed Ricable Conductor) da 2×7,6 mm², formati da 1.038 fili per polo. Un dato che si traduce in valori di resistenza e capacità particolarmente contenuti e, in teoria, in una trasmissione del segnale più lineare e meno soggetta a perdite.
​Il dielettrico è un doppio strato R‑TEC, affiancato da un sistema di isolamento interno in fibra (cotone tecnico nella versione MKII) che contribuisce sia alla stabilità meccanica sia alla riduzione delle micro‑vibrazioni.
Sul fronte schermatura troviamo una doppia protezione e la tecnologia proprietaria RNR (Ricable Noise Reduction), che prevede un trattamento a base di germanio per abbattere i rumori di fondo e migliorare la purezza del segnale, insieme ai caratteristici blocchi cilindrici lungo il cavo.
I connettori RCC sono in rame OFC monoblocco placcato oro, con polo centrale a espansione che aumenta la superficie di contatto con il morsetto del diffusore.​
​Al di là della scheda tecnica, molto dettagliata e non scontata, molti produttori omettono alcuni dati fondamentali; ciò che colpisce immediatamente in mano è l’accoppiata fra imponenza fisica e sorprendente morbidezza: nonostante il diametro, il cavo si lascia piegare con facilità, al punto da richiamare alla mente la metafora “sembra una di quelle liquirizie giganti morbidose” usata da alcuni amici e appassionati di Hi-Fi.
Ergonomia in impianto reale: in un rack già pieno e dietro a diffusori importanti come le Olympica III, la questione ergonomia non è secondaria. Questi MKII aggiungono maggiore flessibilità, minore tensione meccanica sui morsetti e una gestione più semplice anche in spazi non sterminati.
Nel mio sistema ho potuto far correre l’Invictus con curve ampie sia lato McIntosh sia lato Sonus Faber, senza percepire una trazione eccessiva sulle binding post, pur restando consapevole che stiamo parlando di un cavo fisicamente importante, che richiede un minimo di pianificazione nel routing.
La qualità costruttiva complessiva – guaina, finiture, blocchi schermanti, serigrafie – è ai livelli che ci si aspetta da un prodotto in questa fascia di prezzo: nulla appare “afterthought”, tutto comunica l’idea di un componente pensato per durare nel tempo e per valorizzare anche visivamente un impianto di rango. Va però fatto un appunto: questi cavi hanno un verso preciso di collegamento, non potete inserirli a vostro piacimento. Su ogni terminale è presente una freccia di riferimento, ma a mio avviso non è intuitiva; soprattutto, la confezione non include istruzioni che ne indichino la direzione e spieghino come collegarli correttamente. Non tutti sono del “mestiere” e presumere che chiunque sappia collegare un paio di cavi è una piccola ingenuità.

Come hai svolto le prove? Quali brani hai utilizzato per mettere alla prova il cavo?

Il programma di ascolto ha privilegiato i generi più naturali per questo tipo di catena e che ascolto maggiormente: jazz acustico, piccole formazioni, classica, funk di qualità e pop ben registrato… e qualcosa di registrato meno bene.
Per valutare l’apporto del cavo, ho lavorato principalmente in tre direzioni:

  • confronto diretto A/B con un cavo precedente di fascia inferiore, non schermato in modo particolarmente sofisticato;
  • ​alternanza di sorgenti (Naim NDX2 e Marantz Pearl) sugli stessi brani di riferimento;
  • micro‑variazioni di posizionamento delle Sonus Faber per verificare come la maggiore “leggibilità” della scena offerta dall’Invictus potesse aiutare l’ottimizzazione in ambiente.

È importante sottolineare che l’ambiente d’ascolto è trattato acusticamente, con un tempo di riverbero che da valori intorno ai 700 ms è stato portato nell’ordine dei 300–350 ms: un dato che rende il compito del cavo ancora più delicato, perché non può “nascondersi” dietro a un’eccessiva riverberazione della stanza.

Recensione Invictus Speaker Reference MKII Danilo
Recensione Invictus Speaker Reference MKII Danilo
Quali sono state le tue
impressioni di ascolto?

Gamma bassa: controllo e articolazione.
La prima differenza evidente passando all’Invictus Speaker Reference MKII riguarda il registro basso. Il McIntosh MA352 è noto per offrire una gamma bassa autorevole e corposa, a tratti quasi minacciosa. Mentre le Olympica III restituiscono un low end pieno ma molto controllato se correttamente pilotate.
Con l’Invictus la percezione è quella di un basso che guadagna compattezza e articolazione più che quantità: il volume soggettivo non aumenta, ma si ha l’impressione che l’energia venga focalizzata meglio. I colpi di grancassa e il contrabbasso nelle registrazioni jazz mostrano un attacco più netto e un decadimento meglio leggibile, con minore tendenza a “sfumare” nel medio‑basso.
Nella musica funk, dove cassa e basso elettrico lavorano spesso all’unisono, il groove beneficia di una definizione superiore: il timing appare più fermo, il rimbombo sulle prime ottave sotto controllo e, soprattutto, la sovrapposizione con il registro delle voci si riduce sensibilmente. È il classico miglioramento che non si traduce in “più basso”, ma in “basso che suona più giusto” e lascia respirare meglio il resto dello spettro.

Gamma media: timbro e matericità.
La gamma media è il cuore dell’impianto in prova: il carattere caldo‑raffinato del McIntosh e la vocazione timbrica delle Sonus Faber si combinano per restituire voci e strumenti acustici con una naturalezza che è uno dei motivi per cui molte persone scelgono questo tipo di abbinamento.
L’Invictus MKII, inserito in questo contesto, non stravolge l’equilibrio ma lo rifinisce. Il medio resta pieno, corporeo, ma guadagna in pulizia micro‑dinamica: il respiro tra una frase e l’altra, i leggeri spostamenti sul microfono, le variazioni d’intensità dei fiati emergono con più facilità, senza che questo si trasformi in una sensazione di asciuttezza o magrezza del suono.
Nella musica da camera e nel jazz acustico, il fraseggio degli archi e del pianoforte appare più scolpito nello spazio: non cambia tanto il colore quanto la capacità di distinguere meglio la posizione relativa delle sorgenti e la loro “tessitura” interna.
Siamo di fronte a un cavo che, su un impianto già equilibrato, lavora per sottrazione di velature sottili piuttosto che per aggiunta di carattere.

Gamma alta: definizione senza fatica.
Se c’è un ambito in cui il rischio di esagerare, con cavi molto risolutivi, è alto, è la gamma alta. In questo caso la sinergia con il MA352 e le Olympica III gioca a favore dell’Invictus.
Le recensioni internazionali parlano di un registro alto molto pulito, esteso e privo di grana, capace di mettere in luce il dettaglio fine senza cadere nella brillantezza artificiale, e questa impressione viene confermata anche in questo set‑up.
Piatti, spazzole sul rullante, armoniche alte di chitarra acustica e fiati emergono con grande precisione, ma il “peso” timbrico rimane ancorato al medio. Non c’è quella sensazione di luce fredda puntata sulla parte alta dello spettro che caratterizza molti cavi ambiziosi ma poco equilibrati.
Nei dischi pop più compressi, la maggiore trasparenza mette inevitabilmente a nudo le scelte di mastering. Certe durezze e compressioni diventano più evidenti, ma la combinazione con l’integrato McIntosh e le Sonus Faber mantiene la fatica d’ascolto sorprendentemente bassa, a patto di non insistere a volumi da concerto su produzioni nate per l’autoradio.

Dinamica e microdettaglio.
Una delle promesse esplicite di Ricable per questo modello è l’incremento di dinamica e controllo rispetto alla già ottima prima generazione, grazie al nuovo dielettrico R‑TEC, alle schermature aggiornate e alla maggiore cura per la riduzione del rumore di fondo. In pratica, nel mio impianto si percepisce una doppia azione:

  • sul piano macro‑dinamico, i transienti sembrano più rapidi a salire e a scendere, in particolare sulle percussioni e sugli attacchi di pianoforte;
  • sul piano micro‑dinamico, i piccoli scarti d’intensità tra note successive, o tra piani e forti in un’orchestra, risultano più leggibili, contribuendo a una sensazione complessiva di “musica che respira meglio”.

Più che aumentare il volume percepito, l’Invictus MKII sembra ampliare la scala dinamica utile, riducendo quel velo di rumore e di “micro‑impasto” che spesso rende i fortissimi più caotici e i pianissimo meno comprensibili. Il risultato, specie con lo streamer Naim NDX2, è un ascolto vivace, incisivo, ma sorprendentemente poco affaticante anche sulle lunghe sessioni notturne.

Scena sonora e tridimensionalità.
È proprio sul fronte della scena sonora che il contributo dell’Invictus Speaker Reference MKII si manifesta in modo più evidente. Da alcuni amici che hanno ascoltato l’impianto il primo commento a caldo è una percezione di tridimensionalità e immagine molto più ampia, come se il riverbero ambientale in stanza fosse leggermente aumentato, ridando vita a un ambiente che il trattamento acustico aveva reso un po’ troppo “asciutto”. E concordo pienamente.
​Rimontando il vecchio cavo, la scena torna immediatamente a schiacciarsi in avanti, con minore profondità e una minore percezione dell’aria tra gli strumenti: un A/B che, pur con tutte le cautele verso la psicoacustica, rende difficile liquidare la differenza come semplice suggestione.
​Le descrizioni di altri utenti e recensori vanno nella stessa direzione: ampliamento deciso del soundstage, strumenti meglio collocati sui vari piani, voci che emergono dal mix con maggior nettezza ma senza staccarsi in modo innaturale dal contesto musicale. Con le Olympica III, già note per la loro capacità di “sparire” dalla stanza, questo si traduce in un palcoscenico che guadagna centimetri in larghezza ma soprattutto metri in profondità percepita, con una migliore stratificazione tra primo piano, centro e fondo sala.

Sinergia con il sistema di riferimento.
In qualunque recensione di un cavo, la domanda centrale è sempre la stessa: quanto di ciò che sto ascoltando appartiene al cavo e quanto al sistema? In un set‑up come quello in prova – MA352, Olympica III, NDX2, Pearl, Cardas Cygnus – la risposta più onesta è che l’Invictus Speaker Reference MKII non cambia la “voce” dell’impianto, la rifinisce. Su jazz e classica emerge un equilibrio ideale tra calore e dettaglio: la musicalità rotonda del McIntosh e delle Sonus Faber viene preservata, ma con un surplus di fuoco e di articolazione che rende l’ascolto più vicino a quello che ci si aspetta da elettroniche di questo livello. Lo streamer Naim aggiunge la sua consueta vivacità ritmica, ben supportata dal controllo in basso e dalla trasparenza del cavo, mentre il Marantz Pearl porta un tocco di morbidezza in più, senza che l’Invictus lo trasformi in qualcosa che non è.

In altre parole, il Ricable non “corregge” il sistema. Ne esalta le virtù, specialmente in termini di scena, micro-dettaglio e controllo del basso, lasciando che siano le sorgenti e l’amplificazione a determinare il carattere complessivo.

Le tue conclusioni.

Per chi possiede un sistema di livello comparabile, l’adozione dell’Invictus Speaker Reference MKII ha senso se accompagnata da alcune attenzioni pratiche:

  • curare routing e contatti: sfruttare la buona flessibilità per evitare tensioni sui morsetti, serrare con cura le banane a espansione, e valutare una leggera pulizia dei contatti per massimizzare il potenziale del cavo;
  • ottimizzare il posizionamento dei diffusori: sfruttare la maggiore leggibilità della scena per effettuare piccoli aggiustamenti di toe‑in e distanze, alla ricerca del compromesso ideale fra fuoco centrale e profondità;
  • valutare il rapporto costo/beneficio nel proprio contesto: chiedersi se l’incremento del 10–15% in termini di scena, controllo e micro-dettaglio giustifica l’investimento, alla luce del valore complessivo della catena e della cura già riservata all’ambiente.

Criticità e limiti. Nessun prodotto, per quanto riuscito, è privo di lati meno universali. Nel caso dell’Invictus Speaker Reference MKII, le principali criticità da tenere presenti sono:

  • ingombro e peso: pur essendo più flessibile della prima versione, resta un cavo grande e pesante. Su diffusori da stand o morsetti più delicati va pianificato con attenzione il percorso, per non stressare meccanicamente i connettori;
  • trasparenza senza sconti: la capacità di mettere a fuoco micro-dettaglio e scena rende molto godibili registrazioni ben fatte, ma evidenzia senza pietà le compressioni e le asprezze tipiche di parte della produzione pop moderna; in catene molto analitiche a monte, questo può risultare eccessivo per chi cerca un ascolto sempre e comunque “indulgente”;
  • questo cavo necessita di un periodo di rodaggio prolungato e intensivo affinché esprima appieno le sue caratteristiche sonore ottimali. Raggiungere il 100% delle potenzialità richiede un impegno significativo, con centinaia di ore di funzionamento continuo sotto carico reale, data la struttura dielettrica e conduttiva rigida che ne caratterizza la risposta iniziale. Ricable potrebbe migliorare l’esperienza utente fornendo cavi pre-rodati almeno al 70%. Personalmente, ho impiegato metodi alternativi di burn-in accelerato (basati su generatori di rumore rosa e sinusoidali modulati), ma non è il contesto adatto per approfondirli;
  • coerenza con il livello dell’impianto: ha poco senso investire in un cavo di questo tipo per “salvare” un sistema sbilanciato o in ambienti non trattati; il pieno beneficio si manifesta solo quando amplificazione, sorgenti e diffusori sono già di alto livello e l’acustica è almeno dignitosamente controllata.

Cosa ti è piaciuto?

– Scena sonora
– Dinamica
– Dettaglio
– Controllo dei bassi

Cosa miglioreresti?

– Rodaggio cavi
– Istruzioni, soprattutto se prevedono un verso di montaggio


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