Ecco quindi tutti gli articoli del blog Ricable su curiosità, notizie, cultura, trucchi e suggerimenti a tema Hi-Fi!

ponticelli hifi come collegarli

Come collegare i ponticelli e i cavi speaker

Quando compriamo un diffusore sul suo retro avremo, nella maggior parte dei casi, quattro morsetti, in coppie da due, a cui collegare il nostro cavo speaker, supportato da ponticelli di serie. Ma come collegare ponticelli e cavi speaker?

E a cosa servono i doppi morsetti? A collegare il nostro diffusore in bi-amplificazione o in bi-wiring.

Questi modi alternativi di collegamento, quasi sempre a uso e consumo di una ristretta cerchia di appassionati, se non vengono utilizzati, prevedono che i morsetti HF (high frequency) e LF (low frequency) rimangano ponticellati tra di loro. Lo scopo è far lavorare il crossover all’unisono.

Come mai i produttori di casse acustiche, visto lo scarso utilizzo di bi-amping/bi-wiring, producono diffusori con doppi collegamenti? Beh, è difficile dare una risposta precisa, ma si può ipotizzare che sia per offrire un prodotto più versatile e completo. Oppure perché fanno “più scena” e attirano maggiormente l’attenzione degli acquirenti. Certo è che ci sono quasi su tutti i diffusori e di conseguenza vanno capiti e gestiti a dovere, per evitare che un possibile vantaggio diventi uno svantaggio.

Subito dopo avere effettuato l’acquisto delle nostre nuove casse, ci metteremo a montarle e saremo colti da un dubbio. Il cavo speaker che va dall’amplificatore alle casse sarà bene collegarlo alla coppia in basso oppure in alto? Cioè all’ingresso destinato ai bassi o alle alte frequenze? E soprattutto, i ponticelli dati in dotazione dal produttore delle casse saranno adeguati al compito che devono svolgere oppure manderanno in fumo i nostri sforzi per migliorare la qualità dell’audio emesso dall’impianto?

Come collegare i ponticelli. In alto o in basso?

La fondamentale importanza dei ponticelli nasce dal fatto che, con il passare del tempo, i produttori di diffusori hanno deciso di fabbricare casse dotate di due paia di connettori e, dunque, un crossover diviso. Il ponticello si rende necessario per portare il segnale sia alle alte che alle basse frequenze. Ma, in mono-wiring, dove è meglio collegare il proprio cavo speaker? Sotto o sopra? È una domanda che si pongono in tanti e a cui proveremo a dare una risposta.

Qualcuno sostiene che il cavo che parte dall’amplificatore debba raggiungere i morsetti del tweeter (o meglio dei medio-alti) e non quello dei bassi, lasciando agli “spezzoni” o ai ponticelli il compito di portare il segnale ai morsetti del woofer. Le alte frequenze sono la porzione dello spettro audio più delicata e sensibile, anche per via delle basse tensioni in gioco. Sempre secondo queste opinioni, per questa ragione è meglio che il segnale dall’amplificatore raggiunga i morsetti del tweeter senza che siano interposti altri spezzoni di cavo o sbarrette metalliche (in parole povere: si minimizza, in sostanza, la resistenza di contatto).

ponticelli hifi come collegarli
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Altri, invece, credono sia meglio fare il contrario, cioè privilegiare il woofer, ossia il componente che richiedere maggiore potenza. In realtà le differenze sono minime, e solamente di rado cambia veramente qualcosa. Quello che consigliamo è innanzi tutto di accertarvi che il ponticello non faccia da collo di bottiglia nel vostro impianto (vedi sotto come) e successivamente fare dei tentativi in base al proprio orecchio e al proprio impianto per capire se cambia qualcosa.

Non esiste niente di qualitativamente migliore di ciò che più ci piace, anche in base alle nostre suggestioni o abitudini. Si può fare inoltre riferimento alle istruzioni che accompagnano il prodotto. È pur vero che si tratta di una decina di centimetri di cavo e, a meno che la qualità non sia particolarmente bassa, non si pone il problema. Se non fosse che, a volte, i ponticelli di serie sono effettivamente di qualità infima: una piattina di ottone.

Come capire se i ponticelli sono buoni e all'altezza del nostro impianto

Per quanto riguarda i ponticelli, per verificarne la bontà, sarà possibile solo provare a spostare i cavi speaker dai morsetti posti in basso a quelli posti in alto, e viceversa, ma saranno svariate le deduzioni che potremmo trarne. Vediamo allora di fare tutte le ipotesi possibili e trarre tutte le conseguenze immaginabili a proposito del come collegare i ponticelli e i cavi speaker. Ecco l’elenco delle possibilità, presentato in maniera schematica ma esaustiva:

  • spostiamo la posizione dei ponticelli; se il suono cambia, probabilmente i ponticelli fanno da collo di bottiglia e consigliamo di cambiarli per una resa ottimale;
  • se il suono non cambia, forse i ponticelli svolgono in maniera eccellente il proprio lavoro e sono adeguati all’impianto.

Attenzione, però. Nel caso il suono non cambi, si devono considerare anche i seguenti aspetti:

  • se il suono non cambia, può essere che i cavi speaker siano di così basso livello da non riuscire a trasmettere abbastanza dettagli da farci percepire differenze;
  • un’altra ipotesi, se il suono non dovesse cambiare, potrebbe essere che l’impianto non sia sufficientemente rivelatore e il ponticello non agisca in maniera adeguata sul suono.

Fatte le dovute prove, vi trovate nella necessità di sostituire i ponticelli delle vostre casse acustiche. Tenete presente che questi dovrebbero essere di qualità uguale o migliore rispetto ai conduttori che compongono i vostri cavi di potenza – l’ottone non va bene.

Per una scelta senza compromessi, Ricable propone i suoi ponticelli Dedalus e Invictus, con i primi ottimizzati anche per la serie Magnus o altri cavi speaker di minor pregio. Questi sono disponibili nella versione forcella/forcella così come in quella forcella/banana. È inoltre possibile richiedere una lunghezza personalizzata. Per quanto riguarda i cavi speaker, invece, la scelta è più variegata e riprende le quattro, ormai classiche, serie Ricable, ossia Primus, Magnus, Dedalus e Invictus.

We use digital to make the analog world better

Che cos’è il DAC e come funziona

Che cos’è il DAC? Magari non ce ne rendiamo conto, ma ogni giorno facciamo uso di un convertitore digitale-analogico, più o meno consapevolmente. Un DAC (la sigla sta per “Digital (to) Analog Converter”) riceve segnali in linguaggio informatico di “0” e “1” e li rende compatibili con un impianto, con un PC, con uno smartphone al fine di essere percepibili dall’orecchio umano. Questo grazie agli opportuni cavi, che nella maggior parte dei casi sono coassiali e di segnale.

Può essere integrato, portatile oppure arrivare a misurare più di 40 cm in larghezza, presenta un numero considerevole di ingressi digitali e da uno a più uscite di linea analogiche ed è formato da due parti, che devono essere entrambe di qualità affinché il risultato finale sia buono. Di solito nei DAC più economici la parte digitale è di ottima qualità perché i costi sono bassi, mentre la parte analogica, che richiede sforzo economico, è scadente. Sopratutto in quest’ultima si riscontrano le principali differenze tra un DAC di fascia bassa e uno di alta.

Il discorso non tocca gli amanti del vinile o dei nastri, che sono nativamente analogici. L’esplosione commerciale del DAC coincide con il diffondersi della musica liquida. L’arrivo, negli anni Ottanta, del lettore CD, non convince gli audiofili a causa dei DAC scadenti all’interno di questi primi modelli, incapaci di produrre un suono all’altezza di quello del vinile. I primi lettori soffrivano infatti di jitter (che potremmo definire come sfasamento temporale tra il segnale trasmesso e quello ricevuto). È in questa occasione che produttori e acquirenti hanno cominciato a dare particolare importanza a questo strumento, che è diventato sempre più importante nella sua forma autonoma e non integrata e, con il passare degli anni, anche più alla portata di tutti, a livello economico. In definitiva, per rispondere alla domanda iniziale “Che cos’è un DAC?”, potremmo rispondere così: il DAC si sostituisce alla sorgente per decodificare il segnale audio digitale, eseguendo questa operazione in maniera ottimale.

dac marantz che cos'è

Cosa sapere quando si acquista un DAC

Il DAC non solo è importante, ma fondamentale, se si vogliono avere prestazioni massime dal proprio impianto. I suoi due caratteri principali sono il rapporto segnale-rumore e il THD (Total Harmonic Distortion).

Il rapporto segnale-rumore si abbrevia spesso con la sigla inglese SNR (Signal to Noise Ratio) o S/N anche nell’uso italiano. Si tratta di una grandezza numerica che mette in relazione la potenza del segnale utile rispetto a quella del rumore in un qualsiasi sistema di acquisizione, elaborazione o trasmissione dell’informazione. Nel campo dell’Hi-Fi, il rapporto segnale-rumore è uno dei parametri di merito fondamentali, anche se non l’unico, per la valutazione delle prestazioni di un impianto per quello che concerne la pulizia del suono.

Esiste inoltre il SINAD, concettualmente molto simile all’SNR, che insieme al rumore include anche la distorsione generata dal circuito; esso dà una valutazione più precisa della degradazione assunta da un segnale per effetto delle non idealità delle apparecchiature che attraversa. Non a caso, è stato verificato come un DAC alimentato da una batteria funzioni molto meglio rispetto a quando lo stesso funzioni grazie a un alimentatore.

Distorsione armonica e campionatura nel DAC

Una misura della distorsione armonica presente in un segnale è il rapporto tra la somma delle potenze di tutte le componenti armoniche e la potenza della frequenza fondamentale. Il fattore di distorsione, un termine strettamente correlato, viene talvolta usato come sinonimo. Nei sistemi audio, una minore distorsione significa che i componenti di un altoparlante, un amplificatore o un microfono o altro producono una riproduzione più accurata di una registrazione audio.

Quando si parla di digitale, bisogna stare attenti anche alla campionatura. Il campionamento è, per usare una metafora, prendere una registrazione e farne tante “foto” a intervalli di tempo regolari. Queste foto vengono eseguite su molteplici livelli; più livelli abbiamo e meno tempo c’è tra una foto e l’altra, dunque meno qualità perderemo. Il numero di bit di un DAC è proprio l’indice di quanti livelli ho; la frequenza di campionamento è l’indice di velocità di esecuzione delle foto (il minimo sindacabile è 24 bit a 192 kHz). Attenzione, però: non ci sono dati tecnici incontrovertibili per definire quale apparecchio sia migliore. Tutti subiscono o godono degli effetti di fattori non misurabili, che possono ad esempio essere una buona progettazione o una cattiva disposizione dei componenti.

I cavi Ricable per il tuo DAC: coassiali e di segnale. USB in arrivo

Ci sono molteplici soluzioni per collegare il DAC alla sorgente o all’amplificatore. Ecco quelle utilizzate nella maggior parte delle situazioni. Nel primo caso ci sono i cavi coassiali digitali, che trasportano il segnale audio digitale prima che venga convertito in analogico e successivamente amplificato. Nonostante abbiano gli stessi connettori dei cavi di segnale RCA, hanno tutt’altra funzione.

invictus coaxial coassiale

Gli scenari di utilizzo più comuni sono il collegamento tra una sorgente digitale come un lettore CD o un PC (con l’ausilio di un’interfaccia) e un DAC. Le serie sono quelle canoniche Ricable: si parte da quella entry level Primus, si passa per Magnus e Dedalus, e si conclude con Invictus. Piuttosto simili sono i cavi ottici; questi, però, sono meno musicali e più adatti ad altri ambiti di utilizzo. L’ultima tipologia di cavo è quella USB, soprattutto nel caso in cui il collegamento venga effettuato tra un DAC e un PC. Ricable sta lavorando duramente a una soluzione ottimale in questo senso e, dopo il periodo di ricerca e sviluppo, lancerà sul mercato un prodotto che garantisca ai suoi clienti un collegamento con tutti i crismi.

A unire DAC e amplificatore sono invece i cavi di segnale, che servono ogni volta che un segnale analogico, in modalità Stereo e con collegamento RCA, passa da un apparecchio a un altro. Ancora una volta, l’offerta Ricable si differenzia nelle serie Primus, Magnus, Dedalus e Invictus.

L’alimentazione nell’Hi-Fi. I cavi contano?

I cavi di alimentazione Hi-Fi, in base alle loro tre coordinate fondamentali (resistenza, capacità e induttanza), migliorano la qualità di trasferimento della corrente a ogni tipo di elettronica che disponga di vaschetta IEC. Pensiamo ad amplificatore, preamplificatore, DAC, lettori e riproduttori audio. Ma perché questi cavi sono importanti quando sono “solo” adibiti al trasferimento della corrente e non del suono? Perché interferenze, variazioni di tensione e cattiva trasmissione incidono su ciò che ascoltiamo. Un cavo di alimentazione adeguato al proprio impianto può migliorare in maniera sostanziale il risultato. Questo, però, a patto che la strumentazione sia di un livello tale da eseguire una riproduzione fedele del suono originale. In questo caso ciò che ascoltiamo si arricchirà di sfumature e contrasto, in un contesto più ampio, luminoso e musicale.

Le conseguenze di un'alimentazione scadente

Una premessa è obbligatoria. Ogni abitazione fa storia a sé e va considerata per ciò che passa nelle canaline dell’impianto e per quelle matasse di fili elettrici che ci sono nelle cassette di derivazione che si hanno in casa. Non è possibile ignorare ciò che si trova dietro ai muri. Idealmente, quindi, un impianto Hi-Fi che punti alla perfezione dovrebbe avere anche, a supporto, cavi strutturali di qualità. Oltre a questo, per prestazioni eccellenti è consigliato l’acquisto di un condizionatore di rete, che “pulisce” la corrente elettrica dai rumori e consente di ottenere una riproduzione musicale più fedele e priva di disturbi.

Va detto, però, che i cavi che passano nelle canaline, siano validi o meno, sono “naturalmente” meno soggetti a qualsiasi tipo di interferenza, interna o esterna, proprio per il fatto di trovarsi dietro una parete. Il passaggio critico è quando la trasmissione di corrente smette di passare per le mura di casa e si trova allo scoperto, cioè quando parte dalla presa elettrica a muro e, solitamente, termina nella nostra sorgente audio o in una multipresa. Durante questo collegamento il cavo di alimentazione è soggetto a interferenze sia dall’esterno verso l’interno che viceversa. La conseguenza di queste interferenze EMI/RFI prende forma, nell’ascoltatore, come distorsione, perdita di dettaglio, equilibrio e tridimensionalità.

Perché i cavi di alimentazione sono importanti

Ogni giorno siamo magari portati ad assimilare l’alimentazione del forno a microonde che abbiamo in casa a quella della nostra elettronica per l’Hi-Fi, “tanto si tratta sempre di portare il fabbisogno di corrente richiesto all’apparecchio desiderato”. Amplificatori e altre apparecchiature di questo tipo svolgono però un compito più delicato dell’accensione e dello spegnimento; sono infatti adibiti alla riproduzione con la massima precisione possibile di un segnale che varia di continuo, secondo un numero molto elevato di parametri.

Ma non è tutto. A incidere sulla qualità del suono è anche il momento della giornata in cui si procede all’ascolto. Con l’approssimarsi delle ore più tarde, sono sempre meno i dispositivi che si servono della rete elettrica, e quindi il disturbo che in essa viene iniettato va a ridursi. In definitiva, di notte gli impianti audio tendono a suonare decisamente meglio che di giorno, come rilevato da tanti appassionati.

Il cavo di alimentazione Hi-Fi influenza il passaggio degli elettroni che si agitano al suo interno. Perciò, se è il mezzo con cui l’intero impianto suona, non solo la sua importanza non è trascurabile, ma finisce con l’essere fondamentale rispetto anche agli altri cavi. Infatti le carenze introdotte non potranno più essere recuperate in seguito. Quel che noi ascoltiamo non è altro che la corrente elettrica presente nella rete di distribuzione dell’energia, modulata in funzione del segnale contenuto nel supporto fonografico. A ciò si aggiunga che le condutture elettriche sono utilizzate per il trasporto dell’energia, ma, a volte, anche per il trasferimento di dati (powerline ad esempio), che rappresenta una fonte di disturbo.

La soluzione Ricable per un'alimentazione ottimale

Abbiamo condotto uno studio minuzioso, supportato da numerosi test, per riuscire a trovare un rimedio efficace alle interferenze. Abbiamo operato su geometrie, schermature e isolamenti per realizzare prodotti che garantissero un’immunità ottimale nelle varie fasce di prodotto. Si parte dalla serie Primus che ha una schermatura ottimale per apparecchiature entry level e si sale via via fino alla serie Invictus. Questa adotta una geometria, degli isolamenti e un sistema di schermi unico nel suo genere, ideale per apparecchiature di levatura tecnica assoluta. Nel mezzo troviamo Dedalus e Magnus che completano l’offerta e vanno a coprire le esigenze di qualsiasi elettroacustica.

Altro fiore all’occhiello dei nostri cavi di alimentazione sono i connettori RCCP di elevatissima qualità, che per Magnus sono in rame e per Dedalus e Invictus sono in puro rame OFC. Tutti dotati di ferriti integrate, permettono il meglio della connettività che si possa desiderare. Di seguito puoi scoprire di più su Ricable Power, cavi unici per concezione, che garantiscono alle tue elettroniche di ottenere il massimo dettaglio, equilibrio e dinamica d’ascolto.

L’effetto pelle nei cavi di potenza

Che cos'è e chi lo ha scoperto. Non solo onde elettromagnetiche

Che cos’è l’effetto pelle (skin effect) e perché è così importante per i cavi di potenza? Questo venne spiegato, per la prima volta, nel 1887 da lord Kelvin (all’anagrafe William Thomson), fisico e ingegnere britannico, sviluppatore della scala Kelvin, nonché ingegnere e inventore del telegrafo elettrico, con quest’ultimo che gli assicurò fama e ricchezza.

Con effetto pelle intendiamo la tendenza di una corrente elettrica alternata a distribuirsi dentro un conduttore in modo non uniforme. La sua densità è maggiore sulla superficie e inferiore all’interno. Questo comporta un aumento della resistenza elettrica del conduttore, particolarmente alle alte frequenze. In altre parole, una parte del conduttore non viene utilizzata. Ciò significa maggiore dissipazione di potenza a parità di corrente applicata o una minore corrente a parità di tensione applicata, secondo la legge di Ohm.

Perché è importante per i cavi di potenza

L’effetto pelle è fondamentale perché non influenza solo la corrente elettrica, ma qualsiasi tipo di segnale, incluso quello audio. L’effetto pelle sta a significare, ricapitolando, una diminuzione della densità di flusso della corrente con l’aumentare della distanza dalla superficie verso l’interno.

C’è un certo disaccordo in merito all’effetto pelle e alle sue conseguenza pratiche sulle frequenze audio, cioè se esso causa danni diversi da quello di una semplice perdita di potenza. I problemi sono dovuti al fatto che, ancor prima della perdita di potenza, l’effetto pelle provoca variazioni nei valori di resistenza e induttanza. Questi valori tenderanno a mutare continuamente a seconda della distanza dalla superficie del conduttore. Se la sezione di un cavo sarà troppo grande, l’effetto pelle inciderà anche sulle frequenze audio riprodotte. Le delicate informazioni ad alta frequenza saranno appiattite con un suono ottuso, dai dettagli troncati.

cavi speaker invictus

Le conseguenze dell'effetto pelle

Il cavo “suona” meno alle frequenze alte riprodotte, riducendole. Questo problema è maggiormente percepibile nei cavi di potenza, dove le dimensioni dei conduttori sono maggiori e i tratti di collegamento più lunghi. Nei cavi di segnale è meno influente l’effetto pelle, perché agisce fuori dalla banda audio. Le conseguenze possono essere molteplici, tuttavia le più comuni sono le seguenti:

  1. Acuti scuri e cupi
  2. Bassi gonfi e poco naturali (effetto Loudness)
  3. Perdita di equilibrio tonale
  4. Peggioramento in dinamica
  5. Perdita di tridimensionalità

L’effetto pelle incide sulla qualità dei cavi e su quanto questi intacchino la trasmissione del suono, soprattutto quando si parla di cavi di potenza, che vanno dall’amplificatore alle casse.

Una soluzione possibile è rivestire i fili d’argento. Questo metallo ha, infatti, una resistività minore di quella del rame tuttavia i cavi argentati colorano in modo artificiale il suono che tende ad enfatizzare le frequenze più alte, non restituendo all’ascoltatore un suono neutro.

La soluzione Ricable per l'effetto pelle

Dai nostri test è emerso che aumentando il numero di fili del conduttore, riducendo i grani del rame lavorato, si ottiene una riduzione sostanziale dell’effetto pelle. In altre parole, la tecnologia Ricable sfrutta l’uso di un conduttore singolo sufficientemente piccolo da espellere fuori dalla gamma audio la distorsione udibile indotta dall’effetto pelle.

Anni fa Ricable ha introdotto i conduttori AM-RCC nei cavi di alimentazione con risultati straordinari. Da quel momento la ricerca si è mossa verso un ulteriore miglioramento dei conduttori. Questo si è sviluppato su più punti.

performance marc cooper effetto pelle

Il primo passa per il discorso del conduttore multifilare, con trefoli sottilissimi fino a 0,08 mm nella serie Invictus (e una riduzione sensibile dell’effetto pelle rispetto al monofilare, detto anche solid core). Il secondo punto è costituito da conduttori di grande sezione. Questo permette di avere sempre una maggior superficie conduttiva e una resistenza minore.

La terza caratteristica concepita da Ricable per ridurre l’effetto pelle è data dai connettori RCCP (Ricable Copper Connector Project). Usando il rame al posto dell’ottone nei connettori, si va ad abbattere anche l’effetto pelle nelle terminazioni. Infine, dagli studi effettuati e dall’attività di ricerca, è nato il nuovo conduttore MARC©, acronimo di Multicore Annealed Ricable Conductor, che caratterizza l’intera produzione Primus, Magnus, Dedalus e Invictus.

Le migliorie apportate hanno permesso di produrre un conduttore in rame con purezza 7N (99,99999%) più malleabile del precedente, grazie alla riduzione di grani per metro del 25% rispetto ad AM-RCC. Questa implementazione produttiva ha permesso di produrre trefoli più lisci in superficie, più duttili e di minor diametro.

Noi, da appassionati, abbiamo lavorato per trovare una soluzione all’effetto pelle, che realmente ci soddisfacesse al 100%. Le differenze tra i cavi dell’intera produzione abbattono l’effetto pelle in maniera unica. Quali che siano le necessità del tuo impianto, puoi guardare tra i nostri cavi di potenza.