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La garanzia a vita Ricable (e tutti gli altri vantaggi). Qualità, sicurezza e supporto

«Le passioni non si sradicano: bisogna che ciascuno possa soddisfarle nei limiti della virtù» scriveva Lev Tolstoj, e questo vale tutt’oggi. La propria attrazione per l’alta fedeltà, che poi sfoci nell’ascolto di un brano o nella visione di un film, non può e non deve essere limitata, a patto che questa sia alimentata in maniera coscienziosa e oculata. Un modo per farlo è avere delle assicurazioni, a partire dalla garanzia a vita Ricable.

Acquisto sicuro. Forse.

il pensatore dubbio

Fatta questa premessa, arriverà prima o poi il giorno in cui decideremo di aggiornare il nostro impianto, sia a livello di elettroniche di cavi. Che l’acquisto sia fatto in un negozio fisico oppure digitale, poco importa. Nel senso che, comunque sia, daremo il nostro consenso a portarci a casa un prodotto a scatola chiusa. In teoria ciò su cui abbiamo investito del denaro, frutto dei nostri sforzi, dovrebbe migliorare l’ascolto, in pratica non ne abbiamo la certezza. E forse potremmo non averla nemmeno dopo avere terminato il breve (nella maggior parte dei casi) periodo di prova che ci viene concesso.

I veri intenditori di Hi-Fi infatti sanno bene che un nuovo componente, sia esso attivo o passivo, deve essere provato prima di tutto nel comfort del proprio ambiente domestico, e in seconda battuta deve essere testato per un periodo sufficiente da carpirne tutti i dettagli possibili a livello di scena, colore del suono e dinamicità.

Hi-Fi: come scegliere correttamente

Morale della favola: esiste un acquisto ottimale che presenta determinate caratteristiche, tanto più importanti quando si tratta una materia delicata come l’Hi-Fi. Il problema è che sono pochissimi i rivenditori che offrono ai consumatori tutti i vantaggi necessari per fare una scelta ponderata. Vediamo allora quali sono i tratti che un acquisto deve avere obbligatoriamente per consentire una scelta ponderata a chi compra:

  • possibilità di verificare che il prodotto abbia performance sulla carta idonee;
  • procedimento di acquisto semplice e veloce;
  • spedizione gratuita al di sopra di un importo minimo;
  • politica del “soddisfatto o rimborsato”;
  • opportunità di effettuare un reso gratuito;
  • garanzia a vita e garanzia on-site.
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Cosa offre Ricable? Garanzia a vita e altro ancora

Scegliendo Ricable si sceglie un prodotto di elevata performance, senza nessun rischio. Ma non è tutto. Chi si affida a noi per il cablaggio del proprio impianto sceglie di intraprendere un percorso insieme e può usufruire di quattro garanzie. La prima prevede che, come prescrive la legge, qualsiasi prodotto sia in garanzia per due anni, a prescindere da dove lo abbiate comprato.

La seconda garanzia è invece speciale. Per coloro che acquistano sul sito, semplicemente registrando il vostro prodotto a questo link, il cavo diventerà assicurato a vita. Per sempre, in pochi minuti. La garanzia a vita Ricable è inoltre on-site, senza nessun costo aggiuntivo per il cliente. Che voi siate in Argentina o in Australia, negli Stati Uniti o in Russia, manderemo noi un corriere, a nostre spese, a ritirare il prodotto, lo ripareremo o lo sostituiremo e, infine, ve lo invieremo nuovamente.

La terza garanzia prevede che solo gli acquisti effettuati su questo sito abbiano l’esclusiva garanzia “soddisfatti o rimborsati”. Se il prodotto, all’arrivo del pacco, non è come desiderate o ne volete un altro, dovete solo chiedere di fare il reso. È completamente gratuito, è previsto un rimborso e un corriere passerà, sempre a nostre spese, a ritirarlo. Il tempo a disposizione per effettuare questa operazione va ben oltre i quattordici giorni previsti dalla legge, visto che arriva a sessanta! Si tratta di un ragionevole quantitativo di tempo per fare tutti i test del caso a casa propria.

Ultima, ma non meno importante, è la garanzia legata al supporto, perennemente disponibile. Per ottenere aiuto in qualsiasi sua forma, non dovrete far altro che accedere all’area riservata e cliccare il pulsante “Assistenza e supporto” per aprire un ticket.

cavi caos immagine copertina

Tre gravi errori di cablaggio che degradano il suono del tuo impianto invece di migliorarlo

Avere un impianto di alto livello e un cablaggio capace di metterne in luce i pregi è sicuramente la base da cui qualsiasi audiofilo degno di tal nome dovrebbe partire. È altrettanto importante, però, non perdersi in un bicchier d’acqua, rovinando le prestazioni di ciò che si è acquistato con anni di impegno, investimenti e studio. Dopo avere letto, in pochi minuti, questo articolo sul blog Ricable, conoscerai con chiarezza tre errori fondamentali di cablaggio da non commettere mai (o da correggere immediatamente!) che degradano il suono.

1° errore: utilizzare la stessa presa per tutto

La prima cosa da sapere è che bisogna evitare le prese a muro con multiple in serie, così come le multiprese di scarsa qualità. I problemi principali che sorgono quando se ne fa utilizzo sono i sovraccarichi, le interferenze generate da apparecchi diversi e i colli di bottiglia. La cosa ottimale sarebbe avere due o tre linee distinte dirette dal contatore, ma spesso è di difficile realizzazione.

prese elettriche caos

Perciò, un’alternativa valida e allo stesso tempo più facilmente realizzabile è acquistare una multipresa di qualità o meglio ancora un condizionatore di rete. Attenzione, però: in alcuni casi i clienti ci hanno segnalato che questi riducono la dinamica d’ascolto, come anche le multiprese filtrate.

2° errore: avere cavi arrotolati e grovigli

groviglio cavi telefono

Il secondo problema è che i cavi, se arrotolati in maniera circolare, soffrono dell’effetto antenna. Questo vuol dire che i grovigli di cavi favoriscono le interferenze tra apparecchi. Stessa cosa accade quando riscontriamo, nel nostro impianto, troppa vicinanza tra gli stessi componenti.

La soluzione, in questo caso, è utilizzare cavi schermati e curare attentamente il posizionamento di questi. Inoltre, se possibile, sarebbe meglio utilizzare delle fascette per tenere separati i cavi di segnale, di potenza e di alimentazione.

3° errore: non dare importanza a tutti i tipi di cavo

I cavi di minor qualità creano colli di bottiglia al segnale che non possono essere sanati da cavi migliori. Come abbiamo già avuto modo di scrivere, infatti, il cavo non migliora il segnale, ma lo peggiora meno. I cavi di minor qualità, tra le altre cose, sono più soggetti a interferenze esterne. In definitiva risulta poco funzionale, ad esempio, avere un ottimo cavo di potenza e di segnale e poi usare cavi di alimentazione standard. Si vanifica il buono che i primi due possono fare.

La soluzione è dare importanza alla qualità di tutti i cavi dell’impianto, in particolar modo a cavi di segnale (sia analogici che digitali), di potenza e di alimetazione, che sono quelli che determinano maggiormente il risultato.

Ricable offre soluzioni definitive per ogni tipo di problema elencato. Tutti gli errori di cablaggio che degradano il suono ha la sua soluzione. Tutti i cavi offrono materie prime di alta qualità, geometrie ottimizzate nel segno della tradizione per la trasmissione del suono e tecnologie speciali, frutto di ricerca e sviluppo anticonvenzionali.

cavi hi-fi groviglio

Oltre alla qualità, Ricable vi offre la garanzia più totale sull’acquisto. Se non siete soddisfatti, potete rendere gratuitamente il prodotto entro sessanta giorni; mentre se il prodotto vi soddisfa, sarete tutelati a vita con la nostra speciale garanzia on-site. Vi invitiamo a visionare i nostri prodotti e di sciogliere i cardini che tengono ancora incatenato il vostro impianto!

recensione zanetti invictus speaker power impianto

La recensione-testimonianza del sig. Zanetti alla scoperta dei cavi Ricable Invictus

Oggi vogliamo presentarvi una recensione un po’ particolare degli Invictus Power e Speaker, riportata fedelmente rispetto a come l’abbiamo ricevuta per una questione di trasparenza. È quella del nostro nuovo cliente, il signor Zanetti, che ha scoperto il marchio Ricable tramite una visita da un caro amico, Alessandro, audiofilo come lui. Tutto inizia con il solito momento di ascolto con il solito impianto di pregevole fattura, ma nel giro di poco le cose prendono una piega inaspettata, che porterà i due direttamente alla sede di Ricable…

Una visita d'agosto

Un giorno dello scorso agosto sono andato a trovare il mio amico Alessandro nel suo appartamento “domotico” e ci siamo apprestati, come al solito, ad ascoltare musica dal suo impianto Hi-End. L’impianto è particolarmente raffinato. L’elettronica è costituita da una meccanica McIntosh MCT 450 e da un amplificatore integrato con convertitore (DAC) McIntosh Ma 8900. Il sistema di altoparlanti è Sonus Faber “Serafino”. Ero abituato al suono di grande qualità che quest’impianto è in grado di restituire, ma questa volta ho sentito, dopo una trentina di secondi, qualcosa di diverso. Suonava Lars Erstrand (etichetta Opus 3). La registrazione era in origine analogica della massima qualità (probabilmente con apparecchiature Nagra). Ma ancora meglio è stato il processo di digitalizzazione effettuato in DSD 128.

«Cos’hai combinato?» dissi. La risposta mi fece sussultare. «Ho cambiato i cavi» mi rispose candido.

Bisogna ricordare che negli ultimi venticinque anni, penso che avremmo cambiato una trentina di cavi di tutti i tipi facendo i più strampalati esperimenti. Dunque mi concentrai sul suono. Il vibrafono di Erstrand suonava perfettamente rifinito, senza sbavature, perfettamente evidenziato nello spazio, senza rugosità o fastidio di sorta. La riproduzione era perfettamente trasparente con una specie di “doratura” dello strumento (non saprei cosa esattamente vuol dire, ma visceralmente mi sento di definirla così). Il pianoforte, poi, era uno spettacolo: trasparente e materico, perfettamente definito nello spazio. Altro strabiliante risultato era il percuotere delle spazzole sui piatti della batteria. I soliti altri parametri passavano in secondo piano rispetto alla trasparenza e alla “doratura”. La mia attenzione veniva catturata dall’interpretazione di Erstrand in maniera quasi infantile, nonostante fossi un audiofilo di lunghissimo corso.

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Sentiamo altre registrazioni ma l’impressione è sempre la stessa: trasparenza inusitata, doratura degli strumenti, localizzazione e rifinitura degli stessi. Lo spazio della collocazione degli strumenti è granitico. A questo punto chiedo ad Alessandro cos’ha combinato.

Egli, quasi con circospezione, mi indica due cavi di colore azzurro: uno di alimentazione e una coppia di cavi di potenza. Rimango allibito. Il cavo di alimentazione è collegato alla presa a muro e alimenta un condizionatore di rete della PS Audio. Tutti i cavi di alimentazione delle apparecchiature sono alimentate dal PS Audio con i suoi soliti cavi. Mi concentro sui cavi. Sono belli grossi! Prendo il calibro e misuro il diametro: cavo di alimentazione 20 mm; il cavo di potenza (altoparlanti) è uguale. Nome: RICABLE.

A questo punto voglio incontrare, se possibile, il venditore-produttore. Con mia grande sorpresa Alessandro mi dice che è italiano e che si trova a circa 25 km da Novara, in quel di Oleggio. Rapide telefonate. Si fissa l’appuntamento per martedì 2 settembre alle 11:00 (del mattino, ovviamente!). Arriviamo con circa quindici minuti di anticipo alla Ricable e sul cancello ci accoglie il proprietario: mister Sergio Modenesi.

Dopo i soliti convenevoli, inizio il mio martellamento con domande specifiche sui parametri elettrici e meccanici dei cavi che produce. Chiedo di visitare il magazzino, guardo con interesse le bobine con cavi e isolanti di tutti i tipi, interrogo continuamente Sergio su tutto. Finché arrivano le 12:15 e il mio amico Alessandro mi fa garbatamente notare che hanno tutti una fame da lupi e che sarebbe anche ora di concludere la visita.

Sono rimasto molto positivamente impressionato dalla competenza di Sergio Modenesi unita all’entusiasmo e all’energia dell’imprenditore. Ho scoperto che è un chimico come me e che ha lavorato nella polimerizzazione dell’uretano. Per nessuno dei suoi cavi usa PVC, polimero che può rovinare il rame e che potrebbe rilasciare il cloruro di vinile monomero, assai tossico. Ho apprezzato il lavoro certosino di ricottura del filo di rame dopo ogni fase della lavorazione e la scelta accurata dei tecnopolimeri isolanti. Mi ha anche raccontato che alcune aziende italiane sono all’avanguardia nell’estrusione dei fili di rame e nella produzione di tecnopolimeri specifici.

In conclusione, una visita positiva e illuminante. Sergio Modenesi rappresenta il meglio dei nostri piccoli imprenditori, unendo nella sua persona competenza, passione e molto lavoro.

L.R. Zanetti

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Ringraziamo il signor Zanetti per la sua preziosa recensione dei nostri Invictus Power e Speaker e cogliamo l’occasione per presentarvi i prodotti che ha scoperto, raggiungibili cliccando i bottoni che seguono.

AWG – misurare la sezione dei conduttori HDMI

A qualcuno, leggendo la sigla AWG, la prima cosa che sarà venuta in mente è il piercing. Il perché è presto detto. Questo sistema è infatti comunemente utilizzato per specificare le dimensioni dei gioielli per il corpo, soprattutto se piccoli. Ma questo dato risulta di fondamentale importanza anche per i cavi HDMI, specie per misurare la sezione dei loro conduttori. Ricable ottimizza la dimensione del trefolo del cavo Across a 25 AWG, mentre quella dei cavi Hi-End e Supreme a 24 AWG. Ma come misurare l’AWG nei cavi HDMI?

Come è nata la sigla e come si usa per misurare la sezione dei conduttori HDMI

L’acronimo sta per American Wire Gauge, un sistema standardizzato di misura della sezione dei fili. Questo viene utilizzato dal 1857, soprattutto nel Nord America. È importante considerare che questa misurazione è utilizzata solo per i conduttori solidi e tondi, ed è questo il motivo per cui si usa spesso nei cavi audio/video, inclusi quelli HDMI, perché è un valore riferito al singolo conduttore che, in base alla geometria del cavo, forma il conduttore finale, con trecciature di vario tipo. Infatti, se abbiamo un cavo con conduttore multifilare, quando diciamo che il conduttore è di 24 AWG, tale valore non è riferito a tutta la treccia, ma a ogni singolo filo che la compone. La sezione del filo (gauge) è un fattore importante per la determinazione della massima intensità di corrente che è possibile farvi scorrere.

All’aumentare del numero misurato corrisponde dunque un diametro del filo progressivamente più piccolo. Questo sistema di misura nasce dal numero di operazioni di trafilazione utilizzate per produrre un determinato diametro di filo. È chiaro che uno molto sottile richiedesse più passaggi attraverso la trafila rispetto a un filo a 0 gauge, ad esempio. È per questo motivo che all’aumentare del valore, diminuisce il diametro. Lo sviluppo di misure standardizzate ha razionalizzato il sistema. Inizialmente, invece, ogni produttore aveva il proprio sistema di misurazione.

supreme hdmi misurare awg conduttori

L’AWG per un cavo è determinato dall’area totale della sezione del conduttore, che determina a sua volta la sua capacità di trasporto della corrente e la sua resistenza elettrica. Poiché tra i vari fili ci sono anche piccole cavità, i cavi hanno sempre un diametro totale leggermente maggiore rispetto a un filo solido avente lo stesso AWG.

La tabella. Trucchi per ricordarsela a memoria e come funziona la sigla AWG

I vari rapporti tra i parametri sono quelli elencati nella tabella sottostante, utile per come misurare l’AWG per i cavi HDMI. Generalmente la tabella di conversione con il sistema metrico va da 0000 (4/0) fino a 44 AWG e interessa tutti i conduttori impiegati in commercio in ambito audio/video, cavi HDMI inclusi. Esiste però anche una regola mnemonica utile a facilitare i calcoli. Secondo questa, quando il diametro di un filo raddoppia, l’AGW si riduce di 6 unità; quando è la sezione di un filo a raddoppiare, l’AWG diminuisce di 3 unità. Infine, quando il valore AWG decresce di 10, la sezione e il peso aumentano di altrettante volte, mentre la resistenza si riduce di un fattore pari sempre a 10.

I cavi sono specificati con tre numeri: la dimensione complessiva AWG, il numero dei fili componenti il cavo e la dimensione AWG del filo. Il numero dei fili e l’AWG di un singolo filo sono separati da una barra. Ad esempio, un cavo 22 AWG 7/30 è un cavo 22 AWG composto da sette fili aventi dimensione pari a 30 AWG. Sono questi i valori che ci fanno capire come misurare l’AWG nei cavi HDMI.

Colloquialmente al sistema AWG ci si riferisce come gauge e agli zero nelle grandi dimensioni di filo ci si riferisce come aught. Ci si riferisce ai fili di dimensioni 1 AWG come one gauge; analogamente, diametri più piccoli sono pronunciati con il relativo numero intero positivo. Per dimensioni maggiori di fili (da #0 in su), la parola gauge diventa one aught, two aught e così via, in funzione di quanti zeri ci sono nel codice AWG. In altri casi la parola gauge è sostituita dalla parola number, che appare prima della dimensione.

La tabella di conversione dei cavi AWG. Come misurare i cavi HDMI (e non solo)

AWG Diametro mm Sezione (Area) mm²
0000 (4/0) 11,684 107,22
000 (3/0) 10,405 85,01
00 (2/0) 9,266 67,43
0 (1/0) 8,252 53,49
1 7,348 42,41
2 6,544 33,62
3 5,827 26,67
4 5,189 21,15
5 4,620 16,77
6 4,115 13,30
7 3,655 10,55
8 3,264 8,37
9 2,906 6,63
10 2,588 5,26
11 2,305 4,17
12 2,052 3,31
13 1,828 2,63
14 1,623 2,08
15 1,450 1,65
16 1,291 1,31
17 1,149 1,04
18 1,024 0,823
19 0,912 0,653
20 0,812 0,519
21 0,723 0,411
22 0,644 0,324
23 0,573 0,259
24 0,511 0,205
25 0,455 0,162
26 0,405 0,128
27 0,361 0,102
28 0,321 0,0806
29 0,286 0,0649
30 0,255 0,0507
31 0,227 0,0401
32 0,202 0,0324
33 0,180 0,0255
34 0,160 0,0201
35 0,143 0,0159
36 0,127 0,0127
37 0,113 0,0103
38 0,101 0,0081
39 0,090 0,0062
40 0,080 0,0049
41 0,071 0,0039
42 0,064  0,0032
43 0,056  0,0025
44 0,051  0,0020

Differenze tra cavi Hi-Fi: standard vs Hi-End

«Di’ Tuco, ti piace la musica?».
«La musica? Ah, sì che mi piace: fa bene alla digestione».

Il buono, il brutto e il cattivo

«Noi italiani abbiamo dimenticato che la musica non è solo intrattenimento, ma è una necessità dello spirito.
Questo è grave perché significa
spezzare
delle radici importanti della nostra storia».

Riccardo Muti

Sia che per noi la musica voglia dire elevare lo spirito ricordando secoli di storia, cultura e tradizioni, o che ci dia semplice supporto morale per la digestione della cena rimasta sullo stomaco, poco importa. Quel che è certo è che costituisce una componente della vita così intensa da condizionare la quotidianità di ognuno di noi. Dopotutto… cosa c’è di più bello per impreziosire il nostro tempo libero, se non ciò che ci rende più sereni?

Amore per l'Hi-Fi e l'Hi-End, senza compromessi

La musica sarà sempre il nostro fine, ecco perché i mezzi sono sempre di fondamentale importanza. Spesa e impegno sono le due coordinate sulle quali muoverci per realizzare il nostro impianto Hi-Fi a partire dalla sua forma più basica formata da sorgente, amplificatore e diffusori. A queste componenti, se cerchiamo di raggiungere la perfezione, potremo aggiungere condizionatore di rete, pre-amplificatore, un secondo amplificatore e tanto altro ancora.

Anni di messa a punto, upgrade e cesellamento acustico, però, possono essere vanificati in un attimo. O, almeno, molti di questi possono andare in fumo se non prestiamo la dovuta attenzione al cablaggio del nostro impianto. Il segnale sonoro passa per questi “ponti” (i cavi) quando va da un componente all’altro e, in questo frangente, un cavo può essere realmente determinante.

Ma quali sono le differenze tra cavi standard e Hi-End?
Va detto che un cavo non “suona”, di per sé, nel senso che è un elemento passivo e dunque non emette suoni e non può migliorare il segnale. In realtà potrebbe alterarlo contravvenendo al principio della ricerca dell’alta fedeltà!

L’eccellenza di un cavo diventa palese quando questo si avvicina il più possibile al lasciare completamente intatto il suono che riceve in ingresso, trasferendolo nel modo migliore alla sua fase di uscita. In poche parole: il cavo migliore trasporta il suono nel modo più simile a com’è stato registrato. Ecco perché fare affidamento su cavi di scarsa qualità può significare un importante collo di bottiglia, che strozza e deteriora il segnale tra un componente e l’altro.

Gli svantaggi di un cattivo cablaggio per l’impianto, che determinano le differenze tra i cavi standard e Hi-End, sono elencati di seguito:

  • degradano il suono
  • restituiscono poca trasparenza
  • hanno un dettaglio ridotto
  • rendono il suono non neutro
  • subiscono interferenze e fruscii
  • confondono la scena
  • fanno perdere di brillantezza il tuo ascolto
standard hi-end differenze

Non migliorano, ma peggiorano il meno possibile

Va da sé che maggiore è il numero di componenti dell’impianto, maggiore è l’importanza che i cavi assumono trasportando il segnale molte volte da un punto all’altro. È importante soprattutto mettere a punto tutti i cavi dell’impianto, perché neanche il migliore dei cavi può “curare” un segnale degradato in precedenza a causa di un collegamento precedente di scarsa qualità. Come abbiamo detto, può solo trattare al meglio il segnale nel suo ambito di competenza, cioè nel tratto che gestisce. Il cavo è dunque un elemento penalizzante nel momento in cui non gli si presta la dovuta attenzione; il gioco sta nel “togliere” al suono il meno possibile.

Ma da dove deriva il suono compromesso da un cavo di scarsa qualità?
Principalmente dai materiali economici con cui è stato costruito. Conduttori, connessioni, isolamenti, schermature e geometrie costruttive fanno la differenza su come il segnale viene trattato. Per altro non esiste nulla, nella realtà conosciuta, che non abbia conseguenze minori o maggiori rispetto all’ambito in cui si trova. Il tessuto, la dimensione ma anche il colore di un vestito, ad esempio, cambiano la percezione che abbiamo di esso e perfino come lo indossiamo. Ed è così per qualsiasi cosa; potrebbe essere il cavo la prima entità nel mondo conosciuto a essere totalmente ininfluente? Ma facciamo un esempio più pratico e meno teorico, di stretta attualità motoristica, su come sia importante pensare a ogni aspetto.

In occasione del Gran Premio del Belgio di Formula 1 del 1° settembre 2019, la scuderia Ferrari ha deciso di fare testare i suoi nuovi motori “Evo 3” alle scuderie satellite Alfa Romeo e Haas. La scuderia principale, dopo averne verificato l’affidabilità, ha adottato la stessa soluzione nel successivo Gran Premio di Monza dell’8 settembre. A parità di potenza motoristica, però, il risultato è stato ben diverso, con una bellissima vittoria della Ferrari. Il miglior piazzamento ottenuto dalle altre due scuderie è stato il nono posto del pilota Antonio Giovinazzi.

Come è potuto accadere? Al di là del talento di chi guida, tutto ciò che era collegato al motore e gli permetteva di funzionare e “dialogare” con le altre componenti, era importante tanto quanto la sua potenza, se non di più. Il punto è che, nonostante il cuore della vettura fosse identico, tutti quegli ingredienti meno evidenti (ma molto importanti!) fossero in un caso di qualità estrema, negli altri due un po’ meno.

Differenze tra cavi standard e Hi-End: la soluzione esiste

Esistono cavi Hi-End che nascono per permettere agli appassionati di godere della propria passione nel modo più autentico. Come? Puntando all’eccellenza quando si parla di struttura, materiali, conduttori, isolanti, terminazioni e così via.
La condizione necessaria è essere dotati di un impianto di una raffinatezza tale per cui la differenza di prestazione tra i vecchi cavi standard e i nuovi Hi-End possa sentirsi degnamente. Bisogna sempre prestare attenzione ad acquistare un sistema di cablaggio che sia proporzionale, a livello qualitativo, al proprio impianto, altrimenti rischieremo di non avere riscontri, pur avendo acquistato un prodotto migliore (a meno che l’acquisto non sia un investimento in vista di upgrade futuri). I cavi speciali vantano soluzioni ad hoc per eliminare tutte le problematiche descritte.

Ecco alcune tra le principali:

  • una schermatura, che può arrivare a essere triplice e dei più svariati materiali, per proteggere il cavo dalle interferenze
  • dei materiali isolanti ad alta efficienza
  • una gestione efficace dei conduttori, schermati, twistati con il suo gemello, di materiale purissimo e dai trefoli incredibilmente sottili
  • connettori di un materiale realmente adeguato alla funzione che devono svolgere

Le tecnologie esclusive Ricable per l'Hi-Fi e l'Hi-End

Dopo una importante fase di ricerca e sviluppo, Ricable ha applicato ai suoi prodotti le tecnologie innovative che ha sviluppato privatamente e ha reso ancora più evidenti le differenze tra cavi standard e Hi-End.

R-TEC – Ricable Technology Construction è sinonimo del lavoro specifico che Ricable ha eseguito sulle schermature, tale per cui in ogni progetto si è identificato quelle più efficaci contro le interferenze, sia per struttura che per materiale, al fine di determinare schermi efficienti e mai superflui.

Negli isolanti dielettrici sono stati inseriti nuovi materiali, generalmente non impiegati nella produzione di cavi Hi-Fi e Hi-End, a dimostrazione di una sperimentazione anticonvenzionale. Tra le innovazioni maggiori, l’impiego di nuove mescole termoplastiche che permettono di ottenere specifiche dielettriche migliori del polietilene e una flessibilità maggiore al PVC, oltre a preservare meglio le caratteristiche del rame di contatto. Altra importante novità è l’inserimento in alcuni modelli di un semiconduttore in germanio che riduce i rumori di fondo nel segnale audio (RNR System).

Nell’ambito dei conduttori invece è nata la tecnologia MARC©, acronimo di Multicore Annealed Ricable Conductor.
In questo ambito le migliorie apportate hanno permesso di produrre un conduttore in rame con purezza 7N (99,99999%) incredibilmente più malleabile del precedente, grazie alla riduzione di grani per metro del 25% rispetto a quello AM-RCC. Questa implementazione produttiva ha permesso di produrre trefoli più lisci in superficie, più duttili e di minor diametro, per un abbattimento dell’effetto pelle e della resistenza, oltre a una maggiore flessibilità e una migliore acustica.

In ultimo qualcosa di speciale, perché abbiamo appurato che l’impiego di connettori convenzionali in ottone può far perdere anche il 50% delle performance di una connessione e abbiamo dato il via a RCCP (Ricable Copper Connector Project), con l’obiettivo di costruire nuovi connettori con contatti in puro rame.
Dopo un lavoro durato oltre due anni, Ricable adesso è il primo produttore che realizza un’intera serie di cavi Hi-Fi audio (serie Invictus) con connettori completamente in rame e, per le altre due serie, i connettori sono sempre in rame, tranne per qualche eccezione, dove è stato necessario impiegare una lega di rame-tellurio, che in ogni caso è un conduttore decisamente superiore all’ottone.

Con le informazioni contenute in questo articolo abbiamo scoperto quel che la passione per la musica merita, ma anche cosa fare per evitare che venga compromesso il tuo obiettivo di riprodurla in alta fedeltà! La strada da percorrere affinché le tue elettroniche abbiano un rendimento superiore e d’eccellenza passa per la qualità Ricable, frutto di cura, attenzione e ricerca. Dai un’occhiata ai nostri prodotti e ricorda che TUTTI sono coperti dalla speciale garanzia a vita Ricable!

ponticelli hifi come collegarli

Come collegare i ponticelli e i cavi speaker

Quando compriamo un diffusore sul suo retro avremo, nella maggior parte dei casi, quattro morsetti, in coppie da due, a cui collegare il nostro cavo speaker, supportato da ponticelli di serie. Ma come collegare ponticelli e cavi speaker?

E a cosa servono i doppi morsetti? A collegare il nostro diffusore in bi-amplificazione o in bi-wiring.

Questi modi alternativi di collegamento, quasi sempre a uso e consumo di una ristretta cerchia di appassionati, se non vengono utilizzati, prevedono che i morsetti HF (high frequency) e LF (low frequency) rimangano ponticellati tra di loro. Lo scopo è far lavorare il crossover all’unisono.

Come mai i produttori di casse acustiche, visto lo scarso utilizzo di bi-amping/bi-wiring, producono diffusori con doppi collegamenti? Beh, è difficile dare una risposta precisa, ma si può ipotizzare che sia per offrire un prodotto più versatile e completo. Oppure perché fanno “più scena” e attirano maggiormente l’attenzione degli acquirenti. Certo è che ci sono quasi su tutti i diffusori e di conseguenza vanno capiti e gestiti a dovere, per evitare che un possibile vantaggio diventi uno svantaggio.

Subito dopo avere effettuato l’acquisto delle nostre nuove casse, ci metteremo a montarle e saremo colti da un dubbio. Il cavo speaker che va dall’amplificatore alle casse sarà bene collegarlo alla coppia in basso oppure in alto? Cioè all’ingresso destinato ai bassi o alle alte frequenze? E soprattutto, i ponticelli dati in dotazione dal produttore delle casse saranno adeguati al compito che devono svolgere oppure manderanno in fumo i nostri sforzi per migliorare la qualità dell’audio emesso dall’impianto?

Come collegare i ponticelli. In alto o in basso?

La fondamentale importanza dei ponticelli nasce dal fatto che, con il passare del tempo, i produttori di diffusori hanno deciso di fabbricare casse dotate di due paia di connettori e, dunque, un crossover diviso. Il ponticello si rende necessario per portare il segnale sia alle alte che alle basse frequenze. Ma, in mono-wiring, dove è meglio collegare il proprio cavo speaker? Sotto o sopra? È una domanda che si pongono in tanti e a cui proveremo a dare una risposta.

Qualcuno sostiene che il cavo che parte dall’amplificatore debba raggiungere i morsetti del tweeter (o meglio dei medio-alti) e non quello dei bassi, lasciando agli “spezzoni” o ai ponticelli il compito di portare il segnale ai morsetti del woofer. Le alte frequenze sono la porzione dello spettro audio più delicata e sensibile, anche per via delle basse tensioni in gioco. Sempre secondo queste opinioni, per questa ragione è meglio che il segnale dall’amplificatore raggiunga i morsetti del tweeter senza che siano interposti altri spezzoni di cavo o sbarrette metalliche (in parole povere: si minimizza, in sostanza, la resistenza di contatto).

ponticelli hifi come collegarli
ponticelli hifi come collegarli

Altri, invece, credono sia meglio fare il contrario, cioè privilegiare il woofer, ossia il componente che richiedere maggiore potenza. In realtà le differenze sono minime, e solamente di rado cambia veramente qualcosa. Quello che consigliamo è innanzi tutto di accertarvi che il ponticello non faccia da collo di bottiglia nel vostro impianto (vedi sotto come) e successivamente fare dei tentativi in base al proprio orecchio e al proprio impianto per capire se cambia qualcosa.

Non esiste niente di qualitativamente migliore di ciò che più ci piace, anche in base alle nostre suggestioni o abitudini. Si può fare inoltre riferimento alle istruzioni che accompagnano il prodotto. È pur vero che si tratta di una decina di centimetri di cavo e, a meno che la qualità non sia particolarmente bassa, non si pone il problema. Se non fosse che, a volte, i ponticelli di serie sono effettivamente di qualità infima: una piattina di ottone.

Come capire se i ponticelli sono buoni e all'altezza del nostro impianto

Per quanto riguarda i ponticelli, per verificarne la bontà, sarà possibile solo provare a spostare i cavi speaker dai morsetti posti in basso a quelli posti in alto, e viceversa, ma saranno svariate le deduzioni che potremmo trarne. Vediamo allora di fare tutte le ipotesi possibili e trarre tutte le conseguenze immaginabili a proposito del come collegare i ponticelli e i cavi speaker. Ecco l’elenco delle possibilità, presentato in maniera schematica ma esaustiva:

  • spostiamo la posizione dei ponticelli; se il suono cambia, probabilmente i ponticelli fanno da collo di bottiglia e consigliamo di cambiarli per una resa ottimale;
  • se il suono non cambia, forse i ponticelli svolgono in maniera eccellente il proprio lavoro e sono adeguati all’impianto.

Attenzione, però. Nel caso il suono non cambi, si devono considerare anche i seguenti aspetti:

  • se il suono non cambia, può essere che i cavi speaker siano di così basso livello da non riuscire a trasmettere abbastanza dettagli da farci percepire differenze;
  • un’altra ipotesi, se il suono non dovesse cambiare, potrebbe essere che l’impianto non sia sufficientemente rivelatore e il ponticello non agisca in maniera adeguata sul suono.

Fatte le dovute prove, vi trovate nella necessità di sostituire i ponticelli delle vostre casse acustiche. Tenete presente che questi dovrebbero essere di qualità uguale o migliore rispetto ai conduttori che compongono i vostri cavi di potenza – l’ottone non va bene.

Per una scelta senza compromessi, Ricable propone i suoi ponticelli Dedalus e Invictus, con i primi ottimizzati anche per la serie Magnus o altri cavi speaker di minor pregio. Questi sono disponibili nella versione forcella/forcella così come in quella forcella/banana. È inoltre possibile richiedere una lunghezza personalizzata. Per quanto riguarda i cavi speaker, invece, la scelta è più variegata e riprende le quattro, ormai classiche, serie Ricable, ossia Primus, Magnus, Dedalus e Invictus.

We use digital to make the analog world better

Che cos’è il DAC e come funziona

Che cos’è il DAC? Magari non ce ne rendiamo conto, ma ogni giorno facciamo uso di un convertitore digitale-analogico, più o meno consapevolmente. Un DAC (la sigla sta per “Digital (to) Analog Converter”) riceve segnali in linguaggio informatico di “0” e “1” e li rende compatibili con un impianto, con un PC, con uno smartphone al fine di essere percepibili dall’orecchio umano. Questo grazie agli opportuni cavi, che nella maggior parte dei casi sono coassiali e di segnale.

Può essere integrato, portatile oppure arrivare a misurare più di 40 cm in larghezza, presenta un numero considerevole di ingressi digitali e da uno a più uscite di linea analogiche ed è formato da due parti, che devono essere entrambe di qualità affinché il risultato finale sia buono. Di solito nei DAC più economici la parte digitale è di ottima qualità perché i costi sono bassi, mentre la parte analogica, che richiede sforzo economico, è scadente. Sopratutto in quest’ultima si riscontrano le principali differenze tra un DAC di fascia bassa e uno di alta.

Il discorso non tocca gli amanti del vinile o dei nastri, che sono nativamente analogici. L’esplosione commerciale del DAC coincide con il diffondersi della musica liquida. L’arrivo, negli anni Ottanta, del lettore CD, non convince gli audiofili a causa dei DAC scadenti all’interno di questi primi modelli, incapaci di produrre un suono all’altezza di quello del vinile. I primi lettori soffrivano infatti di jitter (che potremmo definire come sfasamento temporale tra il segnale trasmesso e quello ricevuto). È in questa occasione che produttori e acquirenti hanno cominciato a dare particolare importanza a questo strumento, che è diventato sempre più importante nella sua forma autonoma e non integrata e, con il passare degli anni, anche più alla portata di tutti, a livello economico. In definitiva, per rispondere alla domanda iniziale “Che cos’è un DAC?”, potremmo rispondere così: il DAC si sostituisce alla sorgente per decodificare il segnale audio digitale, eseguendo questa operazione in maniera ottimale.

dac marantz che cos'è

Cosa sapere quando si acquista un DAC

Il DAC non solo è importante, ma fondamentale, se si vogliono avere prestazioni massime dal proprio impianto. I suoi due caratteri principali sono il rapporto segnale-rumore e il THD (Total Harmonic Distortion).

Il rapporto segnale-rumore si abbrevia spesso con la sigla inglese SNR (Signal to Noise Ratio) o S/N anche nell’uso italiano. Si tratta di una grandezza numerica che mette in relazione la potenza del segnale utile rispetto a quella del rumore in un qualsiasi sistema di acquisizione, elaborazione o trasmissione dell’informazione. Nel campo dell’Hi-Fi, il rapporto segnale-rumore è uno dei parametri di merito fondamentali, anche se non l’unico, per la valutazione delle prestazioni di un impianto per quello che concerne la pulizia del suono.

Esiste inoltre il SINAD, concettualmente molto simile all’SNR, che insieme al rumore include anche la distorsione generata dal circuito; esso dà una valutazione più precisa della degradazione assunta da un segnale per effetto delle non idealità delle apparecchiature che attraversa. Non a caso, è stato verificato come un DAC alimentato da una batteria funzioni molto meglio rispetto a quando lo stesso funzioni grazie a un alimentatore.

Distorsione armonica e campionatura nel DAC

Una misura della distorsione armonica presente in un segnale è il rapporto tra la somma delle potenze di tutte le componenti armoniche e la potenza della frequenza fondamentale. Il fattore di distorsione, un termine strettamente correlato, viene talvolta usato come sinonimo. Nei sistemi audio, una minore distorsione significa che i componenti di un altoparlante, un amplificatore o un microfono o altro producono una riproduzione più accurata di una registrazione audio.

Quando si parla di digitale, bisogna stare attenti anche alla campionatura. Il campionamento è, per usare una metafora, prendere una registrazione e farne tante “foto” a intervalli di tempo regolari. Queste foto vengono eseguite su molteplici livelli; più livelli abbiamo e meno tempo c’è tra una foto e l’altra, dunque meno qualità perderemo. Il numero di bit di un DAC è proprio l’indice di quanti livelli ho; la frequenza di campionamento è l’indice di velocità di esecuzione delle foto (il minimo sindacabile è 24 bit a 192 kHz). Attenzione, però: non ci sono dati tecnici incontrovertibili per definire quale apparecchio sia migliore. Tutti subiscono o godono degli effetti di fattori non misurabili, che possono ad esempio essere una buona progettazione o una cattiva disposizione dei componenti.

I cavi Ricable per il tuo DAC: coassiali e di segnale. USB in arrivo

Ci sono molteplici soluzioni per collegare il DAC alla sorgente o all’amplificatore. Ecco quelle utilizzate nella maggior parte delle situazioni. Nel primo caso ci sono i cavi coassiali digitali, che trasportano il segnale audio digitale prima che venga convertito in analogico e successivamente amplificato. Nonostante abbiano gli stessi connettori dei cavi di segnale RCA, hanno tutt’altra funzione.

invictus coaxial coassiale

Gli scenari di utilizzo più comuni sono il collegamento tra una sorgente digitale come un lettore CD o un PC (con l’ausilio di un’interfaccia) e un DAC. Le serie sono quelle canoniche Ricable: si parte da quella entry level Primus, si passa per Magnus e Dedalus, e si conclude con Invictus. Piuttosto simili sono i cavi ottici; questi, però, sono meno musicali e più adatti ad altri ambiti di utilizzo. L’ultima tipologia di cavo è quella USB, soprattutto nel caso in cui il collegamento venga effettuato tra un DAC e un PC. Ricable sta lavorando duramente a una soluzione ottimale in questo senso e, dopo il periodo di ricerca e sviluppo, lancerà sul mercato un prodotto che garantisca ai suoi clienti un collegamento con tutti i crismi.

A unire DAC e amplificatore sono invece i cavi di segnale, che servono ogni volta che un segnale analogico, in modalità Stereo e con collegamento RCA, passa da un apparecchio a un altro. Ancora una volta, l’offerta Ricable si differenzia nelle serie Primus, Magnus, Dedalus e Invictus.

L’alimentazione nell’Hi-Fi. I cavi contano?

I cavi di alimentazione Hi-Fi, in base alle loro tre coordinate fondamentali (resistenza, capacità e induttanza), migliorano la qualità di trasferimento della corrente a ogni tipo di elettronica che disponga di vaschetta IEC. Pensiamo ad amplificatore, preamplificatore, DAC, lettori e riproduttori audio. Ma perché questi cavi sono importanti quando sono “solo” adibiti al trasferimento della corrente e non del suono? Perché interferenze, variazioni di tensione e cattiva trasmissione incidono su ciò che ascoltiamo. Un cavo di alimentazione adeguato al proprio impianto può migliorare in maniera sostanziale il risultato. Questo, però, a patto che la strumentazione sia di un livello tale da eseguire una riproduzione fedele del suono originale. In questo caso ciò che ascoltiamo si arricchirà di sfumature e contrasto, in un contesto più ampio, luminoso e musicale.

Le conseguenze di un'alimentazione scadente

Una premessa è obbligatoria. Ogni abitazione fa storia a sé e va considerata per ciò che passa nelle canaline dell’impianto e per quelle matasse di fili elettrici che ci sono nelle cassette di derivazione che si hanno in casa. Non è possibile ignorare ciò che si trova dietro ai muri. Idealmente, quindi, un impianto Hi-Fi che punti alla perfezione dovrebbe avere anche, a supporto, cavi strutturali di qualità. Oltre a questo, per prestazioni eccellenti è consigliato l’acquisto di un condizionatore di rete, che “pulisce” la corrente elettrica dai rumori e consente di ottenere una riproduzione musicale più fedele e priva di disturbi.

Va detto, però, che i cavi che passano nelle canaline, siano validi o meno, sono “naturalmente” meno soggetti a qualsiasi tipo di interferenza, interna o esterna, proprio per il fatto di trovarsi dietro una parete. Il passaggio critico è quando la trasmissione di corrente smette di passare per le mura di casa e si trova allo scoperto, cioè quando parte dalla presa elettrica a muro e, solitamente, termina nella nostra sorgente audio o in una multipresa. Durante questo collegamento il cavo di alimentazione è soggetto a interferenze sia dall’esterno verso l’interno che viceversa. La conseguenza di queste interferenze EMI/RFI prende forma, nell’ascoltatore, come distorsione, perdita di dettaglio, equilibrio e tridimensionalità.

Perché i cavi di alimentazione sono importanti

Ogni giorno siamo magari portati ad assimilare l’alimentazione del forno a microonde che abbiamo in casa a quella della nostra elettronica per l’Hi-Fi, “tanto si tratta sempre di portare il fabbisogno di corrente richiesto all’apparecchio desiderato”. Amplificatori e altre apparecchiature di questo tipo svolgono però un compito più delicato dell’accensione e dello spegnimento; sono infatti adibiti alla riproduzione con la massima precisione possibile di un segnale che varia di continuo, secondo un numero molto elevato di parametri.

Ma non è tutto. A incidere sulla qualità del suono è anche il momento della giornata in cui si procede all’ascolto. Con l’approssimarsi delle ore più tarde, sono sempre meno i dispositivi che si servono della rete elettrica, e quindi il disturbo che in essa viene iniettato va a ridursi. In definitiva, di notte gli impianti audio tendono a suonare decisamente meglio che di giorno, come rilevato da tanti appassionati.

Il cavo di alimentazione Hi-Fi influenza il passaggio degli elettroni che si agitano al suo interno. Perciò, se è il mezzo con cui l’intero impianto suona, non solo la sua importanza non è trascurabile, ma finisce con l’essere fondamentale rispetto anche agli altri cavi. Infatti le carenze introdotte non potranno più essere recuperate in seguito. Quel che noi ascoltiamo non è altro che la corrente elettrica presente nella rete di distribuzione dell’energia, modulata in funzione del segnale contenuto nel supporto fonografico. A ciò si aggiunga che le condutture elettriche sono utilizzate per il trasporto dell’energia, ma, a volte, anche per il trasferimento di dati (powerline ad esempio), che rappresenta una fonte di disturbo.

La soluzione Ricable per un'alimentazione ottimale

Abbiamo condotto uno studio minuzioso, supportato da numerosi test, per riuscire a trovare un rimedio efficace alle interferenze. Abbiamo operato su geometrie, schermature e isolamenti per realizzare prodotti che garantissero un’immunità ottimale nelle varie fasce di prodotto. Si parte dalla serie Primus che ha una schermatura ottimale per apparecchiature entry level e si sale via via fino alla serie Invictus. Questa adotta una geometria, degli isolamenti e un sistema di schermi unico nel suo genere, ideale per apparecchiature di levatura tecnica assoluta. Nel mezzo troviamo Dedalus e Magnus che completano l’offerta e vanno a coprire le esigenze di qualsiasi elettroacustica.

Altro fiore all’occhiello dei nostri cavi di alimentazione sono i connettori RCCP di elevatissima qualità, che per Magnus sono in rame e per Dedalus e Invictus sono in puro rame OFC. Tutti dotati di ferriti integrate, permettono il meglio della connettività che si possa desiderare. Di seguito puoi scoprire di più su Ricable Power, cavi unici per concezione, che garantiscono alle tue elettroniche di ottenere il massimo dettaglio, equilibrio e dinamica d’ascolto.

L’effetto pelle nei cavi di potenza

Che cos'è e chi lo ha scoperto. Non solo onde elettromagnetiche

Che cos’è l’effetto pelle (skin effect) e perché è così importante per i cavi di potenza? Questo venne spiegato, per la prima volta, nel 1887 da lord Kelvin (all’anagrafe William Thomson), fisico e ingegnere britannico, sviluppatore della scala Kelvin, nonché ingegnere e inventore del telegrafo elettrico, con quest’ultimo che gli assicurò fama e ricchezza.

Con effetto pelle intendiamo la tendenza di una corrente elettrica alternata a distribuirsi dentro un conduttore in modo non uniforme. La sua densità è maggiore sulla superficie e inferiore all’interno. Questo comporta un aumento della resistenza elettrica del conduttore, particolarmente alle alte frequenze. In altre parole, una parte del conduttore non viene utilizzata. Ciò significa maggiore dissipazione di potenza a parità di corrente applicata o una minore corrente a parità di tensione applicata, secondo la legge di Ohm.

Perché è importante per i cavi di potenza

L’effetto pelle è fondamentale perché non influenza solo la corrente elettrica, ma qualsiasi tipo di segnale, incluso quello audio. L’effetto pelle sta a significare, ricapitolando, una diminuzione della densità di flusso della corrente con l’aumentare della distanza dalla superficie verso l’interno.

C’è un certo disaccordo in merito all’effetto pelle e alle sue conseguenza pratiche sulle frequenze audio, cioè se esso causa danni diversi da quello di una semplice perdita di potenza. I problemi sono dovuti al fatto che, ancor prima della perdita di potenza, l’effetto pelle provoca variazioni nei valori di resistenza e induttanza. Questi valori tenderanno a mutare continuamente a seconda della distanza dalla superficie del conduttore. Se la sezione di un cavo sarà troppo grande, l’effetto pelle inciderà anche sulle frequenze audio riprodotte. Le delicate informazioni ad alta frequenza saranno appiattite con un suono ottuso, dai dettagli troncati.

cavi speaker invictus

Le conseguenze dell'effetto pelle

Il cavo “suona” meno alle frequenze alte riprodotte, riducendole. Questo problema è maggiormente percepibile nei cavi di potenza, dove le dimensioni dei conduttori sono maggiori e i tratti di collegamento più lunghi. Nei cavi di segnale è meno influente l’effetto pelle, perché agisce fuori dalla banda audio. Le conseguenze possono essere molteplici, tuttavia le più comuni sono le seguenti:

  1. Acuti scuri e cupi
  2. Bassi gonfi e poco naturali (effetto Loudness)
  3. Perdita di equilibrio tonale
  4. Peggioramento in dinamica
  5. Perdita di tridimensionalità

L’effetto pelle incide sulla qualità dei cavi e su quanto questi intacchino la trasmissione del suono, soprattutto quando si parla di cavi di potenza, che vanno dall’amplificatore alle casse.

Una soluzione possibile è rivestire i fili d’argento. Questo metallo ha, infatti, una resistività minore di quella del rame tuttavia i cavi argentati colorano in modo artificiale il suono che tende ad enfatizzare le frequenze più alte, non restituendo all’ascoltatore un suono neutro.

La soluzione Ricable per l'effetto pelle

Dai nostri test è emerso che aumentando il numero di fili del conduttore, riducendo i grani del rame lavorato, si ottiene una riduzione sostanziale dell’effetto pelle. In altre parole, la tecnologia Ricable sfrutta l’uso di un conduttore singolo sufficientemente piccolo da espellere fuori dalla gamma audio la distorsione udibile indotta dall’effetto pelle.

Anni fa Ricable ha introdotto i conduttori AM-RCC nei cavi di alimentazione con risultati straordinari. Da quel momento la ricerca si è mossa verso un ulteriore miglioramento dei conduttori. Questo si è sviluppato su più punti.

performance marc cooper effetto pelle

Il primo passa per il discorso del conduttore multifilare, con trefoli sottilissimi fino a 0,08 mm nella serie Invictus (e una riduzione sensibile dell’effetto pelle rispetto al monofilare, detto anche solid core). Il secondo punto è costituito da conduttori di grande sezione. Questo permette di avere sempre una maggior superficie conduttiva e una resistenza minore.

La terza caratteristica concepita da Ricable per ridurre l’effetto pelle è data dai connettori RCCP (Ricable Copper Connector Project). Usando il rame al posto dell’ottone nei connettori, si va ad abbattere anche l’effetto pelle nelle terminazioni. Infine, dagli studi effettuati e dall’attività di ricerca, è nato il nuovo conduttore MARC©, acronimo di Multicore Annealed Ricable Conductor, che caratterizza l’intera produzione Primus, Magnus, Dedalus e Invictus.

Le migliorie apportate hanno permesso di produrre un conduttore in rame con purezza 7N (99,99999%) più malleabile del precedente, grazie alla riduzione di grani per metro del 25% rispetto ad AM-RCC. Questa implementazione produttiva ha permesso di produrre trefoli più lisci in superficie, più duttili e di minor diametro.

Noi, da appassionati, abbiamo lavorato per trovare una soluzione all’effetto pelle, che realmente ci soddisfacesse al 100%. Le differenze tra i cavi dell’intera produzione abbattono l’effetto pelle in maniera unica. Quali che siano le necessità del tuo impianto, puoi guardare tra i nostri cavi di potenza.

RCCP – avanguardia dei connettori

Quando abbiamo iniziato a vedere i grandi risultati che poteva dare il nuovo conduttore MARC©, la nostra ricerca si è concentrata nello sviluppare dei connettori che potessero valorizzare i nuovi cavi che stavamo sviluppando. È ben noto che il connettore è un punto nevralgico della trasmissione del segnale audio, dove l’impiego di connettori convenzionali in ottone, può far perdere anche il 50% delle performance di una connessione, quindi abbiamo fin da subito messo in cantiere il progetto denominato RCCP, in quanto il nostro obbiettivo era quello di costruire dei nuovi connettori con contatti in puro rame.

La sfida era particolarmente ardua in quanto si trattava di ridisegnare tutti i connettori tenendo conto della maggior morbidezza del rame, che non si adatta alla produzione dei connettori, in quanto spesso i punti di contatto sono molto sottili e possono essere soggetti a piegature.

Dopo un lavoro durato oltre due anni, possiamo asserire che Ricable è il primo produttore di cavi che realizza un’intera serie di cavi Hi-Fi Audio (serie Invictus) con connettori completamente in rame e per le due serie minori, i connettori sono completamente in rame nella maggior parte dei prodotti, tranne per qualche eccezione, dove è stato necessario impiegare una lega di Rame-Tellurio, che in ogni caso è un conduttore decisamente superiore all’ottone che generalmente viene impiegato nei connettori Hi-Fi.

Tutti i connettori delle serie Magnus, Dedalus e Invictus sono disegnati e progettati da noi e vengono fabbricati singolarmente con una tecnica particolare CNC a controllo numerico, riadattata per l’impiego di rame come materia prima.

Le parti che non sono in rame, come scocche e componenti plastici, adottano tutti delle soluzioni preposte a migliorare e salvaguardare i punti di contatto.

Il risultato di questo lavoro minuzioso è impressionante. Da test che abbiamo condotto, c’è stato un miglioramento della trasmissione dei parametri elettrici di oltre il 40% rispetto ai connettori in ottone e questo ha determinato un netto miglioramento anche nell’ascolto.

Tutti i connettori sono placcati Oro 24K

con tecnica di elettrolisi specifica Oro/Rame al fine di prevenire la corrosione e mantenere costanti nel tempo le performance.

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