beethoven musica liquida

Come è fatto un impianto Hi-Fi per ascoltare musica liquida

Nelle ultime settimane ci stiamo concentrando sulla fruizione della musica liquida in ambito Hi-Fi. Prima abbiamo parlato delle piattaforme che permettono di ascoltare in streaming la nostra musica preferita; dopodiché siamo passati a quelle che, invece, consentono di scaricare a archiviare in locale o in cloud le canzoni più belle. Ma la domanda che ci poniamo oggi è: come è strutturato un impianto Hi-Fi concepito per funzionare con la musica liquida ad alta definizione?

Lo schema di un impianto per la musica liquida

Tutto ciò che nella catena elettronica va dall’amplificatore in poi (sia esso integrato o sia esso composto dall’accoppiata pre e finale) rimane immutato. A cambiare conformazione è ciò che viene prima: la sorgente e tutto quello che la riguarda. Siamo abituati ad avere come sorgente un lettore CD o un giradischi, solitamente. Con il discorso relativo alla musica liquida, le carte in tavola cambiano e il protagonista del nostro impianto Hi-Fi diventerà un Personal Computer. Sarà qui che terremo salvate le nostre playlist salvate in locale oppure ascolteremo musica tramite qualche servizio di streaming.

musica computer PC

Nel primo caso dovremo fare affidamento su un software per riprodurre i brani; ce ne sono di svariati, e con tutta probabilità approfondiremo il discorso con un articolo a sé stante, ma per ora ci limitiamo a segnalare il più diffuso (oltre che gratuito): Foobar2000. Utilizzare un PC come sorgente è, senza discussione, la soluzione tecnica migliore. Ma è una delle meno immediate che possiate utilizzare, sia lato hardware che lato software. Il primo aspetto è legato al fatto che, se volete un PC concepito ad hoc per ascoltare musica, dovrete ripiegare su case specifici in grado di arginare il rumore e le vibrazioni emessi dalla ventilazione. Per quanto riguarda il lato software, invece, sarà invece necessario rimuovere tutto ciò che non è necessario per l’ascolto di musica per avere prestazioni ottimali.

Fatto questo, il fondamentale passo successivo è acquistare un DAC di livello. Quello installato nella stragrande maggioranza dei PC è pessimo e rischia di essere un pesante collo di bottiglia per tutto il resto dell’impianto. Ci sono, in ogni caso, schede audio di livello che possono evitare di avere un DAC esterno. Tendenzialmente si usano meno per due motivi: il primo è che queste schede sono utilizzabili solo con il PC, mentre il DAC esterno permette l’impiego anche con altre sorgenti; il secondo è che sono poco schermate dalle interferenze che si generano all’interno del PC. Se quindi optiamo per il DAC, questo andrà collegato, tramite cavo USB (a cui stiamo lavorando per la sua introduzione a catalogo), tra sorgente e amplificatore.

Un altro componente non fondamentale ma di sicuro interesse è il DSP. DSP sta per digital signal processing; con queste tre parole indichiamo il processamento di segnali rappresentati in forma numeri in tempo reale. Il DSP è dunque un microprocessore dedicato esclusivamente a processare un segnale continuo dopo il suo campionamento, che dunque non sostituisce la scheda audio, ma le si affianca. Il primo vantaggio che comporta avere nel proprio impianto questo componente è la riduzione del carico presente sulla CPU del computer. Si tratta di un aspetto che però, vista la potenza di calcolo raggiunta oggi anche da un PC di fascia media, sta andando scomparendo.

In seconda battuta, partiamo dal presupposto che il segnale analogico è convertito in un flusso di numeri. La potenza di calcolo per l’elaborazione del segnale digitale consente molti vantaggi rispetto al trattamento analogico, come ad esempio il rilevamento e correzione degli errori in trasmissione, e anche la compressione dei dati. Tutte queste operazioni, volte a migliorare la dinamica, a ridurre la distorsione e a migliorare il rapporto tra segnale e disturbo, sono dunque effettuate prima di passare per il DAC, che riconverte il segnale in formato analogico.

Un DSP porta dunque innegabili benefici al nostro ascolto. Ma la sua applicazione è ancor più interessante nel momento in cui questo viene abbinato a un microfono. Con questa combo, tramite alcuni DSP, è possibile “sondare” l’ambiente d’ascolto per fare sì che le modifiche apportate al brano dal processore rendano alte, medie e basse frequenze equalizzate in base al contesto in cui vengono emesse.

cambridge audio 851n

La musica liquida senza PC

Non c’è dunque scampo per chi non ha piacere o non ha tempo da dedicare al set-up di un computer? No, fortunatamente ci sono altre via valide per usufruire della musica liquida e al contempo avere un impianto Hi-Fi più “classico”. La soluzione risponde al nome di “player di rete”; questi player vengono sempre più spesso abbinati ad altre componenti della catena audio, come ad esempio i lettori CD. Un player di rete è, in definitiva, un riproduttore di musica digitale ad alta qualità.

È un’ottima soluzione per tutti coloro che ascoltano musica in streaming, web radio e musica digitale salvata su un server locale, ma che non vogliono utilizzare un PC come sorgente. Una volta che abbiamo il nostro network player, lo schema dell’impianto Hi-Fi per l’ascolto di musica liquida risulterà simile a quello descritto in precedenza. Anche il player di rete è consigliabile collegarlo a un DAC tramite cavo coassiale oppure ottico; in Hi-Fi, più le componenti vengono separate tra loro per esercitare, ciascuna, la propria specifica funzione, più, tendenzialmente, la qualità del suono emesso ne gioverà.

Non solo. Anche utilizzando un player di rete potremo fare affidamento su alcuni DSP (ma si tratta di una circostanza rara), che comunque consentono una gamma di personalizzazioni meno ampia rispetto a quanto è possibile fare con un computer. Il problema principale legato ai network player è la loro longevità e la loro duttilità. Di piattaforme per l’ascolto di musica in streaming ad alta definizione ne esistono già tante e molte altre ne nasceranno (così come alcune spariranno). Il fatto che la quasi totalità dei network player non vanti un sistema operativo proprio in favore di una maggiore comodità di utilizzo, potrebbe rendere questi passaggi traumatici, salvo aggiornamenti del firmware da parte del produttore. Anche a bocce ferme, in realtà, potrebbe capitare che il player di rete che desiderate non supporti la piattaforma che siete abituati a utilizzare. Insomma: bisogna valutare bene pro e contro.

Cavi audio Hi-Fi per un impianto per la musica liquida

A livello di cablaggio, in un impianto Hi-Fi concepito per funzionare con la musica liquida a guadagnare importanza è il cavo USB, su cui Ricable sta lavorando e che dovrebbe essere messo in vendita a partire da settembre. Abbiamo fatto un breve cenno al cavo coassiale per via del collegamento tra player di rete e DAC, cavo coassiale che invece è già a catalogo e che vi invitiamo a scoprire insieme a tutti gli altri nostri prodotti.

musica liquida

Musica liquida e Hi-Fi: i migliori servizi streaming per la musica Hi-res on demand

Un chiarimento, prima di cominciare: dicasi “musica liquida” qualsiasi brano fruibile senza supporto fonografico tradizionale (CD, vinile oppure nastro). Parliamo quindi di brani musicali presenti come file digitali nei nostri hard disk, in una scheda di memoria, in una chiavetta USB o, ancora, in un riproduttore portatile come qualsiasi lettore MP3. I PC configurati per la riproduzione musicale sono una soluzione eccellente, nonostante i DAC integrati siano scadenti (scheda audio del PC), e dunque ne venga richiesto l’acquisto di uno esterno, e nonostante il rumore emesso dalle ventole per il raffreddamento. Anche per questo, Ricable sta progettando e perfezionando il suo cavo USB, così da dare anche ai fruitori della musica liquida Hi-Fi un adeguato supporto.

Cenni di musica liquida

Il boom della musica liquida in Italia e nel mondo è avvenuto nei primi anni Duemila, anche se la terminologia “musica liquida” ha preso piedi solo verso il 2006, sia presso la stampa specializzata che presso gli ascoltatori. Il primissimo lettore MP3 risale a quasi un decennio prima, però. Il primo a essere commercializzato è stato l’MPMan F10, presentato nel marzo 1998 alla fiera CeBIT dalla compagnia sudcoreana Saehan Information Systems e commercializzato dalla Either Labs nell’estate seguente al prezzo di 250 dollari con (gli oggi ridicoli) 32 MB di memoria flash.

Inutile girarci intorno. Al di là degli insindacabili pregi che la musica liquida può avere, come un guadagno di spazio oggettivo e una portabilità totale, a favorire in maniera drastica la sua diffusione è stata la condivisione, illegale, tra utenti. Piattaforme di scambio peer-to-peer come Napster, Audiogalaxy, LimeWire ed eMule hanno avuto vita facile, raggiungendo risultati strabilianti e ossature invidiabili. Basti pensare “al mulo”, capace di vantare un’interfaccia intuitiva e semplice, una localizzazione in quaranta lingue diverse, una community tuttora attiva nel mantenerlo vivo e un numero di download (aggiornato al 2017) pari a quasi settecento milioni.

emule

Ma come possono esistere, alla luce del sole, strumenti come questi? Possono proprio grazie al fatto di attaccarsi al loro essere “strumenti”. Questi sono programmi che sono semplicemente indicati per la condivisione di file. Poi, che gli utenti ne facciano un uso illegale, è un altro discorso, e questo non può essere imputato al programma di cui fanno uso. Ma, al massimo, ai singoli utenti stessi. La logica è, in effetti, inattaccabile, poiché a nessuno verrebbe mai in mente di chiudere WhatsApp, Facebook, Google Drive o Dropbox nel caso in cui gli utenti si scambiassero materiali coperti da copyright.

In ogni caso, con il passare del tempo, l’evolversi delle tecnologie e un’offerta molto più accessibile rispetto al passato per l’utenza, basata sulla disponibilità di cataloghi interi in cambio di un esiguo costo mensile, la diffusione delle piattaforme per l’acquisto o l’ascolto legale dei file si è radicata sempre più in profondità.

Musica liquida e Hi-Fi? I tempi sono maturi

La musica liquida ha preso piede grazie a “vie traverse”, quindi. Ma alcuni vantaggi sono innegabili. Pensiamo alla comodità di non dovere cambiare CD o vinile (specie quando se ne possiede centinaia o migliaia), alla trasversalità della sorgente di riproduzione, alla condivisione dei brani musicali con altre periferiche su rete LAN locale o tramite NAS (Network Attached Storage), alla possibilità di creare playlist personalizzate (le care, vecchie compilation… ma su misura per noi), alla certezza di potere riprodurre infinite volte un brano senza timore di deteriorarlo. E a tanto altro ancora. Come ad esempio la possibilità, tutt’altro che banale, di scoprire nuovi artisti grazie ai suggerimenti di un qualsiasi servizio on demand di musica liquida Hi-Fi.

Ciò con cui la musica liquida non ha mai fatto davvero rima, fino a poco tempo fa, è stata la qualità. Vuoi per connessioni decisamente più lente rispetto a quelle attuali, per spazi di archiviazione ridotti o per condividere il più velocemente possibile i file con amici e parenti. Una situazione speculare a tutto ciò (internet veloce, pen drive USB da centinaia di GB acquistabili a poco prezzo e servizi legali che hanno saputo intercettare le necessità degli ascoltatori con offerte competitive) ha finalmente aperto le porte della musica liquida agli audiofili.

musica liquida hi-fi

Come? Grazie alla progressiva diminuzione dei file inizialmente più diffusi, compressi o lossy (MP3, AAC, Ogg e così via) rispetto a quelli nativi (WAV), in favore di quelli compressi senza perdita o addirittura non compressi o lossless (pensiamo al formato FLAC, capace, tramite una raffinata codificazione, di mantenere inalterata la qualità WAV, pur riducendone lo spazio occupato). Nei file compressi vengono eliminate tutte quelle frequenze audio non fondamentali per il messaggio complessivo. A beneficiarne drasticamente sarà lo spazio occupato su hard disk, ma tutte quelle sfumature, neanche troppo sottili, tipiche della fase di incisione della musica, saranno eliminate. I file non compressi, invece, godono di risoluzioni e campionamento che vanno ben oltre quelle dei CD, quindi, almeno qualitativamente, sono oggettivamente migliori di questi ultimi.

In generale, vengono considerate eccellenti le incisioni a 24 bit/96 kHz e a 24 bit/192 kHz. Il massimo livello di qualità audio si raggiunge però con i file in formato WAV DXD a 24 bit/352 kHz. Non bisogna dimenticare, tuttavia, che questi valori non sono gli unici. È sempre opportuno verificare che i file stessi non siano il sovracampionamento eseguito da normale materiale in qualità CD, ma che invece le incisioni siano state effettuate direttamente dal master originale.

I servizi di musica Hi-Fi in streaming on demand

Parliamo ora delle piattaforme per la riproduzione di musica liquida Hi-Fi on demand in streaming. Con queste non ci riferiamo ai software preinstallati su PC Windows o Mac (rispettivamente Windows Media Player e iTunes), utili a riproporre file audio che abbiamo salvati in locale. Per programmi di questo tipo – ne esistono tantissimi, anche gratuiti – ci sarebbe da fare un discorso a parte. Con alcuni di questi è anche possibile convertire la propria collezione su CD, così da non doverli acquistare nuovamente. Alcuni permettono addirittura di digitalizzare i propri vinili in HD usando schede di acquisizione con convertitori analogico-digitale di alta qualità.

Venendo al dunque, la piattaforma streaming on demand migliore per un audiofilo amante dell’Hi-Fi è sicuramente Tidal. La qualità del suono è attualmente inarrivata (ma non inarrivabile) dalla concorrenza, l’interfaccia è molto intuitiva, la libreria vanta attualmente più di sessanta milioni di brani (di cui quasi duecentomila in alta definizione), l’app è disponibile per iOS, Android e desktop, anche se volendo si può fare pure affidamento anche sul semplice browser tramite web player. Infine ci sono due tipi di abbonamenti. Quello più costoso non supera i venti euro mensili, con la possibilità di sottoscrivere un abbonamento per famiglie risparmiando ulteriormente. È prevista anche l’opzione della prova gratuita di trenta giorni. Al momento, non c’è motivo per cui un audiofilo debba scegliere altro.

spotify apple music tidal

Un concorrente valido è Spotify. È quello che consiglieremmo senza dubbio a chiunque sia un amante della musica, ma non un audiofilo. L’interfaccia è buona, la qualità discreta, ma soprattutto, e in questo è superiore anche a Tidal, Spotify vanta un sistema di creazione di playlist in base ai nostri gusti superlativo, capace di farci conoscere artisti che ameremo. Valido è anche Apple Music, in esclusiva per i clienti della Mela. Soffre però di un problema strutturale: ha tutto ciò che offre Tidal, ma tutto ha qualche dettaglio in meno. La qualità della musica è buona, ma non come quella di Tidal; l’interfaccia è valida, ma è comunque un gradino sotto quella di Tidal; e così via. E questo senza aggiungere nulla, come invece fa Spotify, che è inferiore a Tidal in tanti aspetti, ma almeno ha un singolo motivo per farsi preferire (la possibilità di scoprire nuova musica).

È questo il discorso a cui hanno pensato i creatori di Primephonic, che presidia il genere della musica classica. Vanta anche funzionalità ad hoc per chi è un principiante e vuole cominciare a conoscerla. Ha un catalogo di minor volume rispetto alla concorrenza, ma se siete amanti della musica classica (e solo di quella), Primephonic è la scelta giusta. Magari affiancandolo a un’altra piattaforma un po’ più “flessibile”. Per Amazon Music Unlimited il discorso è simile ad Apple Music: il servizio è ottimo, ma non ci sono motivi validi per preferirlo, se non, forse, una compatibilità cross-platform estesa. Il servizio on demand Amazon infatti funziona anche con smart TV, auto e, chiaramente, Amazon Echo. Lo consigliamo a chi è un cliente Amazon affezionato e già gode dei vari Prime, Video e simili. Così da non spezzettare troppo i propri abbonamenti e magari godere di qualche offerta legata alla fedeltà.

Chiudono la nostra rassegna Deezer, che punta anche sui podcast; Qobuz, utilizzabile senza sottoscrivere un abbonamento; e YouTube Music che, con poca sorpresa, punta molto sulle clip musicali senza però convincere sul fronte qualitativo.

Conclusioni

Insomma, la commistione tra tradizione e innovazione è totale. E gli sviluppi in questo senso potrebbero essere uno dei temi più caldi del prossimo futuro in ambiente Hi-Fi. Basti pensare al ritorno di fiamma del vinile classico e ai nuovi giradischi, sempre più spesso dotati di connessione Wi-Fi e gestibili da smartphone. Periferiche che supportano nativamente i servizi di streaming musicale sono, invece, già il presente. La musica liquida Hi-Fi sta convincendo sempre più gli audiofili e assumerà sempre più importanza anche presso questo tipo di pubblico, tradizionalmente scettico e diffidente. Stiamo progettando i nostri cavi USB per arrivare preparati al futuro. Intanto, dai un’occhiata al nostro catalogo e iscriviti alla nostra newsletter: ti informeremo non appena saranno disponibili.

Misura Lunghezza

La lunghezza dei cavi Hi-Fi di potenza

Quale deve essere la lunghezza dei cavi Hi-Fi di potenza? Banalmente: quella che serve. Prima di effettuare un acquisto in questo senso, dunque, misurate tramite una corda o un filo quale è la vostra reale necessità in termini di lunghezza del cavo speaker. Grazie al fatto di produrre i nostri cavi a mano e in Italia, possiamo seguire le vostre indicazioni al centimetro. Nel caso ne acquistiate uno troppo lungo, questo risulterebbe antiestetico e, ancor peggio, finirebbe con l’arrotolarsi; nel caso, invece, fosse troppo corto… ce ne sarebbe da comprare un altro. Oppure dovreste cambiare il posizionamento delle vostre elettroniche, magari ottimizzato nel corso di innumerevoli test. Ci sono alcune indicazioni da seguire e alcune cose da sapere prima di prendere qualsiasi decisione.

I cavi di potenza nell'impianto Hi-Fi

La premessa a qualsiasi discorso a proposito della lunghezza dei cavi di potenza in Hi-Fi è che spesso non si tratta solo di valori estetici o pertinenti al singolo cavo. Ogni impianto è composto da una serie di elementi, più o meno numerosi, che sono chiamati a fare gioco di squadra. Da una parte ci sono le elettroniche, che emettono campi magnetici, rumore e vibrazioni, dall’altra ci sono i cavi, portatori di disturbi nel caso in cui non siano ben schermati. Il più delle volte elettroniche e cavi si trovano, inoltre, in spazi piuttosto contenuti.

dedalus speaker cavo potenza hi-fi

Questa sinergia porta sì al suono che nutre la nostra passione per la musica e per l’alta fedeltà, ma allo stesso tempo presenta controindicazioni da monitorare: le interferenze. Un cavo di qualità ben schermato, come quelli Ricable, non si limita a bloccare le interferenze provenienti dall’esterno, ma fa lo stesso con quelle che provengono dall’interno. Così da non influenzare “i compagni di squadra” negativamente. Qualche audiofilo sostiene che i benefici di non avere le elettroniche troppo vicine ai diffusori saranno sempre superiori agli svantaggi di avere cavi di potenza molto lunghi, ad esempio. Detto questo, quando si pianifica l’assetto del proprio impianto Hi-Fi, è bene tenere presente che il passaggio dei cavi di potenza non sia parallelo ad altri, soprattutto a quelli di alimentazione. Se proprio dovessimo incrociarli, sarebbe il caso di farli passare perpendicolarmente. Avere un cavo su misura, in questo senso, può facilitarci non poco la vita.

Ma veniamo al dunque. Maggiore è la lunghezza, maggiore è la resistenza. Partendo da questo insindacabile presupposto di elettronica, deduciamo che più un cavo è corto, meglio è. Sempre. Questo è quello che non è soggetto a obiezioni in un contesto accademico. Venendo però al mondo reale, possiamo stimare che prima che la lunghezza di un cavo peggiori (in maniera sensibile all’orecchio umano) il suono, dobbiamo raggiungere la lunghezza di 15 m. Spesso, dunque, non ci sono problemi. Va detto che in questo caso entra in gioco però anche la qualità dell’impianto complessivo. Un impianto Hi-Fi di altissimo livello, estremamente rivelatore, potrebbe essere influenzato dalla lunghezza del cavo anche a distanze inferiori; un impianto entry level, invece, avrà il “vantaggio” – molto tra virgolette – di essere meno soggetto a questo tipo di variazioni.

Invictus Speaker cavo potenza Hi-Fi

Lunghezza diversa dei cavi Hi-Fi di potenza

Il discorso relativo alla lunghezza dei cavi Hi-Fi applicato ai cavi di potenza è interessante per un altro motivo. I cavi speaker hanno la particolarità di partire, salvo bi-amping, dallo stesso apparecchio, e poi terminare a metri di distanza, quando i cavi speaker vengono collegati ai rispettivi diffusori. Di solito, ed è la soluzione migliore, la lunghezza dei cavi che vanno ai due diffusori, è identica. Capita però che alcuni audiofili, per esigenze relative all’ambiente d’ascolto, si trovino a dovere disporre i propri diffusori in maniera asimmetrica.

Da svariati test è emerso come, in realtà, una differenza massima del 40% tra un cavo di potenza e l’altro non comporti, in realtà, differenze tangibili per il nostro udito. Un cavo di 10 m e uno di 7 m vanno bene, ad esempio; così come uno di 6 m e l’altro di 4 m. Andando oltre questa differenza di lunghezza, i diffusori cominciano a suonare differentemente in maniera evidente. Bisogna però tornare al discorso di prima: maggiormente il vostro impianto Hi-Fi è rivelatore, più presenterà questo problema in maniera tangibile anche con una differenza ridotta rispetto al 40% di cui si è parlato prima.

Un’eccezione in questo senso è rappresentata da alcuni amplificatori che usano il cavo degli altoparlanti come parte del circuito; in questo caso, le lunghezze dei cavi dovrebbero essere uguali sempre e comunque. In definitiva, nel caso voleste usare cavi dalle lunghezze diverse, sarebbe sempre meglio chiedere un parere aggiuntivo al produttore delle elettroniche. Un’ultima considerazione va fatta quando si parla di Home Cinema. I diffusori acustici pensati per questo scopo sono meno soggetti a presentare differenze di suono quando i cavi di potenza presentano due lunghezze differenti.

Conclusioni

Venendo alle conclusioni. Più il cavo è lungo, più la qualità dello stesso conta. In particolare è bene considerare che più aumenta la lunghezza del cavo Hi-Fi, più sarà da tenere in considerazione la sezione del cavo stesso, che assumerà via via sempre più importanza nel non deteriorare il suono. Ricable si contraddistingue per una produzione di natura artigianale; poiché realizziamo a mano i nostri cavi Hi-Fi, possiamo costruirli esattamente della lunghezza che vi aspettate. Dovete solo compilare il form sottostante.

ambiente d'ascolto hi-fi

L’importanza dell’ambiente d’ascolto in Hi-Fi

I fattori che contraddistinguono le prestazioni di un impianto Hi-Fi sono innumerevoli. Quelli a cui pensiamo per primi sono costituiti da elettroniche e cavi. Che a loro volta si dividono in svariate tipologie: amplificatori, diffusori, sorgenti e tanto altro nel primo caso; cavi di alimentazione, di potenza, di segnale e così via nel secondo. A ciò si aggiungono le variabili produttore, modello, usura e, davvero, chi più ne ha, più ne metta. Per la gioia degli audiofili, c’è da sbizzarrirsi in quanto a test e prove da effettuare. Un elemento, però, è spesso dimenticato, forse volutamente, visto che è quello su cui è più difficile intervenire. Parliamo dell’ambiente d’ascolto in Hi-Fi, ambiente della cui importanza gli antichi greci si accorsero subito; basti pensare all’Antico teatro di Epidauro, che vanta un’acustica perfetta e impressionante ancora oggi. Ecco allora quattro consigli generali per migliorare il vostro.

Il triangolo d'ascolto Hi-Fi

Si tratta del consiglio capace di mettere d’accordo più o meno tutti. Il triangolo d’ascolto è quello che dovrebbe formarsi avendo come punti di un triangolo equilatero i due diffusori acustici e la testa dell’ascoltatore. La simmetria deve essere totale, così come è importante che l’altezza a cui sono poste le casse, in particolare il tweeter, sia la medesima dell’ascoltatore. Qualche audiofilo, tuttavia, preferisce un’impostazione che sia avvicina alla forma di un triangolo isoscele; come abbiamo scritto nella premessa, le variabili sono tantissime, dunque quello che possiamo consigliare è effettuare test in lungo e in largo, per capire quale sia la formazione migliore in base al vostro ambiente d’ascolto Hi-Fi e al vostro gusto. In ogni caso, la forma preferibile della stanza d’ascolto è senza dubbio quella rettangolare, sia optiate per il triangolo isoscele che per quello equilatero, visto che alle vostre spalle, così come alle spalle dei diffusori, è consigliabile preservare una certa distanza.

L'arredamento per le alte e basse frequenze

L’assorbimento delle onde sonore è ciò su cui dobbiamo intervenire se riscontriamo delle alte frequenze troppo taglienti nel nostro impianto Hi-Fi. Fortunatamente, si tratta di un’operazione che possiamo effettuare con oggetti presenti nella vita di tutti i giorni. Tendaggi, scaffalature con libri e quadri vanno tutti bene al nostro scopo, a patto che siano privi di qualsiasi piano riflettente in vetro. Potete pensare di acquistare pannelli fonoassorbenti, ormai presenti in tanti negozi specializzati, ma è possibile ottenere discreti risultati anche con gli strumenti citati in precedenza, avendo riscontri senza mettere mano al portafoglio. Con l’eccedenza di bassi, la soluzione del problema si fa un po’ più complicata.

ambiente d'ascolto hi-fi

Qualora sentiate troppo pronunciate le basse frequenze, o notiate veri e propri rimbombi, dovreste provare  a spostare l’arredamento o almeno intervenire con dei tappeti. Ne esistono di specifici per questo scopo, reperibili sempre nei negozi specializzati. Nel caso la spesa vi sembri ingente, potete sempre declinare sui tappeti che avete in casa, dando una preferenza a quelli spessi e a pelo lungo. L’arredamento, infine, può essere un alleato nello smussamento degli angoli del locale. Se possibile, posizionate un mobile a 45° o una libreria posta di traverso, o almeno una pianta, per ridurre riflessi troppo pronunciati.

I materiali dell'ambiente d'ascolto

I materiali che ci circondano contribuiscono in maniera determinante alla resa sonora dell’impianto nell’ambiente d’ascolto Hi-Fi. Purtroppo, però, nel caso dovessimo riscontrare problemi a causa di questi, spesso bisognerà spendere cifre non indifferenti. Parliamo, ad esempio, dei muri. Più sono spessi e solidi e meglio è, sia per l’impatto delle basse frequenze che per ottenere un buon isolamento. Se la vostra è una parete di cartongesso, le vibrazioni saranno molto elevate e il suono sarà sostanzialmente compromesso. Stesso problema di vibrazione anche per porte e finestre; è meglio evitare che queste siano vicine agli angoli della stanza e che siano coperte con tende, soprattutto le seconde.

La parete a cui fare più attenzione è quella dietro ai diffusori. Un buon trattamento acustico di questa parte della stanza assicura risultati eccellenti. In generale è bene rispettare la simmetria dell’arredamento, compresa quella di qualche eventuale (e consigliato) quadro sulle pareti laterali rispetto al punto d’ascolto. Pensiamo ora, invece, ai pavimenti, per cui il materiale migliore è il legno. I peggiori sono invece quelli in marmo (troppo riflettenti) o quelli in moquette (molto assorbenti). Per fortuna, in questo caso non dovremo improvvisarci provetti carpentieri, ma basterà molto meno. Nei casi di pavimenti in mattonelle o in marmo, infatti, un tappeto spesso tra diffusori e punto d’ascolto ridurrà sensibilmente i problemi. In generale, vanno evitate il più possibili le superfici riflettenti.

ambiente d'ascolto hi-fi

Sfruttare le pareti

Pensiamo alle pareti soprattutto come a un problema da risolvere. Questo è parzialmente vero. La maggior parte delle casse acustiche è stata progettata per godere di un certo spazio tra queste e le pareti, affinché il suono possa provenire direttamente da lì piuttosto che, per riflesso, dai muri della stanza in cui ci troviamo. Dunque tenere un certo spazio tra pareti e diffusori è sempre e comunque una condizione imprescindibile per una buona resa acustica del nostro impianto Hi-Fi.

Allo stesso tempo, quando il livello delle elettroniche sale fino a diventare almeno buono, entra in gioco la tridimensionalità della scena e dell’immagine sonora. L’immagine sonora è l’illusione di avere davanti a sé un palcoscenico a tutti gli effetti, che dunque ha una sua larghezza, una sua altezza e una sua profondità. Uno sfruttamento “positivo” delle pareti può dare ottimi risultati nel miglioramento di queste caratteristiche. Riprendendo il discorso sulle tende, ci sono almeno due posizioni che migliorano l’immagine: la prima è sulle pareti laterali, a metà tra diffusori e punto d’ascolto; la seconda è immediatamente dietro al punto d’ascolto, invece, alle nostre spalle. Facciamo presente che esistono anche pannelli ad hoc concepiti proprio per questo scopo.

Considerazioni finali

A tutte queste considerazioni, ne vanno aggiunte alcune finali. La prima è che più l’impianto è di livello elevato, maggiore sarà la sensibilità a qualsiasi modifica effettuata. Per contro, se avete un impianto Hi-Fi poco prestante, difficilmente potrete fare miracoli, pur prendendo tutti gli accorgimenti possibili. Va comunque detto che un buon impianto, messo nella posizione di dare il meglio di sé, saprà regalare soddisfazioni a chi lo ascolta; allo stesso tempo un sistema Hi-Fi strepitoso posto in una stanza pessima sotto il profilo acustico sarà estremamente deludente da ascoltare.

La seconda considerazione che vogliamo fare è che, in questa occasione forse anche più che in altre, lunghi test da effettuare sono il punto di partenza fondamentale per capire come muoversi. Dunque mettete in condizione il cervello di concentrarsi esclusivamente sul suono. Non date nulla per scontato (aprendo o chiudendo le porte della vostra stanza) e provate a effettuare sessioni di ascolto con le stesse impostazioni frammentate nell’arco di un periodo piuttosto lungo, evitando “l’attacca e stacca”. Non dimenticatevi infine dell’importanza dell’ambiente d’ascolto Hi-Fi non solo dal punto di vista sonoro, ma anche da quello dell’impatto emozionale.

Prima di lasciarvi all’esplorazione del nostro catalogo, vogliamo confidarvi una chicca. Qualcuno sostiene che gli occhiali migliorino l’ascolto, in quanto, riflettendo il segnale, fanno in modo che una parte di questo proveniente dal diffusore di destra non raggiunga l’orecchio sinistro, e viceversa. A giovarne sarebbe l’ampiezza laterale dell’immagine. Sarà vero? Noi pensiamo di no, ma tentare non costa nulla…

banane forcelle cavo spellato

Banane, forcelle o cavo spellato in Hi-Fi?

Meglio terminare con banane, forcelle o lasciando il cavo spellato? È questa una delle domande che i clienti ci fanno più frequentemente. Ogni soluzione ha i suoi vantaggi e i suoi svantaggi, che vi racconteremo in questo nuovo articolo del nostro blog. Una premessa doverosa, però: il nostro discorso ha un senso nel momento in cui le connessioni siano applicate ad apparecchi di elevata qualità e considerando un alto livello dei materiali impiegati. Ad esempio, una banana in puro rame sarà meglio di una in ottone. Facciamo allora il punto su quale sia la soluzione migliore tra banane, forcelle e cavo spellato.

Il cavo di potenza Hi-Fi terminato con le banane

La connessione a banana è senza dubbio la più diffusa, perché garantisce la maggior praticità e un’ottima protezione dall’ossidazione del conduttore. Ci sono in commercio vari tipi di banana, le più comuni sono quelle con le molle sul perno. Questo tipo di banana è la meno performante per via della componente a molla che pregiudica la stabilità e l’intensità della forza applicata nel contatto (vedi foto).

Altro tipo di banana molto diffusa (la usiamo in tutte le serie, tranne quella Invictus) è la banana BFA, caratterizzata da un contatto centrale che si restringe. Per questo è dura da inserire ed è giusto che sia così, perché vuol dire che ha una miglior tenuta. I vantaggi di questa banana rispetto a quella a molla sono:

  1. Maggior tenuta nel tempo.
  2. Maggior superficie di contatto.
  3. Se si allenta il sistema a molla BFA, si può ripristinare allargandolo leggermente.
banane a molla

Il problema di questa banana è che la lamina che forma il polo d’inserimento (dove c’è quella parte ondulata) è più fragile delle altre e si potrebbe piegare sotto sforzo. Per questo nella serie Magnus e Dedalus abbiamo progettato banane BFA con un perno centrale che garantisce questo tipo di tenuta. Anche perché queste banane sono in rame e tellurio, che è più morbido dell’ottone e quindi tende a piegarsi. Le uniche banane BFA standard sono quelle del Primus, una serie per la quale, però, abbiamo previsto una lamina maggiorata per evitare piegamenti.

L’ultimo tipo di banane, più diffuso, è quello a espansione, che tramite un sistema a perno permette una tenuta costante e precisa (serie Invictus). Ci sono altri tipi di banane meno diffusi, ma quelle maggiormente usate sono queste tre.

Banane

Praticità Utilizzo
Tenuta Meccanica
Conducibilità Segnale
Protezione Ossidazione

Il cavo di potenza Hi-Fi con forcelle

ponticelli hifi come collegarli

La terminazione con forcelle di un cavo Speaker Hi-Fi risulta forse essere il miglior compromesso possibile tra praticità e prestazione. Nonostante ciò, la forcella è molto meno richiesta e utilizzata per la terminazione dei cavi di potenza. Ricable realizza comunque realizza tutti i cavi con le banane, con la possibilità di averli terminati, da un lato o da entrambi i lati, con le forcelle, senza variazioni di prezzo.

Mentre la banana è universale per ogni morsetto, in quanto il foro è universale, per la forcella la compatibilità dipende molto dalla dimensione del perno del morsetto.

Ricable (ma quasi tutte le forcelle in commercio sono così) usa forcelle a doppio sbalzo, che si adattano alla stragrande maggioranza dei perni. La maggior performance è garantita da una superficie di contatto e da uno spessore maggiori (nelle forcelle buone) del corpo del connettore. La tenuta meccanica è praticamente identica a quella della banana, soprattutto con i morsetti moderni di casse e amplificatori, che hanno una parte zigrinata capace di prevenire lo smollarsi.

Questa soluzione è meno comoda del “mettere e togliere”, perché ogni volta bisogna smollare il morsetto come nel cavo spellato. Tuttavia l’inserimento della forcella è più agevole del cavo spellato e soprattutto non dipende dal rapporto tra conduttore e dimensione del foro. A volte capita infatti di avere fori piccoli per il cavo spellato o conduttori grandi. Un altro svantaggio della forcella è che molti amplificatori multicanale non la accettano, mentre accettano sempre banana e cavo spellato. Un vantaggio della forcella rispetto alla banana, invece, è che serve meno spazio dietro al contatto, perché il cavo va subito parallelo all’apparecchio, mentre con la banana serve un po’ di spazio dietro per il connettore e per il cavo in partenza.

Forcelle

Praticità Utilizzo
Tenuta Meccanica
Conducibilità Segnale
Protezione Ossidazione
ricable custom

Il cavo di potenza Hi-Fi spellato

A livello di performance il cavo spellato è la soluzione migliore, perché ogni elemento che si aggiunge nella trasmissione di un segnale, tende a peggiorare quest’ultimo. Allora perché si usano i connettori a banana e forcella, soprattutto nei cavi di maggior pregio? Per una semplice motivazione, perché i conduttori in rame, e più sono di purezza elevata e più questa condizione si verifica, tendono a ossidarsi in brevissimo tempo e questo peggiora drasticamente le performance della conduzione, togliendo tutto il vantaggio di non avere il connettore.

Si può tamponare questa situazione stagnando la parte spellata, per tamponare un po’ l’ossidazione, ma non sarà mai come la placcatura di un connettore. Inoltre si vanificano tutti i benefici della connessione con cavo spellato.

Di solito si usano cavi spellati in connessioni di valore moderato, soprattutto nell’Home Cinema, perché l’ossidazione che avanza incide meno in termini di qualità su sistemi Hi-End.

Attenzione: piuttosto che usare connettori di scarsa qualità, molto meglio il cavo spellato, magari stagnato. I connettori di qualità, nel computo vantaggi/svantaggi rispetto al cavo spellato, sono comunque sempre meglio. Diciamo che il cavo spellato è a livello accademico la miglior connessione, ma solo nel breve periodo, quindi non lo si consiglia per connessioni di alto livello. I valori del grafico sotto riportati si riferiscono al medio e lungo termine. Altro svantaggio è la praticità di utilizzo, perché è necessario ricordarsi di stringere di tanto in tanto i morsetti e perché, se si devono scollegare, prima di collegarli nuovamente è buona cosa tagliare una parte del cavo e spellarne una nuova, fino a quando se ne trova una non ossidata.

Cavo Spellato

Praticità Utilizzo
Tenuta Meccanica
Conducibilità Segnale
Protezione Ossidazione

Banane, forcelle o cavo spellato? Tutte queste considerazioni cadono nel momento in cui si utilizzino banane o forcelle di scarsa qualità; in questo caso la qualità del suono sarebbe inevitabilmente, al punto tale da consigliarvi senza se e senza ma l’utilizzo del cavo spellato. Ricable, oltre a offrire la lunghezza personalizzata, dà la possibilità ai propri clienti di scegliere anche la terminazione, se con le banane o le forcelle. Basta che ce lo segnaliate in una nota quando completate l’acquisto. Per coloro che volessero fare utilizzo di un cavo spellato, non possiamo che rimandare alla nostra divisione Custom, pensata per gli autocostruttori.

cassa acustica

Monowiring, bi-wiring o bi-amping in Hi-Fi. Cosa sono?

Che cosa sono bi-wiring e bi-amping? Il bi-wiring è uno dei mezzi per collegare un diffusore a un amplificatore audio. Di solito, un singolo cavo passa dall’uscita dell’amplificatore ai terminali dell’alloggiamento dei diffusori (questa connessione si chiama monowiring, comunque meritevole di accorgimenti). In occasione del bi-wiring, invece, ciascun altoparlante ha due paia di connettori e due cavi sono portati dall’output dell’amplificatore al cabinet dello speaker. Uno corrisponde alle alte frequenze, uno alle basse (attraverso due crossover separati).

Bi-wiring versus monowiring

Il bi-wiring è un collegamento con un doppio cavo di potenza tra l’amplificatore e i diffusori acustici. Con un solo cavo bipolare, tutte le frequenze audio transitano nello stesso e il crossover del diffusore provvede al taglio e all’invio agli altoparlanti. Molte casse vengono costruite con un crossover che permette di accettare in modo separato le basse frequenze (Low) e le alte frequenze (High). In questo cavo il diffusore avrà quattro morsetti al al posto di due (LOW+/LOW- e HIGH+/HIGH-).

bi wiring

Nel caso di un diffusore con connessioni doppie che venga collegato con cavo singolo, ci sarà un ponticello fatto con una lamella metallica che unisce il LOW+ con il LOW- e l’HIGH+ con l’HIGH-. Dunque per utilizzare il collegamento bi-wiring bisogna togliere tale ponticello, in modo che si creino due ingressi indipendenti. Uno va al woofer (LF: Low Frequency) e l’altro al midrange + tweeter (HF: High Frequency). Se invece si utilizza il collegamento classico con unico cavo, il ponticello, va lasciato in modo che il segnale vada a entrambi i morsetti.

Uno dei vantaggi di utilizzare un doppio cavo è che dovrebbe ridurre l’interferenza magnetica. Un altro sta nell’ottenere una sezione complessiva maggiore di quella che si otterrebbe con un cavo singolo e anche nel fatto che, in questo modo, l’assorbimento di corrente provocato dal woofer non influisce sul segnale, di entità minore, che va alle vie alte. Tuttavia un’analisi tecnica suggerisce che, sebbene adottare una soluzione bi-cablata possa offrire differenze, queste sono così sottili da non rappresentare qualcosa di tangibile.

Alcuni audiofili hanno riscontrato però una differenza significativa per quanto riguarda la riduzione della durezza degli acuti e il miglioramento del controllo dei bassi. I detrattori del bi-wiring sostengono però che, a livello elettronico, non cambi nulla. Con un gioco di parole, si riferiscono a questa pratica con il termine di “buy-wiring” (“compra-cavi”), sostenendo che sia tutto solamente un’invenzione del marketing per vendere più cavi speaker.

bi amping

Bi-wiring versus bi-amping

Ricable sostiene da sempre che il bi-amping (“bi-amplificazione”) sia sicuramente efficace, mentre per quanto riguarda il bi-wiring è necessaria qualche cautela in più, perché tutto dipende dal progetto che sta alla base dell’amplificatore. Se questo è stato sviluppato e ottimizzato per il bi-wiring, ha senso impiegarlo, altrimenti è meglio risparmiare spazio e soldi su doppi cavi speaker e piuttosto acquistarne uno solo, ma di livello superiore.

Cosa cambia tra bi-wiring e bi-amping? La differenza sostanziale, come si intuisce, è che il bi-amping è realizzato con due amplificatori, fattore che dà tutt’altro senso a questo tipo di connessione. Giusto per fare un accenno, la bi-amplificazione può essere di tipo verticale oppure orizzontale. La prima prevede di impiegare due amplificatori identici e di usarne uno per amplificare ogni cassa singolarmente; il secondo prevede di impiegare un amplificatore per le basse frequenze e un altro (uguale o diverso) per le alte frequenze.

È la soluzione migliore ma anche la più costosa, da adottarsi per impianti di altissimo livello. Nella bi-amplificazione si parte dal concetto che ogni amplificatore agisca su una specifica gamma di frequenze per pilotare direttamente l’altoparlante preposto alla riproduzione di quella specifica gamma. In questo modo si evitano al massimo fenomeni di intermodulazione e altri effetti indesiderati; ad esempio, l’ampli che tratta la frequenze più alte non deve lavorare anche con quelle basse, con benefici per l’alimentatore e la resa.

Cavi per il bi-wiring. Servono?

Esistono in commercio cavi di potenza appositamente pensati per il bi-wiring, cioè con due connettori lato amplificatore e quattro connettori lato cassa acustica. Secondo la filosofia Ricable, dopo alcune prove tecniche, questo tipo di cavo non sortisce alcun effetto rispetto all’impiego di un cavo standard con l’aggiunta di validi ponticelli (non lasciate le piattine metalliche dei produttori). A livello tecnico, non c’è motivo per preferirli a un assetto che preveda un cavo in monowiring collegato all’altra coppia di morsetti tramite ponticelli dello stesso conduttore. Se non il fatto trascurabile che, con i ponticelli, si allunga di una decina di centimetri la lunghezza del cavo.

Sia in un caso che nell’altro, il cavo in sé non è un crossover attivo e non ha gli strumenti per scindere le alte frequenze dalle basse, dunque l’unico effetto apportato dai cavi per il bi-wiring è una complicazione fine a sé stessa nel collegamento che va dall’amplificatore ai diffusori, spesso con un peggioramento della qualità di trasmissione del segnale.

In conclusione, noi consigliamo sempre di semplificare e, nel caso abbiate un solo amplificatore con diffusori predisposti al bi-wiring, di acquistare un cavo standard con i relativi ponticelli. Spenderete meno e avrete un risultato identico, se non migliore.

interferenze oro su sfondo nero

Come scovare ed eliminare interferenze nel proprio impianto Hi-Fi

Uno dei problemi più fastidiosi per chi possiede un impianto Hi-Fi consiste nelle interferenze che rovinano il suono emesso. Queste possono tradursi in ronzii o fruscii durante la riproduzione del brano che stiamo ascoltando o del film che stiamo vedendo. Niente di più seccante, per un appassionato. Dunque, come eliminare le interferenze nel proprio impianto Hi-Fi? Bisogna innanzitutto premettere che ci sono accorgimenti che ci permettono di individuare in una maniera più veloce di altri il problema, senza però eliminarlo. Per quello, bisognerà prendere provvedimenti un po’ più drastici di quelli che stiamo per elencare.

Che cosa fare e in che modo indagare sulle interferenze?

detective che indaga con lente d'ingrandimento

La prima cosa da fare è ridurre il proprio sistema al minimo indispensabile. La maggior parte degli impianti Hi-Fi sono formati da sorgente, amplificatore e diffusori, ma in quanto a componentistica un appassionato può sbizzarrirsi finché vuole tra condizionatori di rete, preamplificatori, doppie amplificazioni e tanto altro ancora. Ce n’è davvero per tutti i gusti e l’assetto di un impianto è dato esclusivamente dalla volontà di chi lo possiede. Per capire più agilmente dove risieda il problema, tuttavia, sarà il caso di ridurre il nostro impianto alla formazione inizialmente descritta. Parola d’ordine: semplificare.

Fatto questo, bisogna isolare il problema e intuire dove risieda. Risulta obbligatorio eseguire un intervento alla volta e, allo stesso tempo, prendere nota delle migliorie o dei peggioramenti di ogni singolo step. Nel momento in cui dovessimo intervenire su più sezioni contemporaneamente, non avremmo altrimenti alcun fondamento solido sopra cui appoggiarci.

La carta stagnola per scovare le interferenze

Un mezzo per capire dove intervenire, alla portata di tutti e immediato, costituisce nell’avvolgere, con carta stagnola e uno alla volta, i cavi che collegano la componentistica dell’impianto (sorgente, amplificatore e diffusori, dunque, stando a quanto abbiamo scritto sopra). Un foglio di alluminio, nonostante sia a dir poco essenziale, è pur sempre una schermatura, dunque in grado di proteggere il segnale dalle interferenze che stiamo cercando. Non annullerà il problema, sia chiaro. Per questo servono sì schermature, ma di livello ben diverso sia per quanto riguarda i materiali che per la geometria con cui sono costruite. Tuttavia ci aiuterà a comprendere dove questo risieda. Chi ben comincia, è già a metà dell’opera.

carta stagnola con riflesso oro

Avvolgeremo allora prima il cavo di segnale (più soggetto degli altri a interferenze) nella stagnola, e dopo questa operazione potranno accadere due fatti:

  1. Non cambia nulla.
  2. C’è una variazione nell’interferenza audio (potrebbe essere anche peggiorativa).

Se si manifesta la prima ipotesi, andremo avanti isolando un altro cavo, lasciando in essere il primo intervento, fino a quando non si manifesterà un cambiamento della situazione. La cosa importante è sempre fare una sola variazione per volta.

È importante segnarsi ogni variazione in questa fase di test e, dopo avere effettuato una rapida analisi delle informazioni che abbiamo a disposizione, cominceremo ad avere un quadro un po’ più definito delle interferenze presenti nel nostro impianto.

Ricable contro ogni interferenza nel tuo impianto Hi-Fi

Siamo consapevoli che le interferenze sono ostiche da scovare, ed è proprio per questo che ci mettiamo a disposizione del cliente per aiutarlo in questa analisi, al fine di scovare il colpevole del difetto d’ascolto. Se l’interferenza dipende dal cablaggio, siamo anche in grado di fornire il supporto migliore per eliminare la causa del problema e migliorare sensibilmente l’esperienza d’ascolto. Sicuramente con un cavo di ottima fattura, con una schermatura più prestante si possono risolvere tutti i problemi di interferenza derivanti dalle connessioni. È qui che entra in gioco Ricable, con la sua esperienza sul come eliminare le interferenze in qualsiasi impianto Hi-Fi e con la sua ampia gamma di cavi schermati con tecnologie sia tradizionali che innovative e anticonvenzionali. Perché non vedi se trovi la soluzione ai tuoi problemi dando un’occhiata ai prodotti oppure chiedendo direttamente aiuto al nostro team di esperti? Basta cliccare qui sotto!

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Ricable Custom, il nuovo sito per l’autocostruzione e l’installazione di cavi Hi-Fi

A qualsiasi appassionato di Hi-Fi sarà capitato, almeno una volta, di desiderare un impianto che si adatti perfettamente alla propria abitazione. Uno dei modi per soddisfare questa necessità è quella di creare da soli cavi “su misura” con l’autocostruzione e l’installazione di cavi Hi-Fi. A questo scopo nasce Ricable Custom, che offre la possibilità di acquistare cavi di altissima qualità, di derivazione dai migliori cavi Ricable, e di ultimarli come si preferisce, per una personalizzazione totale sia a livello di lunghezza che di connettore del cavo, in base a gusti e necessità. Alla base di questo, però, c’è sempre il fattore qualità, che si muove sulle coordinate di un equilibrio perfetto dato dall’incrociarsi di performance, estetica e prezzo.

Molti degli storici vantaggi presenti sul sito Ricable sono disponibili anche nella sua divisione Custom. Basti pensare alla garanzia a vita, completamente automatica per chi acquista dal sito e attivabile in maniera semplice da parte di chi compra altrove. Immancabile è anche il supporto diretto a partire dalla chat in basso a sinistra del tuo schermo. Puoi scriverci quando vuoi in merito a tutti i dubbi che hai. Risponderemo il prima possibile. Per chi acquista da Ricable Custom è anche prevista l’opzione “soddisfatti o rimborsati”, che permette di effettuare il reso gratuito con le spese di spedizione interamente a carico nostro. Quelli che seguono sono gli ambiti e le aree che Ricable Custom ricopre.

Cavi Hi-Fi da te: l'autocostruzione domestica

Se siete degli autocostruttori e ambite a realizzare cavi per Hi-Fi o per l’home cinema con elevate performance, Ricable Custom è il supporto migliore per le vostre creazioni. Sul sito potete infatti trovare cavi al metro di tutti i tipi (speaker, di alimentazione, di segnale, coassiale, HDMI), connettori, spikes, calze per cavo e tanti altri accessori. Possibilità infinite sia a livello estetico che di progettazione di utilizzo per cavi capaci di adattarsi alla perfezione alle vostre esigenze e di sprigionare prestazioni di alto livello a prezzo contenuto. Oltre a ciò, su Ricable Custom godrete di garanzie concepite specificatamente per voi.

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Le installazioni Hi-Fi nel privato

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Se sei un installatore di impianti Hi-Fi e home cinema e devi cablare con qualità e affidabilità, Ricable Custom offre un prodotto performante a un prezzo imbattibile. Gli elementi dell’impianto devono avere una predisposizione precisa per non perdere nulla in termini di qualità. Perciò sarà necessario fare affidamento cavi che possano avere un accesso facilitato nelle canaline e che siano performanti anche quando si parla di distanze piuttosto ampie. In ambiente domestico è inoltre importante prestare attenzione alle interferenze prodotti da elettrodomestici o altri dispositivi; per questo è fondamentale montare cavi in possesso di una buona schermatura.

Le installazioni Hi-Fi per eventi

Se devi realizzare un impianto live, una sala conferenza, un impianto in filodiffusione, con Ricable Custom troverai supporti con performance uniche e durature. Proiettori di qualità, ledwall e sistemi di diffusione audio con casse, microfoni e mixer hanno bisogno di un trattamento specifico affinché l’evento in allestimento non sia un flop. Inoltre ambienti diversi richiedono un cablaggio diversificato, sia in termini di prestazioni che, soprattutto, di lunghezza. Grazie a Ricable Custom potrai realizzare, in totale autonomia, tutte le soluzioni che vorrai, per essere  sempre pronto in qualsiasi circostanza.

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L'autocostruzione e l'installazione cavi Hi-Fi nel car audio

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Sei un appassionato o un professionista di car audio? Ricable Custom ti offre una qualità da fuoriclasse per i tuoi impianti car Hi-Fi ad alte performance. Guidare, d’altra parte, è un piacere, tuttavia farlo ascoltando buona musica diffusa tramite un impianto che vada oltre, a livello di prestazioni, rispetto a quello di serie, è proprio un’altra cosa. Perché l’impianto sia messo a punto in maniera ottimale, però, servono cavi specifici capaci di adattarsi a un contesto piuttosto particolare come quello dell’automobile. Ricable Custom è la scelta giusta e ti permette di scegliere ciò che è meglio per te e per la tua vettura.

Insomma, a qualsiasi categoria tu appartenga tra quelle elencate, o se sei semplicemente curioso di conoscere il mondo dell’autocostruzione e dell’installazione di cavi Hi-Fi, sarebbe davvero un peccato se non facessi un salto su Ricable Custom. I processi produttivi dei prodotti Custom sono rigorosi e monitorati in ogni loro aspetto, per una qualità garantita e assoluta. Ti aspettiamo.