Le Recensioni dei Clienti

Recensione #149 – Cavi Invictus Speaker Reference MKII e Invictus XLR Reference – Ricable Review

Recensione Invictus Speaker e XLR Enrico
Icona Ricable Review
Il mio Ricable

Enrico S.

Sorgenti: Streamer Eversolo T8

Amplificatore: Halcro DM88

Diffusori acustici: Wilson Audio The WATT/Puppy 2024

Altro: DAC Chord DAVE; Subwoofer Perlisten D212s

La seguente recensione dei cavi Invictus Speaker Reference MKII e Invictus XLR Reference è il frutto dell’iniziativa “Ricable Review”. Ricable Review è il programma ideato da Ricable, nato per raccogliere feedback dagli audiofili, al fine di portare a un continuo miglioramento dei prodotti presenti nel catalogo. Ultimo ma non meno importante, coloro che aderiscono al programma ricevono a casa un attestato, con lo scopo di attestare come il cliente sia entrato a tutti gli effetti a fare parte della “famiglia Ricable”.
Il seguente Feedback è stato realizzato sulla base di un questionario predefinito a cui l’utente ha restituito le proprie impressioni, in maniera completamente libera. Ringraziamo Enrico per il tempo che ci ha dedicato.

Cosa ti ha fatto scegliere Ricable?

La scelta di provare Ricable nasce dalla curiosità di verificare fino a che punto due collegamenti di alto livello potessero migliorare una catena già molto affinata negli anni. I miei riferimenti, Zavfino Prima-OCC per i diffusori e Neotech NEMOI-3220 XLR per il segnale, non erano arrivati nell’impianto per caso, ma dopo numerose prove con cavi diversi, effettuate anche su impianti differenti e, in alcuni casi, con prodotti sensibilmente più costosi. Non cercavo quindi di correggere un problema né di modificare l’impostazione sonora del sistema. Volevo capire se fosse ancora possibile ottenere qualcosa in più senza sacrificare velocità, equilibrio, naturalezza e assenza di fatica d’ascolto. La possibilità offerta dal programma Ricable Review mi è sembrata l’occasione ideale per verificarlo direttamente nel mio impianto.

Recensione Invictus Speaker e XLR Enrico
Cosa pensi della costruzione
e dell’estetica
del prodotto?

L’imballaggio con cui sono arrivati i cavi era impeccabile, estremamente robusto e protettivo, tale da mettere al riparo il contenuto anche dalle normali brutalità che talvolta accompagnano una spedizione. La confezione vera e propria, pur senza ricercare un lusso esasperato, è molto ben realizzata e mi sembra perfettamente coerente con il livello del prodotto che contiene. Anche esteticamente entrambi i cavi sono molto belli. Trasmettono immediatamente una sensazione di valore, direi quasi “luxury”, ma senza ostentazione. È una qualità percepibile anche nelle terminazioni: materiali, finiture e sensazione al tatto sono all’altezza dell’impressione generale. Sono cavi importanti anche fisicamente, ma l’aspetto non diventa inutilmente appariscente.

Come hai svolto le prove? Quali brani hai utilizzato per mettere alla prova il cavo?

La prova è stata effettuata nella mia abituale catena d’ascolto, composta da streamer Eversolo T8, DAC Chord DAVE collegato direttamente ai finali Halcro DM88, diffusori Wilson Audio The WATT/Puppy 2024 e subwoofer Perlisten D212s, integrato esclusivamente nella regione più profonda dello spettro. L’ambiente è una stanza dedicata, trattata acusticamente con ASC Tube Traps, nella quale la posizione dei diffusori è stata affinata attraverso numerose prove d’ascolto ed è sensibilmente diversa da quella che si potrebbe ricavare applicando semplicemente le indicazioni del manuale Wilson. Ho inserito inizialmente l’Invictus Speaker Reference MKII, confrontandolo con lo Zavfino Prima-OCC che utilizzavo abitualmente. Solo successivamente ho introdotto l’Invictus XLR Reference, mettendolo a confronto diretto con il Neotech NEMOI-3220, mio riferimento da lungo tempo. Non mi sono affidato alle prime impressioni: ho ascoltato a lungo entrambi i Ricable e ho effettuato numerosi passaggi avanti e indietro con i cavi di riferimento, utilizzando registrazioni che conosco molto bene e cercando soprattutto di capire quali differenze rimanessero riconoscibili nel tempo.

Invictus XLR Reference
Recensione Invictus Speaker e XLR Enrico
Quali sono state le tue
impressioni di ascolto?

Il primo Ricable entrato nell’impianto è stato l’Invictus Speaker Reference MKII. Dopo un iniziale periodo di assestamento, il suo contributo è diventato molto chiaro. Rispetto allo Zavfino Prima-OCC ho percepito una maggiore apertura della scena, una migliore separazione degli elementi e soprattutto una sensazione molto convincente di libertà. Il basso è uno degli aspetti che mi hanno colpito maggiormente: profondo, materico e controllato, ma soprattutto rapido. Nel mio impianto il senso del ritmo è un parametro fondamentale e qualsiasi aumento di raffinatezza ottenuto sacrificando velocità o capacità dinamica sarebbe stato per me un passo indietro. Con il Reference MKII questo non è avvenuto. Anzi, la maggiore quantità di informazione sembra convivere con una notevole naturalezza temporale. I diffusori tendono ulteriormente a scomparire e la scena acquista profondità e tridimensionalità senza diventare artificiosamente spettacolare. Già con il solo Speaker Reference MKII avevo quindi ottenuto un risultato che consideravo importante. L’inserimento dell’Invictus XLR Reference è stato più complesso da valutare, perché il riferimento era il Neotech NEMOI-3220, un cavo OCC che conosco molto bene e che per lungo tempo ha rappresentato per me un punto di equilibrio particolarmente riuscito. Negli anni ho però avuto modo di provare numerosi altri cavi XLR, alcuni anche sensibilmente più costosi del Ricable. In più di un’occasione il primo impatto era stato quello di un estremo alto più brillante e appariscente, una caratteristica facilmente riconoscibile e altrettanto facilmente riconducibile a quella specifica regione dello spettro. Fin dai primi ascolti la differenza con il Ricable è stata evidente, ma soprattutto di natura diversa. Anche qui si percepiscono immediatamente maggiore apertura e luminosità, ma non ho ritrovato la sensazione di un estremo alto semplicemente più presente. Con l’Invictus Reference la luce sembra appartenere all’intera rappresentazione: aumenta l’aria, diventano più leggibili le informazioni ambientali, cresce la profondità e persino le regioni più basse dello spettro sembrano respirare maggiormente. È una caratteristica molto più completa e difficile da ricondurre a una semplice variazione dell’equilibrio tonale. Con il Ricable aumentano anche la quantità di microinformazioni percepibili e la precisione con cui vengono restituite. Piccoli elementi percussivi e metallici risultano definiti con notevole chiarezza e gli ambienti delle registrazioni diventano più leggibili. Ma il punto più interessante è emerso utilizzando contemporaneamente XLR e Speaker Reference. Mi aspettavo forse una somma delle caratteristiche dei due cavi. Ho trovato invece qualcosa di diverso: una maggiore organicità generale. La quantità di informazione cresce, ma contemporaneamente aumenta la sensazione che tutto appartenga allo stesso evento musicale. Dettaglio, spazio, armoniche e dinamica sembrano legarsi con maggiore coerenza. È una caratteristica difficile da descrivere perché non coincide semplicemente con una maggiore risoluzione. Sono sempre stato particolarmente sensibile all’estremo alto e, nel corso degli anni, ho generalmente preferito sistemi che non mettessero in primo piano questa regione dello spettro. Con alcune registrazioni, soprattutto durante i primi confronti, mi sono quindi chiesto se l’Invictus XLR Reference non portasse nell’impianto appena più luce di quella che avevo fino a quel momento considerato “corretta”. Non si trattava di asprezza o aggressività. Il dubbio era molto più sottile. Per capirlo ho fatto ciò che considero indispensabile quando si prova un componente: sono tornato indietro. Ho rimesso il Neotech. Ed è stato proprio questo passaggio a chiarire gran parte della questione. Il Neotech NEMOI-3220 ha immediatamente restituito il carattere che conoscevo: un estremo alto leggermente più accomodante e una presentazione complessivamente più composta. Ma questa volta il prezzo da pagare mi è apparso evidente. La scena diventava più scura, diminuivano aria e libertà, alcuni piccoli elementi percussivi perdevano parte del loro fascino e soprattutto veniva meno quella sensazione di luce che con il Ricable non riguarda soltanto le alte frequenze. Questo è probabilmente il punto centrale della mia esperienza con l’Invictus Reference. La “luce” che percepisco non sembra provenire semplicemente da un maggiore livello delle alte o delle altissime frequenze. È come se attraversasse l’intero spettro sonoro. Anche il medio sembra respirare maggiormente. Gli strumenti acquistano contorni più leggibili senza diventare ritagliati. Persino il basso sembra beneficiare di questa maggiore apertura, apparendo più libero e capace di svilupparsi nello spazio. La sensazione è quella di passare dalla luce piatta di una giornata coperta alla luce limpida che segue un temporale. Il paesaggio è esattamente lo stesso, eppure improvvisamente se ne percepiscono meglio profondità, distanze, rilievi e colori. Non perché qualcosa sia stato aggiunto, ma perché ogni elemento sembra ricevere la propria quota di luce. Con Yulunga (Spirit Dance) dei Dead Can Dance le percussioni hanno raggiunto una presenza e una definizione impressionanti, mantenendo contemporaneamente corpo e naturalezza. Con The Cicadas dei Dead Can Dance il confronto è stato particolarmente rivelatore. È un brano costruito anche intorno a strumenti non proprio quotidiani: il riq, piccolo tamburello a cornice con coppie di piattini metallici; il bendir, grande tamburo a cornice nordafricano; l’aulos, antico strumento a fiato ad ancia della tradizione greca; e la ghironda. A questi si aggiungono le voci del Rhodope Women’s Ensemble. Con il Ricable è soprattutto il riq ad attirare immediatamente la mia attenzione: i suoi piccoli piatti metallici hanno attacchi rapidissimi, seguiti da vibrazioni e code sottilissime che sembrano scintillare nello spazio. Il bendir conserva invece corpo, pelle e profondità, facendo da contrappeso alla componente metallica; la ghironda costruisce quella trama continua, quasi ipnotica, sulla quale l’aulos emerge con il suo timbro arcaico e penetrante. Le voci femminili completano una scena nella quale elementi molto diversi rimangono perfettamente distinguibili senza perdere coesione. Rimettendo il Neotech NEMOI-3220, nulla naturalmente scompare. Ma il riq perde parte di quella ricchezza di vibrazioni metalliche e, soprattutto, del fascino con cui sembra materializzarsi nello spazio; contemporaneamente l’intera rappresentazione mi appare percettivamente più bassa nello spettro, non più bassa di volume, e complessivamente più scura. Ed è proprio questo ascolto ad avermi fatto seriamente dubitare che con il Ricable stessi semplicemente sentendo “più alte”. Tornando al Neotech sembra piuttosto venir meno una parte della luce che attraversava l’intero messaggio musicale. Con UNKLE e con Brendan Perry ho apprezzato soprattutto la combinazione fra controllo del basso, velocità e capacità di rendere leggibili gli strati della registrazione. Anche le chitarre, in registrazioni di Steve Hackett o Steve Rothery, acquistano maggiore luminosità e articolazione senza diventare aggressive. Su incisioni meno felici, naturalmente, tanta trasparenza non concede sconti. Ma dopo numerosi passaggi avanti e indietro ho smesso di interpretare questa caratteristica semplicemente come una maggiore presenza dell’estremo alto.

Le tue conclusioni.

È forse questo l’aspetto che considero più riuscito dell’esperienza Ricable. Speaker Reference MKII e XLR Reference non sembrano due interventi separati sulla catena. Insieme producono un risultato estremamente coerente. La risoluzione aumenta, la scena si apre, il basso guadagna libertà e profondità, le microinformazioni emergono con facilità; ma contemporaneamente il sistema mantiene velocità, ritmo e soprattutto una sorprendente omogeneità. In un impianto già molto risolvente temevo che aggiungere ulteriore apertura potesse portare verso un suono analitico. È accaduto quasi il contrario. Più informazione, ma anche più organicità. Non posso sapere quale cavo restituisca in senso assoluto la registrazione “vera”. Nessun ascolto domestico permette una verifica del genere. Posso però descrivere con precisione ciò che è accaduto nel mio impianto. Il Neotech NEMOI-3220 rimane un eccellente cavo e conserva una presentazione leggermente più accomodante sull’estremo alto. Ma dopo essermi abituato alla maggiore apertura del Ricable, tornare indietro significa rinunciare a troppo: aria, microinformazione, profondità, libertà e soprattutto quella particolare luminosità diffusa che rende l’intera rappresentazione più viva. Alla fine il mio dubbio iniziale si è quasi capovolto. La domanda non è più stata: il Ricable aggiunge un po’ troppa luce? È diventata: ero abituato a un sistema che ne sottraeva un poco? Non ho un modo oggettivo per rispondere. So però quale delle due finestre, oggi, preferisco tenere aperta per lasciare entrare il paesaggio.

Cosa ti è piaciuto?

– Trasparenza e risoluzione
– Organicità
– Velocità e controllo
– Scena e tridimensionalità
– Qualità costruttiva

Cosa miglioreresti?

– Nel mio impianto, la regolazione dell’espansione delle banane non mi ha consentito di serrare ulteriormente la ghiera quanto avrei voluto, lasciandomi la sensazione che il contatto potesse essere ancora migliorato
– Sugli ingressi degli Halcro DM88 l’inserimento dei connettori XLR è risultato piuttosto tenace e ha richiesto una forza superiore a quella abituale; su un connettore, in particolare, non ho praticamente percepito il classico “click” finale di aggancio

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