cassa acustica

Monowiring, bi-wiring o bi-amping in Hi-Fi. Cosa sono?

Che cosa sono bi-wiring e bi-amping? Il bi-wiring è uno dei mezzi per collegare un diffusore a un amplificatore audio. Di solito, un singolo cavo passa dall’uscita dell’amplificatore ai terminali dell’alloggiamento dei diffusori (questa connessione si chiama monowiring, comunque meritevole di accorgimenti). In occasione del bi-wiring, invece, ciascun altoparlante ha due paia di connettori e due cavi sono portati dall’output dell’amplificatore al cabinet dello speaker. Uno corrisponde alle alte frequenze, uno alle basse (attraverso due crossover separati).

Bi-wiring versus monowiring

Il bi-wiring è un collegamento con un doppio cavo di potenza tra l’amplificatore e i diffusori acustici. Con un solo cavo bipolare, tutte le frequenze audio transitano nello stesso e il crossover del diffusore provvede al taglio e all’invio agli altoparlanti. Molte casse vengono costruite con un crossover che permette di accettare in modo separato le basse frequenze (Low) e le alte frequenze (High). In questo cavo il diffusore avrà quattro morsetti al al posto di due (LOW+/LOW- e HIGH+/HIGH-).

bi wiring

Nel caso di un diffusore con connessioni doppie che venga collegato con cavo singolo, ci sarà un ponticello fatto con una lamella metallica che unisce il LOW+ con il LOW- e l’HIGH+ con l’HIGH-. Dunque per utilizzare il collegamento bi-wiring bisogna togliere tale ponticello, in modo che si creino due ingressi indipendenti. Uno va al woofer (LF: Low Frequency) e l’altro al midrange + tweeter (HF: High Frequency). Se invece si utilizza il collegamento classico con unico cavo, il ponticello, va lasciato in modo che il segnale vada a entrambi i morsetti.

Uno dei vantaggi di utilizzare un doppio cavo è che dovrebbe ridurre l’interferenza magnetica. Un altro sta nell’ottenere una sezione complessiva maggiore di quella che si otterrebbe con un cavo singolo e anche nel fatto che, in questo modo, l’assorbimento di corrente provocato dal woofer non influisce sul segnale, di entità minore, che va alle vie alte. Tuttavia un’analisi tecnica suggerisce che, sebbene adottare una soluzione bi-cablata possa offrire differenze, queste sono così sottili da non rappresentare qualcosa di tangibile.

Alcuni audiofili hanno riscontrato però una differenza significativa per quanto riguarda la riduzione della durezza degli acuti e il miglioramento del controllo dei bassi. I detrattori del bi-wiring sostengono però che, a livello elettronico, non cambi nulla. Con un gioco di parole, si riferiscono a questa pratica con il termine di “buy-wiring” (“compra-cavi”), sostenendo che sia tutto solamente un’invenzione del marketing per vendere più cavi speaker.

bi amping

Bi-wiring versus bi-amping

Ricable sostiene da sempre che il bi-amping (“bi-amplificazione”) sia sicuramente efficace, mentre per quanto riguarda il bi-wiring è necessaria qualche cautela in più, perché tutto dipende dal progetto che sta alla base dell’amplificatore. Se questo è stato sviluppato e ottimizzato per il bi-wiring, ha senso impiegarlo, altrimenti è meglio risparmiare spazio e soldi su doppi cavi speaker e piuttosto acquistarne uno solo, ma di livello superiore.

Cosa cambia tra bi-wiring e bi-amping? La differenza sostanziale, come si intuisce, è che il bi-amping è realizzato con due amplificatori, fattore che dà tutt’altro senso a questo tipo di connessione. Giusto per fare un accenno, la bi-amplificazione può essere di tipo verticale oppure orizzontale. La prima prevede di impiegare due amplificatori identici e di usarne uno per amplificare ogni cassa singolarmente; il secondo prevede di impiegare un amplificatore per le basse frequenze e un altro (uguale o diverso) per le alte frequenze.

È la soluzione migliore ma anche la più costosa, da adottarsi per impianti di altissimo livello. Nella bi-amplificazione si parte dal concetto che ogni amplificatore agisca su una specifica gamma di frequenze per pilotare direttamente l’altoparlante preposto alla riproduzione di quella specifica gamma. In questo modo si evitano al massimo fenomeni di intermodulazione e altri effetti indesiderati; ad esempio, l’ampli che tratta la frequenze più alte non deve lavorare anche con quelle basse, con benefici per l’alimentatore e la resa.

Cavi per il bi-wiring. Servono?

Esistono in commercio cavi di potenza appositamente pensati per il bi-wiring, cioè con due connettori lato amplificatore e quattro connettori lato cassa acustica. Secondo la filosofia Ricable, dopo alcune prove tecniche, questo tipo di cavo non sortisce alcun effetto rispetto all’impiego di un cavo standard con l’aggiunta di validi ponticelli (non lasciate le piattine metalliche dei produttori). A livello tecnico, non c’è motivo per preferirli a un assetto che preveda un cavo in monowiring collegato all’altra coppia di morsetti tramite ponticelli dello stesso conduttore. Se non il fatto trascurabile che, con i ponticelli, si allunga di una decina di centimetri la lunghezza del cavo.

Sia in un caso che nell’altro, il cavo in sé non è un crossover attivo e non ha gli strumenti per scindere le alte frequenze dalle basse, dunque l’unico effetto apportato dai cavi per il bi-wiring è una complicazione fine a sé stessa nel collegamento che va dall’amplificatore ai diffusori, spesso con un peggioramento della qualità di trasmissione del segnale.

In conclusione, noi consigliamo sempre di semplificare e, nel caso abbiate un solo amplificatore con diffusori predisposti al bi-wiring, di acquistare un cavo standard con i relativi ponticelli. Spenderete meno e avrete un risultato identico, se non migliore.

ponticelli hifi come collegarli

Come collegare i ponticelli e i cavi speaker

Quando compriamo un diffusore sul suo retro avremo, nella maggior parte dei casi, quattro morsetti, in coppie da due, a cui collegare il nostro cavo speaker, supportato da ponticelli di serie. Ma come collegare ponticelli e cavi speaker?

E a cosa servono i doppi morsetti? A collegare il nostro diffusore in bi-amplificazione o in bi-wiring.

Questi modi alternativi di collegamento, quasi sempre a uso e consumo di una ristretta cerchia di appassionati, se non vengono utilizzati, prevedono che i morsetti HF (high frequency) e LF (low frequency) rimangano ponticellati tra di loro. Lo scopo è far lavorare il crossover all’unisono.

Come mai i produttori di casse acustiche, visto lo scarso utilizzo di bi-amping/bi-wiring, producono diffusori con doppi collegamenti? Beh, è difficile dare una risposta precisa, ma si può ipotizzare che sia per offrire un prodotto più versatile e completo. Oppure perché fanno “più scena” e attirano maggiormente l’attenzione degli acquirenti. Certo è che ci sono quasi su tutti i diffusori e di conseguenza vanno capiti e gestiti a dovere, per evitare che un possibile vantaggio diventi uno svantaggio.

Subito dopo avere effettuato l’acquisto delle nostre nuove casse, ci metteremo a montarle e saremo colti da un dubbio. Il cavo speaker che va dall’amplificatore alle casse sarà bene collegarlo alla coppia in basso oppure in alto? Cioè all’ingresso destinato ai bassi o alle alte frequenze? E soprattutto, i ponticelli dati in dotazione dal produttore delle casse saranno adeguati al compito che devono svolgere oppure manderanno in fumo i nostri sforzi per migliorare la qualità dell’audio emesso dall’impianto?

Come collegare i ponticelli. In alto o in basso?

La fondamentale importanza dei ponticelli nasce dal fatto che, con il passare del tempo, i produttori di diffusori hanno deciso di fabbricare casse dotate di due paia di connettori e, dunque, un crossover diviso. Il ponticello si rende necessario per portare il segnale sia alle alte che alle basse frequenze. Ma, in mono-wiring, dove è meglio collegare il proprio cavo speaker? Sotto o sopra? È una domanda che si pongono in tanti e a cui proveremo a dare una risposta.

Qualcuno sostiene che il cavo che parte dall’amplificatore debba raggiungere i morsetti del tweeter (o meglio dei medio-alti) e non quello dei bassi, lasciando agli “spezzoni” o ai ponticelli il compito di portare il segnale ai morsetti del woofer. Le alte frequenze sono la porzione dello spettro audio più delicata e sensibile, anche per via delle basse tensioni in gioco. Sempre secondo queste opinioni, per questa ragione è meglio che il segnale dall’amplificatore raggiunga i morsetti del tweeter senza che siano interposti altri spezzoni di cavo o sbarrette metalliche (in parole povere: si minimizza, in sostanza, la resistenza di contatto).

ponticelli hifi come collegarli
ponticelli hifi come collegarli

Altri, invece, credono sia meglio fare il contrario, cioè privilegiare il woofer, ossia il componente che richiedere maggiore potenza. In realtà le differenze sono minime, e solamente di rado cambia veramente qualcosa. Quello che consigliamo è innanzi tutto di accertarvi che il ponticello non faccia da collo di bottiglia nel vostro impianto (vedi sotto come) e successivamente fare dei tentativi in base al proprio orecchio e al proprio impianto per capire se cambia qualcosa.

Non esiste niente di qualitativamente migliore di ciò che più ci piace, anche in base alle nostre suggestioni o abitudini. Si può fare inoltre riferimento alle istruzioni che accompagnano il prodotto. È pur vero che si tratta di una decina di centimetri di cavo e, a meno che la qualità non sia particolarmente bassa, non si pone il problema. Se non fosse che, a volte, i ponticelli di serie sono effettivamente di qualità infima: una piattina di ottone.

Come capire se i ponticelli sono buoni e all'altezza del nostro impianto

Per quanto riguarda i ponticelli, per verificarne la bontà, sarà possibile solo provare a spostare i cavi speaker dai morsetti posti in basso a quelli posti in alto, e viceversa, ma saranno svariate le deduzioni che potremmo trarne. Vediamo allora di fare tutte le ipotesi possibili e trarre tutte le conseguenze immaginabili a proposito del come collegare i ponticelli e i cavi speaker. Ecco l’elenco delle possibilità, presentato in maniera schematica ma esaustiva:

  • spostiamo la posizione dei ponticelli; se il suono cambia, probabilmente i ponticelli fanno da collo di bottiglia e consigliamo di cambiarli per una resa ottimale;
  • se il suono non cambia, forse i ponticelli svolgono in maniera eccellente il proprio lavoro e sono adeguati all’impianto.

Attenzione, però. Nel caso il suono non cambi, si devono considerare anche i seguenti aspetti:

  • se il suono non cambia, può essere che i cavi speaker siano di così basso livello da non riuscire a trasmettere abbastanza dettagli da farci percepire differenze;
  • un’altra ipotesi, se il suono non dovesse cambiare, potrebbe essere che l’impianto non sia sufficientemente rivelatore e il ponticello non agisca in maniera adeguata sul suono.

Fatte le dovute prove, vi trovate nella necessità di sostituire i ponticelli delle vostre casse acustiche. Tenete presente che questi dovrebbero essere di qualità uguale o migliore rispetto ai conduttori che compongono i vostri cavi di potenza – l’ottone non va bene.

Per una scelta senza compromessi, Ricable propone i suoi ponticelli Dedalus e Invictus, con i primi ottimizzati anche per la serie Magnus o altri cavi speaker di minor pregio. Questi sono disponibili nella versione forcella/forcella così come in quella forcella/banana. È inoltre possibile richiedere una lunghezza personalizzata. Per quanto riguarda i cavi speaker, invece, la scelta è più variegata e riprende le quattro, ormai classiche, serie Ricable, ossia Primus, Magnus, Dedalus e Invictus.