beethoven musica liquida

Come è fatto un impianto Hi-Fi per ascoltare musica liquida

Nelle ultime settimane ci stiamo concentrando sulla fruizione della musica liquida in ambito Hi-Fi. Prima abbiamo parlato delle piattaforme che permettono di ascoltare in streaming la nostra musica preferita; dopodiché siamo passati a quelle che, invece, consentono di scaricare a archiviare in locale o in cloud le canzoni più belle. Ma la domanda che ci poniamo oggi è: come è strutturato un impianto Hi-Fi concepito per funzionare con la musica liquida ad alta definizione?

Lo schema di un impianto per la musica liquida

Tutto ciò che nella catena elettronica va dall’amplificatore in poi (sia esso integrato o sia esso composto dall’accoppiata pre e finale) rimane immutato. A cambiare conformazione è ciò che viene prima: la sorgente e tutto quello che la riguarda. Siamo abituati ad avere come sorgente un lettore CD o un giradischi, solitamente. Con il discorso relativo alla musica liquida, le carte in tavola cambiano e il protagonista del nostro impianto Hi-Fi diventerà un Personal Computer. Sarà qui che terremo salvate le nostre playlist salvate in locale oppure ascolteremo musica tramite qualche servizio di streaming.

musica computer PC

Nel primo caso dovremo fare affidamento su un software per riprodurre i brani; ce ne sono di svariati, e con tutta probabilità approfondiremo il discorso con un articolo a sé stante, ma per ora ci limitiamo a segnalare il più diffuso (oltre che gratuito): Foobar2000. Utilizzare un PC come sorgente è, senza discussione, la soluzione tecnica migliore. Ma è una delle meno immediate che possiate utilizzare, sia lato hardware che lato software. Il primo aspetto è legato al fatto che, se volete un PC concepito ad hoc per ascoltare musica, dovrete ripiegare su case specifici in grado di arginare il rumore e le vibrazioni emessi dalla ventilazione. Per quanto riguarda il lato software, invece, sarà invece necessario rimuovere tutto ciò che non è necessario per l’ascolto di musica per avere prestazioni ottimali.

Fatto questo, il fondamentale passo successivo è acquistare un DAC di livello. Quello installato nella stragrande maggioranza dei PC è pessimo e rischia di essere un pesante collo di bottiglia per tutto il resto dell’impianto. Ci sono, in ogni caso, schede audio di livello che possono evitare di avere un DAC esterno. Tendenzialmente si usano meno per due motivi: il primo è che queste schede sono utilizzabili solo con il PC, mentre il DAC esterno permette l’impiego anche con altre sorgenti; il secondo è che sono poco schermate dalle interferenze che si generano all’interno del PC. Se quindi optiamo per il DAC, questo andrà collegato, tramite cavo USB, tra sorgente e amplificatore.

Un altro componente non fondamentale ma di sicuro interesse è il DSP. DSP sta per digital signal processing; con queste tre parole indichiamo il processamento di segnali rappresentati in forma numeri in tempo reale. Il DSP è dunque un microprocessore dedicato esclusivamente a processare un segnale continuo dopo il suo campionamento, che dunque non sostituisce la scheda audio, ma le si affianca. Il primo vantaggio che comporta avere nel proprio impianto questo componente è la riduzione del carico presente sulla CPU del computer. Si tratta di un aspetto che però, vista la potenza di calcolo raggiunta oggi anche da un PC di fascia media, sta andando scomparendo.

In seconda battuta, partiamo dal presupposto che il segnale analogico è convertito in un flusso di numeri. La potenza di calcolo per l’elaborazione del segnale digitale consente molti vantaggi rispetto al trattamento analogico, come ad esempio il rilevamento e correzione degli errori in trasmissione, e anche la compressione dei dati. Tutte queste operazioni, volte a migliorare la dinamica, a ridurre la distorsione e a migliorare il rapporto tra segnale e disturbo, sono dunque effettuate prima di passare per il DAC, che riconverte il segnale in formato analogico.

Un DSP porta dunque innegabili benefici al nostro ascolto. Ma la sua applicazione è ancor più interessante nel momento in cui questo viene abbinato a un microfono. Con questa combo, tramite alcuni DSP, è possibile “sondare” l’ambiente d’ascolto per fare sì che le modifiche apportate al brano dal processore rendano alte, medie e basse frequenze equalizzate in base al contesto in cui vengono emesse.

cambridge audio 851n

La musica liquida senza PC

Non c’è dunque scampo per chi non ha piacere o non ha tempo da dedicare al set-up di un computer? No, fortunatamente ci sono altre via valide per usufruire della musica liquida e al contempo avere un impianto Hi-Fi più “classico”. La soluzione risponde al nome di “player di rete”; questi player vengono sempre più spesso abbinati ad altre componenti della catena audio, come ad esempio i lettori CD. Un player di rete è, in definitiva, un riproduttore di musica digitale ad alta qualità.

È un’ottima soluzione per tutti coloro che ascoltano musica in streaming, web radio e musica digitale salvata su un server locale, ma che non vogliono utilizzare un PC come sorgente. Una volta che abbiamo il nostro network player, lo schema dell’impianto Hi-Fi per l’ascolto di musica liquida risulterà simile a quello descritto in precedenza. Anche il player di rete è consigliabile collegarlo a un DAC tramite cavo coassiale oppure ottico; in Hi-Fi, più le componenti vengono separate tra loro per esercitare, ciascuna, la propria specifica funzione, più, tendenzialmente, la qualità del suono emesso ne gioverà.

Non solo. Anche utilizzando un player di rete potremo fare affidamento su alcuni DSP (ma si tratta di una circostanza rara), che comunque consentono una gamma di personalizzazioni meno ampia rispetto a quanto è possibile fare con un computer. Il problema principale legato ai network player è la loro longevità e la loro duttilità. Di piattaforme per l’ascolto di musica in streaming ad alta definizione ne esistono già tante e molte altre ne nasceranno (così come alcune spariranno). Il fatto che la quasi totalità dei network player non vanti un sistema operativo proprio in favore di una maggiore comodità di utilizzo, potrebbe rendere questi passaggi traumatici, salvo aggiornamenti del firmware da parte del produttore. Anche a bocce ferme, in realtà, potrebbe capitare che il player di rete che desiderate non supporti la piattaforma che siete abituati a utilizzare. Insomma: bisogna valutare bene pro e contro.

Cavi audio Hi-Fi per un impianto per la musica liquida

A livello di cablaggio, in un impianto Hi-Fi concepito per funzionare con la musica liquida a guadagnare importanza è il cavo USB, una delle ultime aggiunte introdotte da Ricable. Abbiamo fatto un breve cenno al cavo coassiale per via del collegamento tra player di rete e DAC, cavo coassiale che invece è già a catalogo da tempo e che vi invitiamo a scoprire insieme a tutti gli altri nostri prodotti.

donna ascolto musica cuffie

Cinque siti dove acquistare e scaricare musica FLAC

Un paio di settimane fa abbiamo pubblicato un articolo con qualche cenno alla storia della musica liquida, aggiungendo una rapida panoramica su come, negli ultimi tempi, questa modalità di fruizione sia diventata appetibile anche per tanti audiofili. In quella occasione ci siamo concentrati soprattutto sullo streaming; oggi, invece, vogliamo approfondire il discorso sulle piattaforme dove scaricare musica FLAC. Se volete effettuare il download e salvare in locale musica Hi-res, questo è l’articolo che vi spiegherà come e dove farlo. O almeno cinque possibilità in questo senso.

Cinque siti per il download della musica liquida

HDtracks è il primo sito che vi consigliamo parlando di acquisto di musica in alta definizione. È stato uno dei capostipiti a offrire il download di brani in alta risoluzione. Lo si vede, ahinoi, a partire dall’interfaccia e dalla grafica, non molto aggiornate. Questo fa sì che i generi prevalenti nel catalogo siano soprattutto rock, jazz e musica classica, cosa che potrebbe disincentivare gli audiofili più giovani. La sezione pop, comunque, è in continua espansione e già ora si trovano gli artisti del momento. I formati disponibili sono piuttosto numerosi, e tipici quando si parla di musica lossless, dunque: FLAC, WAV, AIFF, ALAC, DSD. Il più grande problema di HDtracks è però un altro, oltre a prezzi non proprio competitivi: la necessità, in Italia, di fare acquisti tramite VPN e scegliere come origine USA o UK. Facendo diversamente, il numero di brani acquistabili si ridurrà drasticamente e potremo quasi solo effettuare la navigazione del sito.

Logo HDTracks
qobuz logo

Di Qobuz abbiamo parlato quando abbiamo esaminato le migliori piattaforme per lo streaming musicale Hi-res. Ma Qobuz vanta anche uno store digitale. Il servizio non presenta un’interfaccia molto aggiornata, ma punta su un blog con approfondimenti e interviste, oltre a una sintetica ma esaustiva scheda di presentazione degli artisti. Il catalogo è piuttosto variegato e in continua evoluzione, e capace di lasciare spazio alle produzioni indipendenti. Anche Qobuz offre una certa varietà di formati di cui effettuare il download: FLAC, ALAC, WAV, AIF e altri ancora; inoltre è disponibile in Italia e non richiede alcuna VPN. Non solo, i prezzi sono mediamente più accessibili rispetto a HDtracks ed è possibile scaricare l’app per smartphone, tablet e computer. La ciliegina sulla torta è potere sottoscrivere un abbonamento ibrido (download + streaming) che consente di avere sconti sull’acquisto diretto di brani musicali.

7digital è un altro sito dove scaricare musica FLAC, nonché un esempio di come un libro non vada giudicato dalla copertina. Non che l’interfaccia di 7digital sia malvagia, anzi; è tra le più moderne, con un player intuitivo e funzionale. Basterà cliccare sopra un album per ascoltare l’anteprima di ogni brano presente, anche scorrendo, nel frattempo, altre pagine del sito. Il problema è il lato editoriale: almeno nel dominio italiano, attraverso le sezioni “Novità Album” e “Novità Singoli”, non si troverà nulla di più recente… delle hit del 2018. Dulcis in fundo: tra i “Suggeriti” c’è il “Meglio del 2014”. Per fortuna utilizzando il motore di ricerca interno si trovano numerose hit di recentissima uscita. Non sono molti invece i formati: i brani possono essere scaricati solo in MP3 o FLAC 16/24 bit (distinti da appositi badge). I file, venduti a prezzi competitivi, possono anche essere salvati in cloud così da risultare accessibili tramite web o app per mobile.

7 digital logo
bleep logo

La prima cosa che salterebbe all’occhio a chi dovesse visitare Bleep per la prima volta, sarebbe sicuramente il tipo di offerta proposto all’audiofilo. Bleep, infatti, intercetta un’utenza dai gusti particolari e di nicchia. Il catalogo comprende musica hip hop, elettronica, house, ambient, alternativa e classica moderna, tra gli altri. Il numero di formati da selezionare quando sceglieremo di effettuare il download è discreto (MP3, FLAC e WAV). Lo stare “fuori dal coro” si manifesta anche in un altro modo: non nel lato estetico, piuttosto anonimo, ma nel tipo di offerta proposta al cliente. Nella quasi totalità dei brani, a fianco dell’opzione di acquisto del file, si trovano quelle per portarsi a casa il CD, il vinile o, udite udite, la musicassetta. Ma non è ancora tutto, perché Bleep presenta anche una sezione di merchandising a tutti gli effetti in cui trovare abbigliamento, libri e accessori di altro tipo delle etichette più underground.

HighResAudio si presenta come piuttosto spartano nell’aspetto, fatta eccezione per la presenza di badge che ci indicheranno offerte a tempo limitato (i prezzi sono comunque competitivi) o il formato. HighResAudio, senza tanti convenevoli, ci sbatte in faccia numerosi album direttamente in home page, sommariamente divisi per più venduti, consigliati e per le principali etichette discografiche. A essere canonici (almeno per un audiofilo) sono anche i generi principali in cui si ramifica il catalogo: classica, jazz, rock e pop (ne sono comunque presenti molti altri). A farci pensare che HighResAudio sia stato concepito con un preciso target in mente è la scelta di mettere a disposizione solo album in qualità studio master (FLAC, AIFF, ALAC, WAV, DXD WAV, DSD64). Completa il quadro un lato editoriale curato, anche se in inglese, con qualche consiglio a livello Hi-Fi e numerose recensioni di album musicali.

highresaudio logo

Una notazione importante per chiudere il discorso: HDtracks e HighResAudio non consentono di acquistare il singolo brano, ma solo l’intero album. Un aspetto che qualche audiofilo potrebbe ritenere fondamentale. A prescindere da quale servizio dove scaricare musica FLAC scegliate – quello più bello, quello più economico oppure quello più alternativo – rimane fondamentale avere elettroniche e connessioni di qualità. Cliccate il bottone sottostante per capire quale sia il cavo che fa per voi.

musica liquida

Musica liquida e Hi-Fi: i migliori servizi streaming per la musica Hi-res on demand

Un chiarimento, prima di cominciare: dicasi “musica liquida” qualsiasi brano fruibile senza supporto fonografico tradizionale (CD, vinile oppure nastro). Parliamo quindi di brani musicali presenti come file digitali nei nostri hard disk, in una scheda di memoria, in una chiavetta USB o, ancora, in un riproduttore portatile come qualsiasi lettore MP3. I PC configurati per la riproduzione musicale sono una soluzione eccellente, nonostante i DAC integrati siano scadenti (scheda audio del PC), e dunque ne venga richiesto l’acquisto di uno esterno, e nonostante il rumore emesso dalle ventole per il raffreddamento. Anche per questo, Ricable ha progettato il suo cavo USB, così da dare anche ai fruitori della musica liquida Hi-Fi un adeguato supporto.

Cenni di musica liquida

Il boom della musica liquida in Italia e nel mondo è avvenuto nei primi anni Duemila, anche se la terminologia “musica liquida” ha preso piedi solo verso il 2006, sia presso la stampa specializzata che presso gli ascoltatori. Il primissimo lettore MP3 risale a quasi un decennio prima, però. Il primo a essere commercializzato è stato l’MPMan F10, presentato nel marzo 1998 alla fiera CeBIT dalla compagnia sudcoreana Saehan Information Systems e commercializzato dalla Either Labs nell’estate seguente al prezzo di 250 dollari con (gli oggi ridicoli) 32 MB di memoria flash.

Inutile girarci intorno. Al di là degli insindacabili pregi che la musica liquida può avere, come un guadagno di spazio oggettivo e una portabilità totale, a favorire in maniera drastica la sua diffusione è stata la condivisione, illegale, tra utenti. Piattaforme di scambio peer-to-peer come Napster, Audiogalaxy, LimeWire ed eMule hanno avuto vita facile, raggiungendo risultati strabilianti e ossature invidiabili. Basti pensare “al mulo”, capace di vantare un’interfaccia intuitiva e semplice, una localizzazione in quaranta lingue diverse, una community tuttora attiva nel mantenerlo vivo e un numero di download (aggiornato al 2017) pari a quasi settecento milioni.

emule

Ma come possono esistere, alla luce del sole, strumenti come questi? Possono proprio grazie al fatto di attaccarsi al loro essere “strumenti”. Questi sono programmi che sono semplicemente indicati per la condivisione di file. Poi, che gli utenti ne facciano un uso illegale, è un altro discorso, e questo non può essere imputato al programma di cui fanno uso. Ma, al massimo, ai singoli utenti stessi. La logica è, in effetti, inattaccabile, poiché a nessuno verrebbe mai in mente di chiudere WhatsApp, Facebook, Google Drive o Dropbox nel caso in cui gli utenti si scambiassero materiali coperti da copyright.

In ogni caso, con il passare del tempo, l’evolversi delle tecnologie e un’offerta molto più accessibile rispetto al passato per l’utenza, basata sulla disponibilità di cataloghi interi in cambio di un esiguo costo mensile, la diffusione delle piattaforme per l’acquisto o l’ascolto legale dei file si è radicata sempre più in profondità.

Musica liquida e Hi-Fi? I tempi sono maturi

La musica liquida ha preso piede grazie a “vie traverse”, quindi. Ma alcuni vantaggi sono innegabili. Pensiamo alla comodità di non dovere cambiare CD o vinile (specie quando se ne possiede centinaia o migliaia), alla trasversalità della sorgente di riproduzione, alla condivisione dei brani musicali con altre periferiche su rete LAN locale o tramite NAS (Network Attached Storage), alla possibilità di creare playlist personalizzate (le care, vecchie compilation… ma su misura per noi), alla certezza di potere riprodurre infinite volte un brano senza timore di deteriorarlo. E a tanto altro ancora. Come ad esempio la possibilità, tutt’altro che banale, di scoprire nuovi artisti grazie ai suggerimenti di un qualsiasi servizio on demand di musica liquida Hi-Fi.

Ciò con cui la musica liquida non ha mai fatto davvero rima, fino a poco tempo fa, è stata la qualità. Vuoi per connessioni decisamente più lente rispetto a quelle attuali, per spazi di archiviazione ridotti o per condividere il più velocemente possibile i file con amici e parenti. Una situazione speculare a tutto ciò (internet veloce, pen drive USB da centinaia di GB acquistabili a poco prezzo e servizi legali che hanno saputo intercettare le necessità degli ascoltatori con offerte competitive) ha finalmente aperto le porte della musica liquida agli audiofili.

musica liquida hi-fi

Come? Grazie alla progressiva diminuzione dei file inizialmente più diffusi, compressi o lossy (MP3, AAC, Ogg e così via) rispetto a quelli nativi (WAV), in favore di quelli compressi senza perdita o addirittura non compressi o lossless (pensiamo al formato FLAC, capace, tramite una raffinata codificazione, di mantenere inalterata la qualità WAV, pur riducendone lo spazio occupato). Nei file compressi vengono eliminate tutte quelle frequenze audio non fondamentali per il messaggio complessivo. A beneficiarne drasticamente sarà lo spazio occupato su hard disk, ma tutte quelle sfumature, neanche troppo sottili, tipiche della fase di incisione della musica, saranno eliminate. I file non compressi, invece, godono di risoluzioni e campionamento che vanno ben oltre quelle dei CD, quindi, almeno qualitativamente, sono oggettivamente migliori di questi ultimi.

In generale, vengono considerate eccellenti le incisioni a 24 bit/96 kHz e a 24 bit/192 kHz. Il massimo livello di qualità audio si raggiunge però con i file in formato WAV DXD a 24 bit/352 kHz. Non bisogna dimenticare, tuttavia, che questi valori non sono gli unici. È sempre opportuno verificare che i file stessi non siano il sovracampionamento eseguito da normale materiale in qualità CD, ma che invece le incisioni siano state effettuate direttamente dal master originale.

I servizi di musica Hi-Fi in streaming on demand

Parliamo ora delle piattaforme per la riproduzione di musica liquida Hi-Fi on demand in streaming. Con queste non ci riferiamo ai software preinstallati su PC Windows o Mac (rispettivamente Windows Media Player e iTunes), utili a riproporre file audio che abbiamo salvati in locale. Per programmi di questo tipo – ne esistono tantissimi, anche gratuiti – ci sarebbe da fare un discorso a parte. Con alcuni di questi è anche possibile convertire la propria collezione su CD, così da non doverli acquistare nuovamente. Alcuni permettono addirittura di digitalizzare i propri vinili in HD usando schede di acquisizione con convertitori analogico-digitale di alta qualità.

Venendo al dunque, la piattaforma streaming on demand migliore per un audiofilo amante dell’Hi-Fi è sicuramente Tidal. La qualità del suono è attualmente inarrivata (ma non inarrivabile) dalla concorrenza, l’interfaccia è molto intuitiva, la libreria vanta attualmente più di sessanta milioni di brani (di cui quasi duecentomila in alta definizione), l’app è disponibile per iOS, Android e desktop, anche se volendo si può fare pure affidamento anche sul semplice browser tramite web player. Infine ci sono due tipi di abbonamenti. Quello più costoso non supera i venti euro mensili, con la possibilità di sottoscrivere un abbonamento per famiglie risparmiando ulteriormente. È prevista anche l’opzione della prova gratuita di trenta giorni. Al momento, non c’è motivo per cui un audiofilo debba scegliere altro.

spotify apple music tidal

Un concorrente valido è Spotify. È quello che consiglieremmo senza dubbio a chiunque sia un amante della musica, ma non un audiofilo. L’interfaccia è buona, la qualità discreta, ma soprattutto, e in questo è superiore anche a Tidal, Spotify vanta un sistema di creazione di playlist in base ai nostri gusti superlativo, capace di farci conoscere artisti che ameremo. Valido è anche Apple Music, in esclusiva per i clienti della Mela. Soffre però di un problema strutturale: ha tutto ciò che offre Tidal, ma tutto ha qualche dettaglio in meno. La qualità della musica è buona, ma non come quella di Tidal; l’interfaccia è valida, ma è comunque un gradino sotto quella di Tidal; e così via. E questo senza aggiungere nulla, come invece fa Spotify, che è inferiore a Tidal in tanti aspetti, ma almeno ha un singolo motivo per farsi preferire (la possibilità di scoprire nuova musica).

È questo il discorso a cui hanno pensato i creatori di Primephonic, che presidia il genere della musica classica. Vanta anche funzionalità ad hoc per chi è un principiante e vuole cominciare a conoscerla. Ha un catalogo di minor volume rispetto alla concorrenza, ma se siete amanti della musica classica (e solo di quella), Primephonic è la scelta giusta. Magari affiancandolo a un’altra piattaforma un po’ più “flessibile”. Per Amazon Music Unlimited il discorso è simile ad Apple Music: il servizio è ottimo, ma non ci sono motivi validi per preferirlo, se non, forse, una compatibilità cross-platform estesa. Il servizio on demand Amazon infatti funziona anche con smart TV, auto e, chiaramente, Amazon Echo. Lo consigliamo a chi è un cliente Amazon affezionato e già gode dei vari Prime, Video e simili. Così da non spezzettare troppo i propri abbonamenti e magari godere di qualche offerta legata alla fedeltà.

Chiudono la nostra rassegna Deezer, che punta anche sui podcast; Qobuz, utilizzabile senza sottoscrivere un abbonamento; e YouTube Music che, con poca sorpresa, punta molto sulle clip musicali senza però convincere sul fronte qualitativo.

Conclusioni

Insomma, la commistione tra tradizione e innovazione è totale. E gli sviluppi in questo senso potrebbero essere uno dei temi più caldi del prossimo futuro in ambiente Hi-Fi. Basti pensare al ritorno di fiamma del vinile classico e ai nuovi giradischi, sempre più spesso dotati di connessione Wi-Fi e gestibili da smartphone. Periferiche che supportano nativamente i servizi di streaming musicale sono, invece, già il presente. La musica liquida Hi-Fi sta convincendo sempre più gli audiofili e assumerà sempre più importanza anche presso questo tipo di pubblico, tradizionalmente scettico e diffidente. Abbiamo progettato i nostri cavi USB per arrivare preparati al futuro. È possibile dare loro un’occhiata cliccando il bottone sottostante.