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Il signor Zanetti prova Invictus Speaker Reference

everest

Dopo un periodo di silenzio troppo lungo, tornano le peripezie del nostro cliente più esuberante: il signor Zanetti. Lo avevamo lasciato nel bel mezzo di un test tecnico e scientifico con protagonisti, chiaramente, i nostri prodotti, in particolare quelli della serie Dedalus e Invictus. Oggi ritorna sulle pagine digitali del nostro sito mettendo alla prova il nuovo Invictus Speaker Reference. Buona lettura!

La riconquista dell'Everest

Dunque, come tutte le storie, anche questa ha un inizio. È dall’inverno scorso che mr. Sergio rimuginava qualcosa: aveva visto un particolare polimero isolante. Questo ci disse durante una nostra visita, quando con il mio collega Alessandro passammo per curiosare qua e là tra le varie bobine di cavi disposti ordinatamente nel magazzino. Mr. Sergio ci rivelò che avrebbe voluto migliorare il suo cavo di potenza top (quello blu) implementandolo tra l’altro, proprio tra l’altro, con questo particolare polimero isolante. Altro non disse!

Passarono i mesi e verso novembre riandammo a trovare mr. Sergio. Notai nell’ambiente qualcosa di diverso: c’era più gente. Sì, siccome la qualità paga, il nostro imprenditore aveva dovuto assumere altre due persone, fatto notevolmente rilevante in questo periodo di crisi epocale. Aveva preparato un prototipo di questo nuovo cavo di potenza e l’aveva rifinito personalmente. A prima vista sembrava uguale al precedente; avrebbe voluto farlo ascoltare a qualcuno munito di un impianto di un certo livello. Ciò sentito, il mio collega Alessandro si impossessò immediatamente del prototipo affermando entusiasticamente che l’avrebbe provato lui.

Dopo pochi giorni, Alessandro comunicò a mr. Sergio che il cavo era eccezionalmente buono e superiore al precedente. Ho dovuto aspettare circa un mese prima che cominciasse la produzione; sembra che questo cavo non sia troppo facile da costruire. Ero curioso di provarlo poiché ultimamente ho ristrutturato il mio impianto. Attualmente posseggo un integrato nuovissimo Yamaha A-S3200 (25 kg di tecnologia top) e un lettore tuttofare Technics “Grand Class” SL-G700.

Del lettore Technics ho apprezzato l’impegno costruttivo: esso infatti adotta due convertitori multipli AK4497EQ (uno per canale) della giapponese Asahi Kasei. Sono convertitori che vengono impiegati anche in apparecchiature dal costo triplo e anche più!

Yamaha A-S3200 Zanetti

Predo dunque questo nuovo cavo e mi accingo all’ascolto. Prima però guardo cosa è indicato nelle caratteristiche. I dati sono leggermente migliorati: i fili interni sono aumentati da 970 a 1038, la capacità e la resistenza sono diminuite. Il diametro esterno è aumentato di 2 mm, la sezione conduttori (qui la cosa si fa più interessante) è aumentata di 0,5 mm. «Uhm», anche la schermatura esterna è migliorata. Ora è di rame 7N. «Ah!», c’è anche un doppio dielettrico. Vedremo. Guardando le nuove caratteristiche non sembrerebbe così diverso, ma Alessandro è rimasto vivamente impressionato.

Tiro fuori tutti i miei SACD di riferimento e metto da parte i miei file di “musica liquida”. Debbo prima dire che a causa di un irrefrenabile infatuazione audiofila ho comperato da mr. Sergio e quindi posseggo: tre cavi di alimentazione Invictus e due cavi di segnale bilanciati sempre Invictus, che sono serviti per effettuare la prova d’ascolto di questo Invictus Speaker Reference.

Bene, comincio con un “vecchio” SACD Telarc del 1999. Si intitola: Stir It Up, la musica è di Bob Marley ed è interpretata da una piccola band con Monty Alexander. Il ritmo è incalzante e continuo, la band non perde un colpo. Impossibile addormentarsi, il disco è godibilissimo. Il messaggio sonoro è pieno e potente ma c’è qualcosa che mi stupisce. Non ho mai sentito gli accordi di chitarra così chiaramente: quando entra il trombone di Steve Turre faccio un salto dalla poltrona! «Uhm», forse ho fame, sarà meglio che riprenda dopo.

Invictus Speaker Reference

Provo con un altro SACD: un Telarc del 2004. Il titolo è tremendamente impegnativo: The Best of Play Bach. Questo fenomeno (veramente!) di Jacques Loussier interpreta al pianoforte opere di J. S. Bach con basso e batteria. L’impossibile è riuscito! L’esecuzione è trascendentale nella Pastorale in Do Minore. Il basso è micidiale e mi prende allo stomaco, lasciandomi stupefatto! Qualcosa non quadra! Ora telefono ad Alessandro e vado a sentire a casa sua. Arrivo e dico: «Ma hai sentito che roba?». Alessandro non risponde, mette un disco nero sul giradischi che impropriamente si chiama “vinile”, ma dovrebbe chiamarsi “cloruro di polivinile”. Sorvoliamo. Il fonorivelatore (testina) è MC (moving coil), con sensibilità maggiore di un MM (moving magnet).

Egli alza il volume del suo McIntosh al massimo: «Incredibile! Dalle casse non esce alcun rumore! Ma che diavolo ha combinato il Sergio?». «Non lo so» mi risponde Alessandro e continua: «Qualche diavoleria l’ha combinata di sicuro». Torno a casa un po’ frastornato, riproviamo domani, per oggi basta!

Oggi voglio partire con pezzi da novanta. Scelgo un pezzo per pianoforte solo, in DSD256, la pianista è giapponese: Ikumi Ogasawara, il titolo del “disco” è Tears of Joy. Scelgo il brano Whale Lullaby (ninna nanna per la balena)*. Il brano è struggente, di una bellezza unica. La sorpresa è che non mi trovo in prima fila nell’immaginario teatro, ma sono al posto della pianista! Sono circondato e immerso nelle note! Sensazione mai provata.

Continuo con più pezzi per clavicembalo solo e virginale dal titolo: Parthenia, interprete Catalina Vicens. Io ho sentito qualche concerto di musica barocca, come si dice, dal vivo, ma qui siamo fuori da ogni schema! Sembra, scusate l’iperbole, che il dio Eolo soffi le note direttamente sul mio corpo. Roba da non credersi! Il cavo glielo compro di sicuro! Vado avanti comunque negli ascolti. Provo ancora un altro DSD256. Paganini: O mamma, mamma cara. La violinista che ora suona la viola mi impazzire con i suoi fraseggi spericolati! Anche qui la viola ti arriva sul naso.

Bene, ora cerco di pensare a quale artificio sarà ricorso mr. Sergio. Più d’uno sicuro. Il fatto inconfutabile è che questo cavo riduce secondo il mio orecchio il rumore elettronico di circa 20 dB. Un risultato notevole, forse più che notevole. Ritengo, sempre in base alla mia esperienza piuttosto lunga, che un cavo del genere, se venduto da case americane famosissime, non costerebbe meno di 7 o 8.000 EURUCCI europei. Meditate, gente, meditate!

Salutoni, L. R. Zanetti.

* La Ogasawara ha scritto questa musica per protesta contro la indiscriminata caccia alle balene perpetrata dai giapponesi.

Non ci resta che ringraziare, come al solito, il signor Zanetti per la prova di Invictus Speaker Reference e le sue testimonianze sempre così appassionate, colorate e divertenti da leggere. Se volete saperne ancora di più su Invictus Speaker Reference, non ci resta che rimandarvi alla pagina prodotto aggiornata, raggiungibile cliccando il bottone sottostante.

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